Autori italiani da scoprire (parte terza)

Terza parte di questa rassegna dedicata ad artisti italiani meno celebrati, che hanno ottenuto un breve periodo di successo ma che vale la pena conoscere o approfondire per le loro qualità di interpreti, compositori, autori. In questa puntata ci occupiamo di solo due personaggi anziché tre, visto che ce n’è abbastanza da raccontare, Claudio Lolli e Mauro Pelosi.

Claudio Lolli. Cantautore, scrittore, insegnante e poeta bolognese, Lolli è stato uno dei classici autori impegnati, senza concessioni commerciali e con grande coerenza. Da giovanissimo, frequenta la famosa Osteria Delle Dame, riferimento artistico del capoluogo emiliano e qui ha modo di farsi notare da Guccini, che sarà decisivo per introdurlo nell’ambiente musicale. Esordisce con “Aspettando Godot”, album dalla famosa copertina raffigurante la banconota da cinquemila lire con il volto dello stesso Lolli al posto di Cristoforo Colombo. Un album che contiene dei classici come “Borghesia”, una filastrocca pungente: “Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia…”. Altro brano di rilievo, “Michel”, autobiografia di un’amicizia: “Ti ricordi, Michel il giorno che morì tua madre, che tu piangevi tanto che anche il cane che ti voleva così bene non aveva il coraggio di avvicinarsi un po’…”. Spaccati di vita, come in “Angoscia Metropolitana” e “Quando La Morte Avrà”, dedicata polemicamente al proprio padre, un grande disco d’esordio. Della vasta produzione di Claudio Lolli, bisogna ricordare il suo album più famoso, “Ho Visto Anche Degli Zingari Felici”, titolo ispirato da un film jugoslavo; in questo disco ci sono musicalità diverse dai tre precedenti, jazzate e progressive, contiene brani dai testi di forte denuncia e si acquistava a sole 3.500 lire perché lo stesso Lolli impose questo prezzo alla casa discografica. La discreta notorietà acquisita, viene in parte vanificata dalla sua decisione di cambiare etichetta per poi recuperarla con “Antipatici Antipodi”, disco che gli permette visibilità in Rai. Di ideali e coerenza, di solito non si campa e Claudio Lolli è stato per diversi anni insegnante di liceo pur continuando ad incidere e dedicandosi a diverse iniziative sociali ed al teatro, ricevendo riconoscimenti per una carriera limpidissima.

Mauro Pelosi. Cantautore originale, delicato e piacevolmente visionario, il romano Mauro Pelosi è il classico esempio di artista che avrebbe meritato maggior fortuna. Autore di soli quattro splendidi album in sette anni di attività negli anni settanta, ha saputo raccontare le storie quotidiane attraverso le difficoltà e le amarezze della vita, comprese le vicissitudini sentimentali. Considerato un poeta-pessimista, la sua breve carriera si è svolta a Milano; dopo il militare, esce il suo primo 45 giri con un brano amaro che parla di una delusione d’amore, “Vent’anni Di Galera”: “Vent’anni di galera dovrebbero darti, per aver distrutto la mia vita, per aver capito poco o niente. Vent’anni di galera dovrebbero darti, per aver rubato ai miei giorni la luce e il vento e i colori. Un uomo e i suoi soldi ti han fatto cambiare…”. Questo sofferto brano è contenuto nel primo disco, “La Stagione Per Morire”, lavoro che contiene anche la splendida “E Dire Che A Maggio”: “E dire che a maggio pensavo di metter su casa, avere una moglie, dei figli, un pezzo di terra e niente di più…”. Dopo questo esordio ben accolto dalla critica ma non dagli acquirenti di dischi, esce “Al Mercato Degli Uomini Piccoli” con sonorità più progressive che verranno molto apprezzate dal mercato asiatico, ricettivo in tal senso. Qui troviamo “Non Tornano Più”, “Ehi! Signore”, “No, Io Scherzo“ e “Mi Piacerebbe Diventar Vecchio Insieme A Te”, quattro piccoli capolavori interpretati da questo giovane cantautore dalla voce triste. Il seguente omonimo, “Mauro Pelosi”, vede la collaborazione di Edoardo Bennato all’armonica e Ricky Belloni dei New Trolls alle chitarre, ma è forse il disco meno riuscito. L’ultimo, è invece un gioiellino da scoprire, “Il Signore Dei Gatti” con la splendida canzone omonima: “Costruirò una casa di vetro in collina con le finestre sempre aperte. Tu sarai il signore dei gatti, di quelli in pensione, di quelli ladri; costruirò una casa di vetro su una stella…”. Le neonate radio libere la trasmettono con buona frequenza, cosi’ come la gemma “Il Poeta”: “Ha risposto al mio annuncio sul giornale, di lei ho una foto e un ricciolo biondo, è la mia donna, è la mia donna. Ha un diploma e gli occhi di giada, la mia età e la voglia ancora d’amare, è la mia donna, è la mia donna, la sposerò in gennaio…”. Molto bella anche “Viale Ortles” che parla di un dormitorio pubblico milanese: “Dormo al 69 di Viale Ortles a Milano, lì c’è la mia casa, il mio letto, la mia famiglia…”. Vanno citate anche “Al Passo Del Lupo” e “Laghi Di Città”, insomma un percorso musicale che non può che affascinare chi non sia alla ricerca della solita strofa-ritornello e musica di facile ascolto. Deluso dai riscontri da parte del pubblico, gestisce il locale “Il Cielo” a Trastevere con il mimo e attore teatrale Romano Rocchi, senza abbandonare del tutto la musica.

(Fabrizio Bordone)