Cernaia: in anteprima le pagine della denuncia contro il Comune

LA SPEZIA – A seguito della nota diffusa dal Comune su un esposto che sarebbe stato presentato da cittadini sulla Cernaia, abbiamo contattato l’avvocato Fabio Sauchelli, autore del procedimento di cui dà notizia oggi il Secolo XIX, e siamo in grado di mostrarvi in anteprima alcune pagine della denuncia (non è un esposto) presentata da cittadini contro il Comune.

L’avvocato ci ha inviato anche la perizia Sani del febbraio 2016, sui danni causati alle radici dai lavori di scavo.

PROCURA DELLA REPUBBLICA DELLA SPEZIA

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Denuncia

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Il sottoscritto XXXXXXXXXXXXXXXXXXX, desidera portare alla attenzione della ricevente Procura della Repubblica quanto segue, il tutto in relazione ai lavori, allo stato attuale in corso, sulla scalinata Cernaia in La Spezia, nell’ambito dei quali ha avuto luogo l’abbattimento di diversi alberi ed il probabile futuro abbattimento di ulteriori di essi, il tutto nel contesto di un bene formalmente tutelato dal punto di vista paesaggistico come la scalinata in questione, che risulterebbe in virtù di ciò irrimediabilmente danneggiato o deteriorato.

La tematica oggetto del presente esposto è da leggersi in stretta connessione potenziale sia con il disposto dell’art. 733 c.p (potenzialmente applicabile anche in ipotesi di beni pubblici: (cfr., Cass. Pen., Sez. III, 24 Ottobre 2008, n. 42893, in ‘Cass. Pen.’, 2009, 7-8, 3057 e Cass. Pen., Sez. III, 12 Aprile 1995, n. 3967, in ‘Cass. Pen.’, 1997, 1339)., sia con all’art. 40 cpv c.p. e 169 e seguenti del Decreto Legislativo 42/04.

 

Premesso che

1) Con decreto del 4 febbraio 2014 la Direzione Regionale per i Beni Culturali e paesaggistici della Ligura dichiarava la Scalinata Cernaia di interesse culturale, ex art. 10 comma 1 del D. L.vo 42 del 22 gennaio 2004 . […..]

2) Si apriva di conseguenza un dibattito sulle modalità operative degli interventi e si costituiva un comitato spontaneo (“Salviamo gli alberi della Cernaia”), il quale sollecitava la pubblica amministrazione a porre la necessaria attenzione verso la salvaguardia degli alberi presenti nella Scalinata, sia per il loro valore ambientale che per quello storico – culturale, riconosciuto nel decreto del 4.2.2014. La questione era oggetto di un tavolo tecnico tra rappresentanti del Comune e del Comitato e si giungeva, alfine (con verbale del 27 febbraio 2014, allegato 1), a concordare alcuni criteri sulla base dei quali si sarebbero dovuti articolare i lavori, identificando un certo di numero di alberi che avrebbero potuto essere tagliati e ripiantumati ed un certo numero da salvaguardare (vedi perizia Sani del febbraio 2014, che identificava 25 alberi da preservare, allegato 2) ;

3) Intorno alla fine del 2016 questa impostazione di fondo era purtroppo abbandonata.

4) In tale periodo l’amministrazione comunale, dopo aver dato avvio ai lavori, richiedeva all’agronomo interessato della pratica, il dott. LUIGI SANI, di verificare come le opere stessero incidendo sugli alberi (con delibera dirigenziale 5279 del 26/9/16, allegato 3) e lo stesso immediatamente sottolineava […] che i lavori (che sino a quel momento avevano interessato solo 3 alberi), a suo avviso, pur svolti con una certa attenzione, stavano portando comunque pregiudizio alle piante, […]

