Sarò un tornado: aiuto!!!! (di Menippo di Gadara)

LA SPEZIA – Leopardi dopo la tempesta odeva uccelli cantare e galline borbottare.

Noi, poveri spezzini, leggiamo ogni giorno interventi frustrati e frustranti di chi pensa di analizzare le batoste cercandone il responsabile. E dargli fuoco.

Fino ad oggi i colpevoli delle ormai innumerevoli sconfitte erano stati individuati in chi se ne era andato, con o senza il pallone. “La colpa è di Cofferati” è espressione divenuta proverbiale e che viene ormai utilizzata, con un po’ di allegria, per giustificare qualsiasi insuccesso, anche al di fuori della politica.

Dopo Cofferati, Pastorino, la sinistra, i fuoriusciti e chi più ne ha più ne metta.

Ma sono oltre duemilatrecento anni, da quando ho la fortuna o la sfortuna di osservare ciò che accade nel mondo, che vige una regola che precede qualsivoglia ordinamento giuridico o legislativo.

E’ una legge di natura, di quelle cui fanno riferimento quei tipi strani che stanno in piedi per ore per protestare contro le depravazioni dei vostri tempi, una legge che prende spunto proprio dalla terra, l’elemento primo del creato.

Eccola: il cetriolo, gira gira, torna nella schiena, sul basso, dell’ortolano.

La nemesi. Una sfilata di personaggi che si fanno intervistare e scaricano l’ortaggio addosso a chi ha sempre accusato gli altri di tradimento.

La già citata Madame de la Desgrace è sicuramente uno dei bersagli preferiti, ma l’obiettivo primario è il già non rimpianto ex sindaco.

Non sarà stato simpatico, questo no, ma non sono simpatici, diciamo la verità, neanche quelli che ora lo crocifiggono e che hanno condiviso con lui un lungo cammino, talora implorandolo di essere accettati alla sua corte. Né quelli che, con un po’ di moralismo a basso costo, gli si offrono come scudi umani.

Ma il mondo è sempre andato così.

Tutto cambia nella nostra città, liberata dal regime. Ma non abbiamo sempre votato liberamente ? Mah.

Il nuovo sindaco, l’ex sindacalista di destra, si mostra ovunque con la fascia tricolore, ma sarà bene che almeno quando va al bagno la lasci un attimo almeno per il rispetto che le è dovuto se non per altro.

Ha dichiarato un po’ improvvidamente che sarà un tornado, senza pensare che i tornadi fanno tanti danni.

Gli amministratori delle società partecipate dal Comune hanno messo a disposizione, si dice così, sperando magari che gli venga restituito, il loro mandato.

Solo l’amministratore delegato di Acam Spa, uno che si sa muovere, sembra aver trovato le ragioni giuste per poter continuare la sua opera di risanamento. Interminabile.

A fronte della perentoria richiesta di ripulire la città, non solo dai rifiuti urbani ma anche da quelli umani, pare che il suddetto manager abbia promesso di procurare diversi carri bestiame, quelli che nel mondo del west usavano per trasferire i prigionieri, per ingabbiare e trasportare altrove quei poveracci che ti allungano la mano fuori dal supermercato o che ti vogliono per forza lavare il vetro al semaforo o che ti aiutano a trovare il parcheggio, tutta roba che la signora borghese che vota per Fratelli d’Italia e il leghista ammazzanegri non vogliono vedere, scarti dell’umanità che inquinano la città e talora persino l’acqua del bagnasciuga, quell’acqua grazie alla quale la signora, quella del senegalese nel palazzo, rinfresca le sue vene varicose.

E dal Palazzo, con accento padano, tuona la maramalda promessa: tolleranza zero. Solo per i poveracci, naturalmente.
Una bella rimpatriata, come, d’altra parte, invocava dal suo banco, alla caccia di voti qualche giorno prima delle elezioni, disperato per il sempre più probabile esito, il già assessore ai lavori pubblici. Per poterli aiutare a casa loro, naturalmente, come ora sostiene anche il Bomba di Firenze.

In fondo hanno ragione: per poterli aiutare a casa loro, se ci pensate bene, è necessario che ci siano a casa loro, se sono qui come si fa.

Il sindaco, ex sindacalista di destra, ha chiamato una corale giovanile per cantare l’inno di Mameli alla prima seduta del Consiglio. Un po’ di giovinezza non guasta mai, poi se stonano si proverà con qualche altro motivo, purché si tratti sempre di giovinezza.

Ma sulle radici sociali cristiane del sindaco, ex sindacalista di destra, giura un insolito comunicato che qualcuno ha fatto passare per espressione della Curia, forse sentendosi un vescovo mancato, dovendo poi ingoiarsi la ferma reazione del vescovo, quello vero, che ha precisato, da persona seria quale è, che quella roba non gli apparteneva e, aggiungo io, che non si sarebbe mai sognato di mettere il cappello su una vicenda politica facendo ricorso a categorie preconciliari di qualche secolo fa.

E io di secoli me ne intendo.

Intanto alla Snai le scommesse sul futuro del beato Italo Lorenzo stanno allargando il quadro delle possibilità.

C’è chi sta giocando, oltre che sulla Fondazione Carispe o sul collegio senatoriale di Chiavari, anche sulla Presidenza di uno dei Parchi, a piacere. Si giocano in accoppiata.

E la storica cordata di imprenditori locali dorme sognando un grattacielo, tipo emirati arabi, nella zona di mare, naturalmente interrata, poco oltre il moletto di Vernazza.

Il vino viene sempre da Monterosso, gratis.

Il sindaco, ex sindacalista di destra, ha varato la nuova giunta che prevede fra l’altro il settore “diritti degli animali” che naturalmente han preteso i leghisti essendo nota la loro particolare affezione in materia.

Più che le presenze, di larga e bassa lega, a parte un pluriassessore buono per tutti i comuni e l’assessora alla portualità moglie di un dirigente dell’Autorità Portuale, sono interessanti le assenze.

Sono rimasti fuori due pezzi da novanta, chili.

Manca la fatalona di Vezzano che pure è stata eletta dal popolo con un vero plebiscito.

A volte cambiare non serve.

In un intervista del 2011, quando militava nel partito di Di Pietro, a quei tempi non avrebbe mai immaginato di finire in quello di Berlusconi, dichiarava che il suo modello di far politica si riassumeva nel motto: camminare e domandare.

E lei di strada ne ha fatta, con tante curve, e ne fa ancora per venire giù dal Buonviaggio, passando dal Bar del Don Gnocchi per gustarsi fra amici e parenti un caffè, fino in piazza Europa.

E anche di domande ne ha fatte parecchie. Quando qualche mese prima del voto chiedeva alle persone che incontrava per chi pensassero di votare e, viste le risposte, ha deciso di rompere, sui programmi naturalmente, con la Giunta dalla quale aveva minacciato di uscire già ai tempi del licenziamento dell’assessore Stretti. Per forte solidarietà.

E manca Ginone che voleva occuparsi di servizi sociali, perché di quello sa.

Gli hanno detto di no e lui ha sbattuto prima i piedi e poi la porta.

Bravo Gino, persona seria.

(Menippo di Gadara)

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