Raphael Gualazzi: il pianista ex timido

In un’era dove la comunicazione è tentacolare, dove notizie e musica si possono attingere nei più svariati modi e da svariate fonti, l’unico mezzo rimasto a baluardo della fantasia è ormai la classica radio. A ridosso delle scorse ferie, le radio hanno iniziato a trasmettere un brano dal titolo curioso, “L’Estate Di John Wayne”; al primo ascolto, chi si fosse sintonizzato a canzone in corso, avrebbe subito pensato ad una nuova uscita di Battiato, quello del periodo della gravità permanente, del cinghiale bianco e della bandiera bianca. Invece, con grande sorpresa, si trattava del nuovo singolo di Raphael Gualazzi, sì, proprio lui, il pianista timido.

La sorpresa consiste nella maturità vocale dell’artista marchigiano il quale, fino al disco precedente, aveva colpito per l’abilità pianistica ma non convinceva appieno al canto. Anche il testo de “L’Estate Di John Wayne” ha connotazioni alla Battiato, soprattutto per le citazioni di altri brani (Figli delle stelle) e di personaggi celebri (Warhol, Fellini, Travolta, Pertini): “Torneranno i figli delle stelle sui tuoi sedili in pelle, le penne stilo in mano e le vacanze in treno, forse anche Pertini per un poker con John Wayne…”.

Raphael Gualazzi esordisce nel mondo della musica piuttosto tardi se consideriamo i molti cantanti adolescenti in circolazione, ma è pienamente giustificato avendo studiato pianoforte al Conservatorio Rossini di Pesaro, uno dei più prestigiosi. Non si limita alla musica classica, ma esplora il jazz, la fusion ed il blues approfondendone la tecnica e lo stile; ha il ritmo nel DNA essendo figlio del co-fondatore dell’Anonima Sound, il gruppo dove mosse i primi passi verso il successo il grande Ivan Graziani.
Il debutto discografico avviene a quasi 24 anni con “Love Outside The Window”, disco che non entra nelle classifiche ma che gli procura i favori della critica ed una discreta presenza mediatica. I primi anni della carriera di Raphael Gualazzi sono fatti di tante partecipazioni ai Festival e Rassegne tra le più prestigiose del circuito jazzistico e non solo: il Trasimeno Blues, il Ravello International Festival, il Pistoia Blues Festival, persino in Indonesia al Java Festival di Giacarta ed altri. Ormai, nell’ambiente della musica di un certo livello, Raphael Gualazzi inizia ad avere un nome, viene invitato negli USA ad un’importante Rassegna Jazz dove suona con navigati esponenti del settore acquisendo esperienza, suona nel tempio del jazz di Parigi, il Sun Side Club, partecipa ad una compilation di brani di giganti come Duke Ellington, Nina Simone, Chick Corea, Ray Charles ed altri ancora.

Il grande pubblico inizia a conoscere Raphael Gualazzi grazie alla cover di uno dei tanti splendidi brani dei Fleetwood Mac, la celebre “Don’t Stop” e quando la regina italiana delle scopritrici di talenti, Caterina Caselli, si accorge di lui, lo mette subito sotto contratto alla Sugar. Arriviamo al Sanremo 2011; Raffaele, questo il suo vero nome, a quasi trent’anni partecipa nella categoria Giovani; quel ragazzone timido dall’aria paciosa, si siede al piano e conquista il pubblico e la critica vincendo a mani basse con “Follia d’Amore”: “…e vedrai un altro me disarmato fragile, perché quello che sei non lo cambierei mai neanche se fossi tu come il tempo a correr via. Ma rimani con me, non mi perdo neanche un solo attimo di te…”.

La vittoria a Sanremo gli vale la partecipazione all’Eurofestival in rappresentanza dell’Italia, dove arriva secondo nella classifica generale ma primo per la giuria tecnica. Ottenuta visibilità e popolarità, la musica di Raphael Gualazzi entra nel mondo della pubblicità, sia con la succitata “Don’t Stop” che con “Reality and Fantasy”, brano che dà il titolo al suo secondo album, e con “Love Goes Down Slow”. Al Festival di Sanremo del 2013, ovviamente gareggia tra i big, il suo brano “Sai (ci basta un sogno)” ottiene il quinto posto: “Se solo avessi potuto cambiare il mondo all’improvviso, avrei asciugato le nubi in lacrime per la tua gioia. Avrei sfondato le porte ipocrite di un paradiso, avrei toccato quell’anima che vive dentro te. Sai, per sopravvivere ci basta un sogno…”. Diventato un habitué del palco dell’Ariston, Raphael Gualazzi partecipa anche nel 2014 insieme al gruppo The Bloody Beetroots con “Liberi o No”, piazzandosi alle spalle della vincitrice Arisa: “Liberi o no, nell’impossibile. Liberi o no, sfiorare l’anima. Liberi o no, amarti e perdermi. Libero, il mondo si trasforma con un brivido, si accende fino all’ombra. Il mondo è libero, un sogno ci trasforma. E questo brivido, siamo noi…”.
Quando sembra che la piacevole novità di Raphael Gualazzi sia stata scavalcata dalle tante, troppe proposte sul mercato, eccolo che riappare all’improvviso, dopo un paio d’anni, con il singolo “L’Estate Di John Wayne” che è stato uno dei due tormentoni italiani delle vacanze (l’altro è quello del duo Fedez/J-Ax).

Con questo brano arioso, contenuto nel nuovo album “Love Life Peace”, Raphael Gualazzi arriva al pubblico in modo più diretto, staremo a vedere se questa strada sarà un episodio o segna una svolta nella sua carriera. Di sicuro, ora il pianista con la faccia da bravo ragazzo, sembra aver messo da parte la timidezza consapevole del proprio talento.

(Fabrizio Bordone)

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