“Esposto” di Loredana Vergassola, un commento di Marcello Delfino

LA SPEZIA- Due ore davvero godibili in Camera di Commercio per la presentazione del libro di Loredana Vergassola, per le edizioni Cinqueterre, “Esposto”.

Con questo testo Loredana Vergassola, già autrice di volumi e saggi sulla storia locale con particolare riferimento alle vicende dell’associazionismo mutualistico, ha voluto risvegliare l’attenzione dei lettori sulle problematiche relative ai bambini nati ed abbandonati, gli “esposti” appunto.

L’abbandono dei figli ha da sempre contraddistinto le vicende dell’umanità, dai suoi albori fino ai tempi moderni e solo di recente è andato scemando, almeno nel mondo occidentale, con il progressivo riconoscimento dei diritti dei nati.

Paolo Garbini, Coordinatore di Legacoop della Spezia, nella sua interessante introduzione, ha fatto un po’ la storia del fenomeno nell’età moderna, dalla civiltà greca ai tempi nostri, ed ha sottolineato come questo stato di “abbandonato” abbia sempre negativamente caratterizzato la vita dei ragazzi provocando gravi carenze nella loro capacità di relazionarsi.

Suggestivo e pertinente il parallelo con i minori non accompagnati che sbarcano sulle nostre coste dai barconi degli immigrati e che, oggi, costituiscono i nuovi esposti.

La legge italiana, recentemente approvata, decreta, finalmente, l’impossibilità di respingere i minori non accompagnati e garantisce per loro percorsi privilegiati di accoglimento.

Il libro racconta una vicenda che ha solo nel tema un qualche collegamento con la realtà, ma che si racconta attraverso personaggi e luoghi, peraltro a noi vicini, del tutto ispirati dall’immaginazione dell’autrice.

Lo spunto nasce dal ritrovamento dell’autrice di documenti e composizioni poetiche che attestano la condizione di “esposto” del bisnonno da cui emerge il grande disagio per essere cresciuto senza madre e l’incontenibile desiderio di conoscerla.

Tali scritti, davvero suggestivi, sono stati raccolti nell’appendice del volume.

La storia raccontata nel libro, invece, ambientata geograficamente fra Lucca e La Spezia nella seconda metà dell’ottocento, racconta un percorso all’incontrario, quello di un padre che scopre l’esistenza di un figlio naturale e si mette alla sua ricerca, accompagnato da un amico.

Oggi il problema sembra limitato al fenomeno migratorio, ma fino a metà del XIX secolo esistevano istituti che all’esterno avevano la cosiddetta “ruota degli esposti”, una bussola girevole divisa in due parti chiuse, una verso l’interno ed un’altra verso l’esterno, che permetteva di collocare, senza essere visti dall’interno, gli esposti, i neonati abbandonati.

Facendo girare la ruota, la parte con il bambino o la bambina veniva immessa nell’interno dove, aperto lo sportello si poteva prendere il neonato per dargli le prime cure.

Traccia di questi eventi possiamo ritrovarli, oggi, solo nei cognomi particolari che venivano dati a questi bambini e che hanno portato fino ai nostri tempi i loro discendenti.

(Marcello Delfino)

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