Lombardi (Spezia Bene Comune): “Bene approvazione dell’ordine del giorno che dice no al ceta

LA SPEZIA– “Sono molto soddisfatto dell’approvazione dell’ordine del giorno” dichiara Massimo Lombardi “anche Spezia si aggiunge alle tante altre città italiane che chiedono al nostro governo di non firmare questo accordo che tra le altre cose porterebbe ad un’indiscriminata liberalizzazione e deregolamentazione degli scambi con una vera e propria svendita del Made in Italy“. “Siamo orgogliosi” conclude Massimo Lombardi, “che La  Spezia si unisca a Roma, Bologna, Pisa e alle oltre 1900 città e regioni Italiane e alle altre migliaia in Europa che chiedono di fermare la ratifica del CETA. Una prova di democrazia importante in cui i territori si schierano insieme a associazioni, sindacati e cittadini per far prevalere i diritti, l’ambiente e la coesione sociale ai soliti, sterili interessi di pochi“.

Ordine del giorno

PREMESSO che

il CETA (acronimo inglese di Comprehensive Economic and Trade Agreement, ossia “Accordo economico e commerciale globale”) è un trattato di libero scambio tra Canada e Unione europea;

APPURATO che

i negoziati che hanno portato al CETA sono durati cinque anni, dal 2009 al 2014; gli Stati dell’UE e i membri del Parlamento europeo hanno ricevuto il 5 agosto 2014 il testo completo, che è stato quindi reso pubblico in un summit UE-Canada il 26 agosto successivo;

il Senato della Repubblica ha recentemente approvato il CETA: il provvedimento è passato in Commissione Affari Esteri;

l’accordo non include norme esigibili volte a tutelare e migliorare i diritti dei lavoratori, contiene un capitolo non condivisibile sulla protezione degli investimenti, nonché sui diritti particolari degli investitori di adire in giudizio gli Stati, nella liberalizzazione dei servizi, l’accordo persegue un approccio basato su una lista negativa e non protegge adeguatamente i servizi pubblici;

VISTO che

il 29 febbraio 2016 la Commissione europea e il Canada hanno annunciato di aver terminato la revisione legale della versione originale dell’accordo, che è stato quindi firmato a Bruxelles il 30 ottobre 2016, mentre per l’Unione europea il trattato è stato approvato dal Parlamento europeo il 15 febbraio 2017;

che il Canada non ha ratificato diverse convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, tra cui alcune delle Convenzioni fondamentali: la Convenzione sul diritto di organizzazione e contrattazione collettiva; la Convenzione sull’età minima per lavorare; la Convenzione in materia di sicurezza e salute dei lavoratori. In sostanza, si aggrava il dumping sociale, la concorrenza sulla pelle di lavoratori e lavoratrici;

PRESO ATTO che

il CETA include l’Investment Court System (Ics), un sistema di risoluzione delle controversie sugli investimenti che permette alle imprese di citare in giudizio gli Stati e l’Ue dinnanzi a un tribunale speciale extra-territoriale. In sintesi, la giurisdizione viene sottratta alle istituzioni previste dalle costituzioni democratiche e “privatizzata”, sradicata da qualunque relazione con la sovranità democratica;

l’accordo CETA con il Canada non solo legalizza la pirateria alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici, ma spalanca le porte all’invasione di grano duro trattato in preraccolta con il glifosate vietato in Italia e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero;

gli accordi di libero scambio debbono essere posti al servizio di obiettivi che tengano conto di compatibilità cruciali quali l’occupazione, i diritti umani, la coesione sociale e lo sviluppo sostenibile. Ciò ha come premessa una logica di trasparenza e un principio di reciprocità fra i contraenti che copra tutte le clausole vincolanti; a proposito del CETA sia gli obiettivi che i processi negoziali non rispondono a queste esigenze;

RILEVATO che

il CETA aumenta i rischi per la salute, come ha sottolineato, in una argomentata lettera a deputati e senatori, Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti, protagonista insieme a Cgil, Arci, Acli Terra, Federconsumatori, Legambiente, Slow Food International, Green Peace, Fair Watch, Movimento Consumatori e tanti altri di un largo movimento per il blocco del CETA. I rischi per la saluteaumentano a causa “ dell’applicazione del principio di equivalenza delle misure sanitarie e fito-sanitarie che consentirà ai prodotti canadesi di non sottostare ai controlli nei Paesi in cui vengono venduti. Ricordiamo che in Canada è impiegato un numero rilevante di sostanze attive vietate nella Ue ”;

RITENUTO che

il CETA colpisce il nostro Made in Italy agro-alimentare: all’Italia sono riconosciute appena 41 indicazioni geografiche, a fronte di 288 DOP e IGP registrate, con conseguente rinuncia alla tutela delle restanti 247, oltre al sostanziale occultamento delle informazioni sull’origine dei prodotti a vantaggio dell’Italian sounding, ossia il via libera all’uso di libere traduzioni dei nomi dei prodotti tricolori – un esempio è il Parmesan – e alla possibilità di usare le espressioni “ tipo, stile o imitazione ”;

il territorio spezzino è luogo di nascita, di produzione e di promulgazione di prodotti tipici che necessitano di salvaguardia e di tutela;

VALUTATO che

fermare il CETA è un atto di coerenza rilevante per chi vuole la difesa e l’attuazione della Costituzione italiana, per chi vuole affrontare il problema della  disuguaglianza e della sostenibilità sociale ed ambientale;

Il consiglio comunale impegna sindaco e la giunta

a contrastare, in ogni sede e luogo istituzionale, l’accelerazione della procedura diapprovazione così come la ratifica finale del trattato CETA, chiedendo l’apertura di un confronto ampio e partecipato sugli effetti dell’approvazione di tali trattati sul tessuto

economico-sociale, l’ambiente e i diritti nel nostro Paese;

a ribadire, nelle appropriate sedi istituzionali, il diritto degli enti locali di poter essere interpellate e coinvolte sulle questioni riguardanti gli impatti dell’approvazione dei trattati di libero scambio sui diritti del lavoro, sulla tutela dei territori da investimenti esteri insostenibili a livello ambientale e sociale, sulla tutela delle economie locali da competizione troppo spesso al ribasso.

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