“Colpevole di essere nata”: una ragazzina nell’inferno di Auschwitz

Colpevoli di essere nati“: così Liliana Segre, ragazzina ebrea nata a Milano, deportata ad Auschwitz nel 1943, descrive i suoi compagni di sventura. “Colpevoli di essere nati”, di essere ebrei e per questo allontanati dalle famiglie, picchiati e torturati, costretti a lavorare in mezzo alla neve, marchiati e infine uccisi. Solo per essere nati ebrei. La vita di Liliana, orfana di madre dall’età di un anno e cresciuta con il padre e i nonni, cambia nel 1938, quando le leggi razziali le impediscono di continuare a frequentare la scuola in cui andava. Poi vennero i tentativi di scappare, l’arresto, il lungo viaggio in treno e, infine, un lunghissimo anno ad Auschwitz.

Ero il numero 75.190“: spogliata degli abiti e del nome, Liliana si adatta alla sua nuova vita nel lager, identificandosi in una stella, per evitare di pensare a dov’era e a quello che subiva.

Liliana è sopravvissuta, è tornata a Milano, ha frequentato la scuola, si è sposata, ha avuto tre figli e tre nipoti. E, per anni, ha tenuto dentro di sé quel periodo, ha cercato di dimenticare, ma Auschwitz non si dimentica, è dentro ognuno dei sopravvissuti. Tanti non ce l’hanno fatta, molti non hanno resistito al dolore e al ricordo, alle notti di incubi e ai risvegli pieni d’angoscia, ma Liliana ha deciso di non dire mai “non ce la posso fare“, perché lei è sopravvissuta a tre selezioni vita/morte, alla fame e alle umiliazioni e nel 1990 ha deciso di raccontare la sua storia, di diventare testimone della Shoah. E ha voluto iniziare a parlare ai giovani, nelle scuole.
Lo ha fatto affinché nulla vada dimenticato e per un debito verso chi è morto, i suoi cari e per un debito verso Janine, una ragazza francese mutilata che non passò la selezione e che Liliana non riuscì neppure a salutare, perché troppo concentrata sul suo essere viva. 

Per i suoi, per Janine, per Anna Frank che dal lager non è tornata, per Primo Levi e per tutti quelli che sono morti suicidi, per quelli che non hanno creduto e che ancora oggi non credono. Per tutti questi Liliana ha parlato. E, siccome abbiamo tutti una Janine che non abbiamo saputo o voluto aiutare, tutti dovremmo conoscere la storia dei sopravvissuti.

La giornalista Emanuela Zuccalà ha raccolto la testimonianza di Liliana Segre. 

www.ibs.it

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