Regione Liguria, polemica su frasi offensive

GENOVA-  Il Consiglio Regionale, su proposta del consigliere della Lega Nord Giovanni de Paoli, ha condannato le parole offensive del Presidente del Parco delle Cinque Terre, Vittorio Alessandro, che mesi fa aveva scritto su Facebook un’infelice “battuta” sul turismo alle Cinque Terre e Auscwhitz (www.laspeziaoggi.it). La frase aveva suscitato grandissime polemiche e De Paoli aveva chiesto le dimissioni di Alessandro: il Presidente del Parco si era poi scusato e la storia sembrava conclusa, ma ieri il Consiglio Regionale ha ufficialmente stigmatizzato la questione. A questo odg, però, ne è seguito un altro, presentato dall’opposizione, per chiedere uguale stigmatizzazione delle frasi omofobe attribuite allo stesso De Paoli. Il consigliere leghista, secondo alcune testimonianze, nel corso di una commissione, avrebbe detto che “brucerebbe un figlio gay”. Il condizionale è d’obbligo, perché De Paoli ha sempre categoricamente smentito di aver pronunciato questa frase.

La maggioranza, quindi, ha respinto l’odg, scatendando la polemica.

La Lega perde l’ennesima occasione per censurare frasi e comportamenti discriminatori contro gli omosessuali – dichiarano i consiglieri regionali di Rete a Sinistra / LiberaMente Liguria Gianni Pastorino e Francesco Battistini -. Il centrodestra applica due pesi e due misure: tutto bene se chi discrimina è un membro della propria coalizione; si solleva invece la ferma condanna se a discriminare è qualcun altro. Con questa mossa il centrodestra non ha voluto irritare De Paoli, per non mettere a rischio la risicata maggioranza”. «In aula noi abbiamo sentito forte il dovere di condannare le parole del presidente del Parco; ma ugualmente abbiamo richiesto che si stigmatizzasse il comportamento di De Paoli, come raccontato dai verbali di quella commissione – sottolinea Battistini -. È il centrodestra ad aver suggerito esplicitamente questo parallelismo, a maggior ragione ci saremmo aspettati un comportamento coerente: per questo ho proposto un emendamento, poi trasformato nel secondo OdG, che condannasse in egual misura entrambi i fatti. Ma in questo caso il centrodestra ha mostrato palesemente la sua doppia morale».

Non è d’accordo, ovviamente, De Paoli, che rigira l’accusa di usare “due pesi e due misure”  all’opposizione e attacca: “Ho chiesto ed ottenuto la ferma condanna del Consiglio regionale per le dichiarazioni del Presidente del Parco delle Cinque Terre  perché rappresentano un insulto morale a tutti i discendenti delle vittime dei massacri e dello sterminio di massa perpetrati dai nazisti durante l’Olocausto. Si tratta di milioni di persone che sono state offese e chiamate impropriamente in causa da un Amministratore pubblico. Una cosa del genere, in una società libera e democratica come la nostra, è inammissibile. Come al solito, alcuni consiglieri del Partito Democratico hanno strumentalizzato ad arte la questione perché successivamente hanno presentato un altro ordine del giorno in cui chiedevano sia la condanna delle frasi antisemite di Vittorio Alessandro sia di quelle omofobe a me ingiustamente attribuite, attaccandomi personalmente. Voglio ricordare e ribadire che non ho mai pronunciato alcuna frase omofoba, né fatto dichiarazioni discriminatorie verso nessuno. Credevo che la mia storia fosse stata già ampiamente chiarita ed archiviata, anche per quei consiglieri di opposizione che non perdono occasione per attaccarmi strumentalmente sulla base di fatti non corrispondenti al vero. Purtroppo, mi rendo conto che viene continuamente utilizzata in modo improprio contro di me per colpire la Lega e il centrodestra vittorioso alle ultime elezioni. Le due questioni, comunque, risultano indubitabilmente del tutto diverse. Perché le offese pubblicate dal Presidente del Parco delle Cinque Terre, di fatto, sono state scritte ed intenzionalmente rese visibili a tutto il pubblico del social network. Mentre le presunte dichiarazioni, a me ingiustamente attribuite e riportate da altri, non sono altro che possibili fraintendimenti o mera propaganda mediatica a fini politici”.

 

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