Il 24 agosto 1944 l’eccidio Nazifascista di Vinca: una strage di innocenti

Tra il 24 e il 27 agosto 1944 nel piccolo borgo di Vinca e in altre frazioni ai piedi delle Alpi Apuane i soldati tedeschi appartenenti all’Aufklärungs-Abteilung 16 (“Reparto esplorante 16”) comandato dal maggiore Walter Reder, fiancheggiata dagli italiani membri delle Brigate Nere di Carrara “i Mai Morti” furono protagonisti di una strage disumana e feroce, massacrarono donne, vecchi e bambini senza pietà.

Riportiamo una parte del racconto di Maria Stella Del Giudice Carli (Cascina, Pisa) una testimonianza inviata al Corriere di Firenze il 10 giugno 2002   …Alcuni fra i paesani più; accorti con i loro piccoli e poche cose si diedero alla fuga andando a nascondersi negli anfratti dei monti. Altri invece, come le persone anziane che come la mia nonna e mio nonno dicevano “noi non abbiamo fatto nulla, siamo vecchi, quindi non abbiamo nulla da temere” rimasero a casa e furono uccisi. Il 24 agosto alle ore 8 del mattino cominciarono ad arrivare in paese le prime camionette tedesche e altre ancora gremite di Fascisti appartenenti alle formazioni dei Mai Morti” una formazione tristemente nota in tutta la Lunigiana. La prima vittima fu all’ultima curva prima del paese, si trattava di una donna che si recava ai lavoro nel suo piccolo appezzamento di terreno. Cosi incominciò; la carneficina che durò; tre giorni. Il primo giorno furono uccise tutte le persone che erano rimaste in paese. Pochi altri furono rastrellati e portati in cima al paese in località; Mandrione (un posto che serviva al raduno delle greggi). Il nonno fu trucidato sulla porta di casa, rimanendo con i piedi fuori della porta, la nonna si salvò; grazie a un provvidenziale bisogno fisiologico, però; da dove si trovava assistette, con orrore, all’uccisione del marito. Coloro che si salvarono lo debbono alla conoscenza del territorio cosi come la sottoscritta e sua cugina che si trovavano nascoste in un anfratto di una grotta o altri che avevano trovato rifugio nel cavo di castagni secolari. Le vittime furono molto numerose e pochi furono gli scampati perché;, fascisti e tedeschi, erano guidati, nella feroce ricerca, da fascisti della zona che conoscevano bene il territorio. Molti furono riconosciuti, dai sopravvissuti dai loro dialetti.
Fra le tante vittime dell’eccidio anche una giovane donna incinta di 9 mesi che fu sventrata e successivamente fu preso il feto facendone oggetto di bersaglio. Altri furono seviziati ed impalati. Il primo giorno fu eliminata ogni forma di vita esistente in paese, in un’orgia sanguinaria fu sparato ad animali e cose. Un vento inumano di follia inimmaginabile sembrava essere passato sopra al ridente paese delle Apuane. Dopo essersene andati, e avere aspettato che la gente uscisse dai nascondigli, ritornarono e fu di nuovo strage ed orrore.
I paesani superstiti, fatto tesoro della lezione precedente, aspettarono circa due giorni prima di ritornare in paese, il caldo dell’agosto aveva fatto ulteriore scempio di quei poveri corpi…   

 

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