Autori italiani da scoprire (sesta parte)

L’universo musicale italiano è composto da tante galassie, alcune lontane anni luce una dall’altra. La distanza è costituita da un mix tra generi molto differenti tra loro, da logiche commerciali, dal supporto, o meno, ricevuto dalla casa discografica. In questa sesta parte analizzeremo due artisti dal percorso diverso, Garbo e Roberto Ciotti.

Garbo. Tra gli antesignani della corrente new-wave e votato alla musica decadente mitteleuropea, Renato Abate, in arte Garbo, è tutt’oggi uno dei più sottovalutati artisti italiani. Milanese di nascita ma comasco d’adozione, Garbo, nome che erroneamente veniva attribuito all’ammirazione per l’omonima attrice, ha vissuto una stagione di discreta popolarità presso il grande pubblico per poi ripiegare sulla sperimentazione, lontano dalle luci della ribalta. All’alba degli anni ottanta, Garbo esordisce con un album di grande qualità, “A Berlino…va bene”, un lavoro talmente innovativo e raffinato tanto da essere inserito a metà classifica nella top 100 della rivista Rolling Stone, hit parade dei migliori dischi italiani di sempre. Il brano omonimo, spopola nelle radio, sospinto anche dal videoclip messo in onda dalla mai troppo rimpianta trasmissione tv “Mister Fantasy” del grande Carlo Massarini. “A Berlino…va bene”, con la sua ritmica che ricorda Bowie, Eno, gli Ultravox e via discorrendo, proietta Garbo alla ribalta: “Una birra, fumo, musica
e dopo tu soltanto questo muro non ha freddo qui, qui. A Berlino che giorno è? A Berlino che giorno è?
”. Sullo slancio dell’improvviso successo, Garbo nell’82 prepara il secondo album, “Scortati” i cui singoli partecipano al Festivalbar dell’anno seguente; intanto collabora con Antonella Ruggiero dei Matia Bazar che canta nel suo singolo “Quanti Anni Hai?”. La consacrazione, avviene al Festival di Sanremo del 1984 con “Radioclima”, frizzante glam-rock che, sebbene piazzato negli ultimi posti, gli vale il Premio della Critica: “Cantami l’inverno che va. Confondimi il giorno e la sera. Ferma questa noia che va. Poi mi perdo con te…”. Restituisce il favore cantando un brano per l’album “Aristocratica” del gruppo genovese e, l’anno dopo, torna sul palco dell’Ariston con “Cose Veloci” piazzandosi ultimo ma acquisendo ulteriore visibilità. Il decennio d’oro di Garbo prosegue con l’album “Il Fiume” e partecipazioni dei propri video sulle tv e manifestazioni canore. Passati gli anni ’80, Garbo inizia collaborazioni di sempre crescente qualità ma poco supportate dalle vendite, rimanendo fedele ai propri ideali e rinunciando a compromessi. Un cantautore colto, profondo e raffinato che ancora oggi porta avanti con coerenza la propria idea di musica.

Roberto Ciotti. Tra i più grandi bluesmen italiani, il romano Roberto Ciotti è stato il classico esempio di artista tanto apprezzato nell’ambiente quanto poco conosciuto dal pubblico. Una carriera fatta di una quindicina di album dalle vendite modeste e da tante collaborazioni dovute alla sua perizia di ottimo chitarrista. Esordisce in un misconosciuto gruppo progressive, i Blue Morning, con i quali partecipa all’incisione dell’album “Alice Non Lo Sa” di un emergente De Gregori; in seguito, forma il trio Big Fat Mama con il quale girerà parecchio in tour acquisendo esperienza. Entrato in contatto con Edoardo Bennato, partecipa come chitarrista a due famosi album dell’artista napoletano, “La Torre di Babele” ed il celeberrimo “Burattino Senza Fili”. Viene messo sotto contratto dall’etichetta alternativa Cramps con la quale inizia a pubblicare i primi album da solista in chiave decisamente blues, mettendosi in buona luce nel giro musicale degli addetti ai lavori. Il momento favorevole, fa sì che Roberto Ciotti abbia l’onore di esibirsi come artista d’apertura al mitico concerto di Bob Marley allo stadio di San Siro e a quello di Torino, un privilegio assoluto, davanti a centomila spettatori.  Il suo terzo album solista, viene completamente suonato in quella stagione televisiva del programma di culto “Mister Fantasy” di cui si parlava sopra. In televisione, Ciotti ha anche partecipato ai fortunati programmi di Arbore L’Altra Domenica” e “Quelli Della Notte”. L’abilità chitarristica di Roberto Ciotti è sfociata anche nella composizione di colonne sonore per film importanti come Marrakech Express e Turnè di Gabriele Salvatores. La mano di Ciotti è presente anche in una commedia noir dove egli stesso compare in una scena cantando e suonando e persino in un film erotico con Moana Pozzi. Nel 2013, dopo aver pubblicato il suo ultimo album “Equilibrio Precario”, si dichiarava deluso e amareggiato dalla propria vita ma legato all’unica certezza, il potere della musica. Parole dettate dalla lunga malattia al pancreas che, nello stesso 2013, a soli sessant’anni, ha messo fine alla sua esistenza. Lo ricordiamo con le parole del suo brano “No More Blue”, non più triste: “No more empty days, no more empty rooms. That’s what my soul says to me, that’s what I believe. I’m no more blue, pretty mama…”.

(Fabrizio Bordone)

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