SE IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO………….di Marcello Delfino

La Spezia –

D’accordo, la prima di campionato vuol dire nulla, l’avversario era di quelli davvero attrezzati per un torneo da primi posti, il caldo siciliano ha affievolito le già incerte velleità della squadra.

Queste ed altre motivazioni dovrebbero rendere meno preoccupanti la prova ed il risultato di Palermo.

Tutto vero se quello accaduto sabato fosse un fatto estemporaneo che ha accomunato tutte le evenienze negative, cancellando qualità e potenzialità.

Il dubbio, al contrario, è che la stecca alla prima nota sia il risultato di una politica societaria tutta orientata al risparmio in assenza dei necessari miracoli che occorrono affinché si riesca a spendere poco rimanendo competitivi.

L’onestà intellettuale della società, che fin dall’inizio ha dichiarato, in controtendenza con le stagioni precedenti, che l’obiettivo primario sarebbe stato la salvezza, deve però fare i conti col fatto che anche quel risultato, minimo, per essere raggiunto, ha bisogno comunque di qualche sforzo, seppur poco oneroso.

Quando si cercano i giocatori che non costano niente perché sono “a piede libero”, ci si capisce, o quelli che accettano stipendi modesti, se esiste una logica, non può che accadere quello che abbiamo visto sabato sera: una non squadra, allenata da un non allenatore e che produce un non gioco.

Per chi ama lo Spezia, come chi scrive, la speranza è quella che il campo, unico giudice nello sport, ribalti questi giudizi e ci sorprenda mostrandoci una formazione capace di prestazioni soddisfacenti.

Ma proprio per quell’amore che non sappiamo tradire, è necessario evidenziare le cose per quelle che sono e non per come vorremmo che fossero, in modo da utilizzare il tempo residuo, non più moltissimo, per correre ai ripari.

A Palermo abbiamo visto schierata una difesa “a tre”, affidata a tre pensionandi e protetta dai loro tre nipotini che sostenevano un attacco dove c’è uno che si chiama Forte ma tira piano.

Le fasce laterali erano affidate a due terzini, nell’antica accezione del ruolo, sufficienti nel difendere ma assolutamente inadatti alla fase offensiva.

Il portiere ha sbrigato la ordinaria amministrazione con evidente disinvoltura ma si è fatto sorprendere sul primo palo in occasione del gol d’apertura.

Qualche commentatore ha sussurrato che Granoche non ha fatto un tiro in porta.

Credo che in questo contesto neppure Maradona e Pelè, giocando insieme, avrebbero saputo rendersi pericolosi.

Qualche giocatore vero in campo ci vuole, soprattutto se in panchina qualcuno con queste caratteristiche ci sarebbe anche, a meno che non lo si voglia mortificare per fargli rescindere il contratto e liberarsi così di un altro stipendio, principale se non unico obiettivo societario per la presente stagione.

In questi giorni si è letto sulle cronache sportive, non solo spezzine, dell’intenzione di realizzare un “colpaccio” con l’acquisto di un bomber con passati più o meno gloriosi.

Posto che il problema non è tanto, o non soprattutto, il rafforzamento del fronte offensivo, sarà opportuno evitare di ricorrere ad ex giocatori, futuri pensionati, che al calcio non hanno ormai  granché da dare oltre a quello che hanno già dato.

Rende bene l’idea un intelligente suggerimento di un cronista sportivo locale che invita la società a rivolgersi a giocatori veri piuttosto che a figurine degli album Panini.

E comunque, anche con quelli che ci sono, forse si potrebbe fare di meglio di quello che abbiamo visto a Palermo.

La difesa va schierata con più realismo, senza sacrificarla per far spazio ad esterni che tanto non approfittano dello spazio creato e non costringendo giocatori, a loro agio in spazi ristretti, a fare figure barbine rincorrendo vanamente missili che arrivano dalle fasce.

A centro campo, se si può disporre di due mezze ali che corrono e si inseriscono con i tempi giusti, Sciaudone e Acampora, il playmaker non lo può fare, almeno per ora, un giovane, Maggiore, che rischiamo di bruciare e che probabilmente non si è ancora completamente ripreso dall’infortunio patito in precampionato.

In attacco forse sarebbe l’ora di riservare una qualche considerazione al giovane romanista prima di fargli perdere la bella abitudine di fare gol.

L’auspicio è di vedere domenica sera col Carpi un altro film che ci faccia ricredere di giudizi forse un po troppo impietosi dopo la prima giornata di campionato.

Marcello Delfino

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