Autori italiani da scoprire (quinta parte)

Riprendiamo questa rassegna riguardante artisti nostrani dei quali si parla poco ma che vale la pena conoscere, approfondire, ascoltare. Stavolta ci occupiamo di Alberto Radius, autore, chitarrista e produttore romano, tuttora in attività e Franco Fanigliulo, originale cantautore spezzino scomparso troppo presto.

Alberto Radius: non molto conosciuto dal grande pubblico ma molto considerato nell’ambiente musicale e discografico italiano. Attivo già a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta, Radius ha suonato e collaborato con le band embrionali della PFM e degli Area oltre che con Lucio Battisti. Si trasferisce ben presto dalla Capitale a Milano dove farà una gavetta prestigiosa nei Quelli, la futura PFM, sostituendo Franco Mussida per il periodo del servizio militare. Dopo questa breve ma importante esperienza, fonda la Formula 3, insieme a Cicco e Lorenzi e, decisivo, sarà l’incontro con Battisti che per la neonata band scrive un successo di vendite strepitoso, “Questo Folle Sentimento”. Con la Formula 3, vive una breve ma intensa stagione di successi e popolarità, grazie anche a brani come “Sole Giallo Sole Nero”, “La Folle Corsa” (quest’ultima li vide a Sanremo in coppia con Little Tony), ma soprattutto “Eppur Mi Son Scordato Di Te”, pezzo rock dal famoso testo di Mogol che diceva:” …non piangere salame dei capelli verde rame…”. Battisti affidava al trio la propria vena rock e Radius and company ne riproducevano perfettamente l’essenza. Questo finché Mogol non spinse la band allo scioglimento per dar vita ad un nuovo gruppo, Il Volo, dove Alberto Radius suona, tra gli altri, con Mario Lavezzi e Vince Tempera, proponendo un sound originale e meno rockeggiante. Nel frattempo, aveva esordito da solista con altri grandi musicisti, i futuri Area di Demetrio Stratos al completo e Franz Di Cioccio della futura PFM. Lo stile chitarristico di Radius, in questi primi anni, spazia dal progressive ad un sound alla Jimi Hendrix e comincia a godere di un certo credito nell’ambiente. Il secondo album solista passa piuttosto inosservato mentre il terzo, lo splendido “Carta Straccia”, lo consacra definitivamente. In questo lavoro, imperdibile, spicca un brano di protesta che nelle neonate radio libere va per la maggiore, “Nel Ghetto”: “Io non ho cultura ma non voglio stare male, che si arrangi chi ha paura del caviale. E bruciare tutto non è sempre cosi’ brutto come leggi il giorno dopo sul giornale. E no, io non ci sto, e no, io non ci sto. Lasciatemi nel ghetto ancora un po’…”. In questo fortunato lavoro troviamo anche, di rilievo, “Ricette”, “Pensami”, “Quando il Tempo Sarà un Prato” e soprattutto l’ironica e pungente “Celebrai”. Gli anni settanta di Alberto Radius, un decennio faticoso ma fondamentale, si chiudono con il quarto album, “America Goodbye”, non al livello del precedente ma maturo ed interessante. La carriera proseguirà con collaborazioni sempre più importanti (Battiato, Bertè, Bertoli, Milva); con la cantante calabrese vedrà la squalifica dal Sanremo 2008 del loro brano, accusato di essere una variante di un’altra sua composizione precedente. Tuttora attivo, Radius gode di meritata fama tra i musicisti, sebbene poco celebrato dalle masse.

Franco Fanigliulo: cantautore dalla breve carriera dovuta alla scomparsa precoce a soli 45 anni per un’emorragia cerebrale. Spezzino di nascita per via del padre, militare di Marina, Gian Franco Fanigliulo nella sua breve vita ha pubblicato quattro album, un quinto uscirà postumo. Dopo aver svolto i più svariati umili mestieri, viene ingaggiato dalla casa discografica di Caterina Caselli grazie alla quale esordì con la sua vena cantautorale originalissima che verrà messa in piena luce due anni dopo al Sanremo del 1979. Sul palco dell’Ariston, Fanigliulo colpì l’attenzione del pubblico e della critica con un brano diventato subito famoso, “A Me Mi Piace Vivere Alla Grande”. La sua mimica particolare, il look trasandato ed il testo surreale, gli diedero una effimera popolarità: “A me mi piace vivere alla grande e già, girare tra le favole in mutande ma, il principe dormiva, la strega si è arrabbiata e nei tuoi occhi verdi quella lacrima è spuntata…”. Nel testo, un sinistro presagio alla sua fine precoce, da brividi: “…ho un nano nel cervello, un ictus cerebrale…”. Polemiche a non finire per la parte dove recita: “…adesso che Gesù ha un clan di menestrelli che parte dai blue jeans e arriva a Zeffirelli…”. Si riferiva ad una nota pubblicità dell’epoca ed al film del regista toscano ma si sa, le polemiche rendono visibili e Franco Fanigliulo ebbe i suoi cinque minuti di gloria. Il seguente “Ratatam-pum-pum” non ebbe grandi riscontri sebbene interessante; la sua genialità gli valse collaborazioni prestigiose con Vasco Rossi e Zucchero, finché si ritirò dalle scene a Vezzano Ligure per fare l’allevatore, decisione originale come nel suo stile. Rivalutato dopo la scomparsa, come da prassi spietata del music-business, Fanigliulo è stato ripetutamente omaggiato dalla sua città natale e nell’hinterland spezzino con varie manifestazioni che ne perpetuano il meritato ricordo.

(Fabrizio Bordone)

 

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