5) A questo punto, inspiegabilmente, l’atteggiamento degli uffici comunali interessati mutava improvvisamente e, prima che il dott. Sani potesse fornire ulteriori chiarimenti, determinava, con decisione del dipartimento 2-territorio e politiche ambientali, del 11 gennaio 2017, prot. 2944 (allegato 5) a firma ING. CLAUDIO ZANINI, ARCH. MARINA FRUMENTO, AGR. DOTT. MARCO LA MANTIA E ING. CLAUDIO CANNETI, “per le piante ricadenti nel tratto sommitale della scalinata di procedere all’abbattimento” ;

6) In seguito il dott. Sani produceva un approfondimento della propria relazione (allegato 6: perizia febbraio 2017), dal quale si evinceva come la salute delle piante fosse messa in pericolo […] dal fatto che si stava scavando alle loro radici, minandone in tal modo salute e stabilità.

7) Nonostante fosse evidente che le piante non avrebbero corso alcun pericolo di degrado se non gli si fosse continuato a scavare intorno, l’amministrazione comunale riteneva evidentemente preminente il proprio interesse di portare a termine i lavori di manutenzione in corso e, rompendo gli induci, provvedeva al taglio di numerosi alberi (quasi tutti) presenti nella zona alta della scalinata. […]

8)[…]

9) Un simile corso di azione non si presenta come condivisibile, considerando che la scalinata e con essa l’alberatura che la caratterizza sono un bene pubblico, in virtù anche della dichiarazione di interesse culturale che la riguarda. Ciò che deve essere tutelato per primo, quindi, è il bene pubblico in questione. Ove si presentino problemi, nella fase operativa dei lavori, che mettano in pericolo il bene pubblico (nella fattispecie gli alberi), la soluzione non può e non deve essere di eliminarlo, ma deve essere quella di mettere in atto le variazioni necessarie per evitare che esso vada perduto.Sin dalla fase iniziale del tavolo tecnico, infatti, si era messa in discussione la scelta di procedere alla posa di tubazioni per sottoservizi nell’area centrale della scalinata, essendo ragionevole che esse avrebbero potuto interessare ed indebolire le radici degli alberi, ma le rassicurazioni fornite erano in senso opposto. […] Soluzione più ragionevole sarebbe stata invece quella, che può essere ancora praticata, di posare i sottoservizi sui due camminamenti laterali sotto i quali come anche è emerso nel corso dei recenti lavori non sono presenti apparati radicali delle alberature. Se ora emerge che la modalità esecutiva dei lavori prescelta originariamente metteva in pericolo l’alberatura, ovvero il bene pubblico da tutelare, l’unica ragionevole conseguenza avrebbe dovuto essere quella di modificare il percorso delle tubazioni, non certo di tagliare le piante poiché la posa delle tubazioni le indeboliva ;

10) […]

11) nei giorni scorsi è inoltre apparso sulla stampa locale (Il Secolo XIX, allegato

7: articolo del 18 maggio 2017) un articolo sull’argomento, all’interno del quale il dott. Sani ha chiarito di non aver mai visto il progetto esecutivo dei lavori (“non so se ci sia o se sia solo a livello di idea …”) e ribadisce di non aver assolutamente detto che le piante presenti fossero da tagliare (“Lei ha detto di tagliare tutto e subito? No, Tre anni fa ho detto quali piante eliminare e quali tenere. Poi ho visto che si stava scavando sotto le radici e ho detto che non mi sarei assunto la responsabilità della tenuta”). E’ evidente anche dalle affermazioni rese come le indicazioni del tecnico prescelto dallo stesso Comune non siano state tenute in considerazione e come lo stesso non sia stato messo neppure a conoscenza dei contenuti del progetto esecutivo di scavo.

12) […] ;
13) […]
tanto premesso ed esposto, il sottoscritto propone formale

denunzia

[…] – affinché l’adita Autorità proceda -[…] -al fine di comminare la giusta punizione per i reati che saranno ravvisati nei fatti precedentemente narrati – oppure affinché accertata la responsabilità penale in ordine ai reati di cui agli artt. dell’art. 733 c.p, nonché all’art. 40 cpv c.p. e 169 e seguenti del Decreto Legislativo 42/04. venga comminata la giusta punizione.

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