CERNAIA, FINISCE UNA STORIA di Marcello Delfino

La Spezia –

La vicenda della Scalinata Cernaia e la sua ingloriosa conclusione, segna una generale sconfitta della città.

Sembra una frase retorica, un luogo comune. Credo, invece, che corrisponda davvero a qualcosa di estremamente negativo che ha ferito al cuore la città privata di un suo tesoro prezioso e che con la città ha visto sconfitti tutti i protagonisti di questa vicenda, anche quelli che credono di avere segnato un ennesimo punto a loro favore.

La città ha perso un angolo non solo suggestivo ed incantevole ma anche un pezzo della sua storia, lunga o corta, prestigiosa o meno che sia. Ha perso quello che è stato l’ambizioso obiettivo di inizio secolo di ampliarsi utilizzando anche zone “impervie”, segno evidente di una comunità in espansione, verso le sue colline arrampicandosi su di esse con scalinate che, grazie ad uno stile sobrio e rispettoso, non stravolgevano il contesto nel quale si allungavano ma, al contrario, lo valorizzavano avvicinando all’abitato quel tratto protettivo di natura.

Un po’ sorprendenti le affermazioni per le quali si assicura che i tratti più vicini alla città saranno un monumento, sorprendenti e preoccupanti perché un monumento lo sarebbero stati se si fossero mantenuti nella loro integrità.

In fondo era proprio questa la sfida: adeguare quella parte di città alle attuali esigenze di chi ha la fortuna di viverci senza snaturarne la magia frutto di un insieme di diversi componenti, dagli alberi secolari all’arenaria, alle ringhiere in “stile militare”, alle caditoie, agli scalini senza cemento.

Una sfida persa perché non si è stati capaci di raggiungere il risultato.

Persa da tutti, come dicevo. Dalla politica, prima di tutto, che nelle sue diverse espressioni ha dimostrato di non avere alcuna autorevolezza nei confronti dei tecnocrati di palazzo, dai comitati che con competenza ed impegno si sono profusi per un obiettivo non raggiunto, alle istituzioni preposte alla difesa del “bello” e dello “storico” che nella nostra città in diverse occasioni hanno dimostrato sensibilità diverse se non contrastanti in una interpretazione un po troppo personale del ruolo chiamate ad assolvere. Dallo stesso staff comunale dei lavori pubblici, da decenni gestito dalle stesse persone in barba allo spirito ed alla lettera di tutte le normative sulla trasparenza e l’anticorruzione, che non ha saputo coniugare gli interventi che soddisfacessero le esigenze di adeguamento di impianti di sottoservizi e di manutenzione ordinaria con l’interesse storico-culturale di conservarne l’aspetto e l’incanto.

Si è perfino utilizzato l’interesse di alcuni residenti, magari spaventati dallo spauracchio dell’albero killer (mai caduto un albero su Cernaia, almeno negli ultimi 10 anni), più attenti agli aspetti utilitaristici degli interventi da effettuare mettendo a nudo un provincialismo che non ha più ragion d’essere e che mostra la stanchezza anche mentale di chi dirige questi uffici.

La scalinata Cernaia, come Piazza Verdi, non appartiene a chi vi abita ma alla città intera, fa parte di quel patrimonio chiamato “territorio bene comune” che riguarda tutti i cittadini che si sentono parte di una comunità, dei suoi valori e della sua storia.

Si sono ascoltate, in questi giorni, affermazioni che destano qualche sorpresa.

C’è chi grida vittoria perché di due alberi, uno giovane e dunque perfettamente stabile ed uno centenario ma bisognoso (dopo gli scavi) di un puntello, si è deciso di abbattere quello centenario.

Se si fosse fatto il contrario ci sarebbe stato da chiamare immediatamente il 118.

Pare che la Sovrintendenza abbia decretato che le impalcature, diciamo così, che avrebbero puntellato l’albero secolare consentendo di curarlo senza rischiare che rappresentasse un pericolo per i cittadini, avrebbero deturpato il paesaggio.

Sarebbe come se si rilevassero crepe al Colosseo si lasciasse cadere tutto perché i ponteggi necessari per restaurare sono brutti da vedere.

Qualcuno ha parlato di “angolo liberty” evidenziando qualche lacuna in storia dell’arte. Mi pare che scalinata Cernaia col liberty abbia ben poco in comune se non la relativa contemporaneità della sua realizzazione con l’affermarsi nel nostro paese dell’”Art nouveau”.

Insomma l’ennesima brutta pagina con conseguenze purtroppo irrecuperabili.

Marcello Delfino

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