Autori italiani da scoprire (settima parte)

Vista la quantità industriale di artisti nostrani meritevoli di essere scoperti o riscoperti, in questa puntata parleremo di altri due di questi, ovvero Pino D’Angiò e Mario Castelnuovo. Entrambi accomunati da un certo successo nei primi anni ottanta, hanno proseguito la carriera dietro le quinte con merito.

Pino D’Angiò. Di origini campane e benestanti, con un’infanzia trascorsa negli States per seguire il lavoro paterno, Pino D’Angiò, conosciuto ai più per una manciata di hit da classifica azzeccate, vanta un curriculum musicale ed artistico di tutto rispetto. I meno giovani lo ricorderanno per il look da playboy dall’aria annoiata con tanto di sigaretta in bocca nell’interpretazione del suo maggior successo, “Ma Quale Idea”: “Che idea! Ma quale idea? Non vedi che lei non ci sta? Che idea! Ma quale idea? È maliziosa ma saprà tenere a bada un super bullo buffo come te e poi che avresti di speciale che in un altro no non c’è? …”. Questo brano, che ricorda in parte Fred Buscaglione, aveva come sottofondo un celebre motivo funky dell’epoca ed è considerato il primo rap europeo (sebbene il primato spetti in realtà a Celentano con “Prisencolinensinainciusol”). Siamo nell’80 e Giuseppe Chierchia, questo il suo vero nome, conquista mezzo mondo vendendo milioni di dischi scalando le classifiche e l’anno seguente ottiene consensi al Festivalbar con un altro brano ironico, “Un Concerto Da Strapazzo”. Celebre nei paesi di lingua spagnola, D’Angiò è stato l’unico italiano premiato negli USA con l’Award per il Rythm&Soul ed è l’unico italiano presente nell’enciclopedia del funky. Ha fatto cinema, televisione, lunghe tournèe mondiali, ha collaborato con Mina, è tra i fondatori della Nazionale Cantanti, è considerato tra gli inventori della musica trance. L’attività cantautoriale si è interrotta da diversi anni a causa di un tumore che gli è costato parecchie operazioni. Ha sempre dichiarato di non sentirsi un cantante, lui che parla quattro lingue ed è laureato in medicina; di certo, restano i milioni di dischi venduti quasi senza il minimo sforzo. Un artista poliedrico, creativo e geniale, da rivalutare anche in virtù dei dieci album pubblicati che riservano molte sorprese.

Mario Castelnuovo. Cantautore e chitarrista romano balzato all’attenzione del pubblico nell’81 durante un’esibizione a Domenica In con il brano “Oceania”. Scoperto da Amedeo Minghi, Castelnuovo lascia una possibile carriera di pittore, non seguendo le orme del padre, per dedicarsi alla musica ed il debutto a 45 giri sembra dargli ragione: “Cerca per me giorni e ragione, portami arance americane, storie di donne e di acquavite, edera e sangue, anche per me. Oceania… Oceania…”. L’immediato successo di questo brano, aiutato dal fatto che Castelnuovo miete consensi tra il pubblico femminile, gli spalanca le porte del Sanremo 1982 con un brano che farà discutere. La canzone in questione, “Sette Fili Di Canapa” fu oggetto di approfonditi esami per superare gli strali della censura perché il titolo, sebbene fossimo negli anni ottanta e non in pieno medioevo, sembrava un chiaro riferimento alla droga. Prima di essere accettata dalla Rai senza tagli, Mario Castelnuovo ricevette una visita in albergo da parte dei Carabinieri ai quali dovette spiegare minuziosamente il significato del testo. Inutile dire che questa, per un cantante, è la migliore pubblicità gratuita ma bisogna anche dire che il brano in questione era decisamente interessante e per niente banale: “C’erano sette fili di canapa e un Abele da uccidere, sotto il cielo di rame…C’erano sette Cristi a Follonica ed un ateo sul Sinai bivaccava e aspettava…”. Colpito da improvviso successo, Castelnuovo parte in tournèe e pubblica un Q-Disc, vinile di moda all’epoca che comprendeva brani di tre artisti, in questo caso con Goran Kuzminac e Marco Ferradini. La raffinata poesia tradotta in musica di Mario Castelnuovo, culmina con la splendida “Nina”, presentata al Festival di Sanremo 1984; narra la storia di un amore sopravvissuto agli orrori della guerra, quasi autobiografico visto che si tratta dei suoi genitori: “…dove vai, dove sei, Nina, aspettami ancora. Finirà questo inverno, questa rabbia di un’ora…
Dove vai, dove sei mio dolcissimo amore…quante stelle al soffitto ho contato per te…
”. Dopo quest’ultimo exploit, Mario Castelnuovo pubblica diversi altri album sempre caratterizzati da testi poetici e profondi ma senza avere i riscontri di vendita precedenti. Parteciperà ancora al Festival di Sanremo, scriverà diversi brani per Paola Turci e Riccardo Fogli, avrà collaborazioni importanti, tra queste con Umberto Bindi e la Formula 3; trova anche il tempo per scrivere un romanzo e per far interpretare un proprio brano addirittura alla regista Lina Wertmüller. Tra i tanti interpreti della musica d’autore italiana, sarebbe buona cosa impegnare del tempo ad ascoltare almeno “Sul Nido Del Cuculo”, intenso brano sull’amore nei manicomi: “Se siamo matti per davvero il cielo non ci fa più caso…e accenderà le stelle della notte con un pulsante…suggerirà parole di velluto e di diamante…amore amore…che risveglio ignobile che è stato…i miei dottori con tuo padre…insieme… e c’hanno separato…”.

Fabrizio Bordone

 

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