Conquistata Piazza Beverini (di Menippo di Gadara)

La Spezia – Altro che cento giorni, ne sono passati si e no una ventina dall’insediamento ed il nuovo sindaco, ex sindacalista di destra, col cane, ha già riportato il primo trionfo.

Nel corso dell’ultima Giunta ha aperto i lavori con questa comunicazione:

“Il Comandante del Corpo di Polizia Municipale telegrafa: “Oggi, al comando delle truppe del Corpo, abbiamo espugnato Piazza Beverini”! Applauso spontaneo e scrosciante allorché gli addetti di segreteria, scaltri e previdenti, hanno fatto risuonare l’inno nazionale che la Giunta ha ascoltato ritta in piedi.

Alle domande sconcertate di qualche pacifista, ci son sempre, il Comandante del Corpo, rosso di pelo ma non di cuore, avrebbe risposto, così come rispondevano gli avvocati degli imputati di Norimberga, che gli ordini vanno eseguiti, specialmente se devi stare sempre a galla.

La vittoria, paragonabile alla recente presa di Mosul da parte dell’esercito dell’Iraq, è stata esaltata anche da un manifesto celebrativo del Movimento Popolare, partito che alimenta le proprie inflorescenze politiche grazie alle profonde radici cristiane che dalla terra attingono linfa e nutrizione.

Chissà, il povero samaritano avrà pensato che alla fine l’unico scemo ad aver dato una mano a un poveraccio è stato proprio lui. Quando si dice che i buoni passano per scemi.

Ma infatti queste cose le diceva uno che è vissuto trecento anni dopo di me e che sappiamo bene come sia finito. Male. Almeno per la storia.

Anche a Levanto si è scatenata la controffensiva, là però contro i venditori ambulanti che spadroneggiano in spiaggia, gli eredi di quelli che una volta vendevano il cocco gridando :”bambini piangete che la mamma ve lo compra !”. Oggi sarebbero denunciati e processati per direttissima per istigazione alla ribellione infantile.

La polizia municipale di Levanto è stata attrezzata all’uopo con divise nuove, con pantaloncini corti, panama in testa e…..piedi nudi sulla sabbia ardente.

Raccontano che un servitore del Comune, offuscato dal sole e dalle estremità infuocate, abbia inseguito un uomo piccino, nero nero, riccioluto e con un borsone a tracolla.

L’ha fermato con fare da sceriffo, ma, quando ha potuto vedere il presunto magrebino in faccia, si è trovato il Sindaco con la sacca piena di accessori per la figlioletta da poco venuta al mondo.

Ma per tornare alla nuova amministrazione spezzina, sono tutti ammirati per le prestazioni oratorie dell’intellettuale della Giunta, l’assessore alla Cultura.

E’ un pozzo di sapienza, di sensibilità artistica e portatore di uno stracolmo bagaglio culturale.

Insomma bollicine di sapere degne del suo cognome.

Chi non ricorda i suoi interventi quando era consigliere comunale.

Era tanta la cultura che effondeva al consiglio attonito che per non sconvolgere le intelligenze mediocri o arrugginite dei suoi colleghi, la trasmetteva con gradualità, dosando anche l’uscita dei suoni che poi trasformava in parole attraverso le labbra che a tal fine socchiudeva per lasciare un piccolo pertugio al centro della bocca, “ a cuo de gaina” come rappresenta meravigliosamente la vulgata spezzina.

E poi si perdeva nelle solite quattro banalità che deludevano tanta aspettativa.

Il Consigliere leghista Brogli ha fatto perquisire tutti gli uffici del palazzo ed ha requisito bitter Campari, gin e vermuth rosso, se mai venisse in mente a qualcuno di farsi un Negroni.

Intanto l’opposizione scalda i muscoli ed affila le armi.

Quelli del Pd hanno imparato la lezione, non litigano più, anzi hanno fatto un patto di sangue: basta pensare ad incarichi, ad ambizioni personali, alla politica di basso respiro.

Due giovani e due donne pieni di passione e di dedizione alla città e al partito hanno deciso di mettere da parte rancori ed incomprensioni. Anzi, specialmente i giovani ora litigano perché si tirano indietro da tutto per far posto all’altro.

Però, perbacco, è mattina, è l’ora del risveglio, ho dormito anche troppo. Sto diventando davvero vecchio. Vorrei vedere voi a duemilatrecento anni.

Fra gli oppositori, si fa per dire, il mancato sindaco Lorenzo si è presentato con un elegantissimo ma consistente foulard intorno al collo.

E’ per ripararsi dal fiato che gli soffia in continuazione l’incazzatissimo primo dei non eletti che minaccia di fare ricontare le schede.

Certo si era illuso quando aveva sentito dire: “io mi sono candidato per fare il sindaco”.

Ma se ne dicono tante di cose…..

I maligni, ma quanti ce n’è, dicono che finché non viene onorata la cambiale, lui sta lì.

Dopo avere con poche ma inequivocabili parole stigmatizzato gli errori del suo partito, Brando Dovesei ha ripreso la strada dell’Europa da dove ricomincerà a far piovere euro a cappellate sulla nostra città oltreché progetti ed idee a raffica.

La sua assidua presenza sul territorio gli è valsa il soprannome di “spaissa”, come gli spezzini chiamano i fantasmi.

Intanto a Sarzana la situazione è in ebollizione.

L’opposizione è scatenata contro il regime cavar-michelucciano.

L’altra sera in una piazza del paese si è radunata una nutrita rappresentanza degli scontenti che hanno manifestato il loro dissenso.

Dice un cronista che seduto ad un tavolino di un ristorante prospiciente, Don Lorenzo e Don Chicco, l’altro è a dieta, cenavano alternando l’ingresso del cibo nelle fauci con ampi cenni di consenso.

Discosto ma non distante, silente ma consenziente. Come in un racconto di Leonardo Sciascia.

Come volevasi dimostrare in Italia, ed in particolare alla Spezia, non serve applicare lo spoils system, la pratica nata negli Stati Uniti tra il 1820 e i 1865, secondo cui gli alti dirigenti della pubblica amministrazione cambiano con il cambiare del governo.

Da noi non serve, sono gli stessi dirigenti che cambiano da soli, non c’è bisogno di chiamarne altri.

Anche gli uscieri, nel palazzo comunale, per portarsi avanti con il lavoro, salutano già alzando il gomito con la mano aperta e diritta.

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