Paolo Conte: fotogrammi al pianoforte

Notte fonda, un faretto illumina un pianoforte con appoggiata una bottiglia di whisky ed un bicchiere con poco ghiaccio. Tavolini per due, l’aria è intrisa di odore di nicotina, di umori tipici da piano-bar, di quelle sensazioni che arrivano solo quando il mondo là fuori sembra inutile e lontano. Nell’ambiente, echeggiano le note di uno swing: “Via, via, vieni via con me, entra in questo amore buio, non perderti per niente al mondo…via, via, non perderti per niente al mondo lo spettacolo d’arte varia di uno innamorato di te…”. Chissà in quanti locali si ripete ogni notte questo rituale, basta un brano di Paolo Conte, ed il gioco è fatto. Senza bisogno di effetti speciali, in maniera spartana ed essenziale, con quella voce profonda e la naturalezza delle dita sul pianoforte, l’avvocato astigiano è un’istituzione della nostra musica.

Ma Paolo Conte, in realtà, è quanto di più internazionale ci si possa aspettare da un uomo nato sì nella più bucolica delle provincie piemontesi ma dalle mille sfaccettature. La sua flemma è anglosassone, l’interpretazione sa molto di francese, il senso del ritmo, jazzato e swingato, sono americani, l’ironia ed i calembour dei suoi testi sono assai mediterranei. I racconti esotici, spesso presenti nella sua discografia, sono considerati un divertissement alla stregua di quei frequentatori di bar di paese che sognano viaggi in paesi lontani. In Paolo Conte traspaiono, con grande disincanto, sia l’origine benestante rimarcata dalla cultura e dall’eleganza, sia l’appartenenza ad una realtà provinciale sana e ruspante e le facce di quest’unica medaglia sono intercambiabili. La musica della canzone italiana più famosa nel mondo è sua, quell’ “Azzurro”, portata al successo da Celentano, che secondo un sondaggio ha scalzato “Volare” dalla prima posizione. Di Paolo Conte si conosce poco almeno fino al crepuscolo degli anni settanta, quasi vent’anni a mietere successi nell’ombra, in linea con il suo carattere schivo e riservato. Scrive musiche per gli altri, per lo stesso Celentano anche “La Coppia Più Bella Del Mondo” è sua, una sorta di marcetta dal sapore felliniano oppure “Onda Su Onda” per Bruno Lauzi.

Le composizioni di Paolo Conte sembrano fotogrammi in bianco e nero, si avverte un qualcosa di retro, come vecchie cartoline ingiallite, tutto è pervaso da un senso di vintage. Ha composto un classico come “Genova Per Noi”: “Con quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così che abbiamo noi quando vediamo Genova…”. Anche “Insieme A Te Non Ci Sto Più” di Caterina Caselli, brano riportato in auge dal cinema grazie a Nanni Moretti, porta la firma dell’avvocato.

La passione per la musica supera quella per i commi, ma Paolo Conte è piuttosto scoraggiato; per sua e nostra fortuna, il suo produttore lo convince a comporre canzoni per sé e la laurea in giurisprudenza viene riposta in un cassetto.
I primi due album contengono brani poi diventati celebri come “La Topolino Amaranto”, “Una Giornata Al Mare” e la succitata “Genova Per Noi”. Con il terzo disco, “Un Gelato Al Limon”, arriva il meritato successo, grazie alla title-track che sarà portata alla ribalta dal duo Dalla-De Gregori nel fortunato tour di Banana Republic e con la geniale e sagace “Bartali”: “Quanta strada nei miei sandali, quanta ne avrà fatta Bartali, quel naso triste come una salita, quegli occhi allegri da italiano in gita. E i francesi ci rispettano che le balle ancor gli girano…”. Già, quei francesi che lo eleggeranno a loro beniamino conferendogli, nel 2011, la Grande Médaille de Vermeil de la Ville de Paris, un’onorificenza riservata a pochi stranieri. D’altronde, Paolo Conte ha molto del chansonnier tipico d’oltralpe, peculiarità presente nelle vecchie famiglie piemontesi, antico retaggio dell’influenza avuta nella regione dai vicini di Francia. Il Club Tenco, fondato da Amilcare Rambaldi, lo ha visto tra i partecipanti della prima ora, quando era ancora semi-sconosciuto, per poi vederlo trionfare nell’omonimo prestigioso Premio come mai nessun altro. Nell’album “Paris Milonga”, inevitabile omaggio alla città che lo ha adottato artisticamente e che Conte ama visceralmente, si trova il brano manifesto “Via Con Me” dove l’ex avvocato si produce nella tecnica dello scat, la riproduzione di suoni musicali onomatopeici (du-du-du-du-du) già usata nel brano “Bartali”.

Se “Bartali” è il suo brano più celebre di stampo italiano, “Via Con Me” è diventato internazionale ed è presente nelle pubblicità di mezzo mondo, in film americani e non solo. La cifra artistica di questo originale personaggio non si ferma al mercato musicale in senso stretto; Paolo Conte è anche scrittore, pittore, importante è la sua collaborazione con il mondo del cinema dove, peraltro, la sua opera è molto ambita dai produttori. I più grandi fumettisti come Hugo Pratt, Altan, Guido Crepax e Milo Manara gli hanno dedicato vari omaggi o si sono ispirati ai suoi brani. Collaborazioni di prestigio e riconoscimenti a vari livelli sono ormai incalcolabili, la sua presenza in eventi importanti è garanzia di successo. Un compositore, cantautore, musicista unico e raffinato da ascoltare, abbracciati, “Sotto Le Stelle Del Jazz”: “Duemila enigmi nel jazz ah, non si capisce il motivo, nel tempo fatto di attimi e settimane enigmistiche. Sotto la luna del jazz…”.

(Fabrizio Bordone)