#Amministrative 2017: Baldino (per la nostra città): Restituire alla città gli spazi per la cultura

LA SPEZIA- L’unica cultura conosciuta dal principale partito di governo della città, autentico responsabile dello sfascio del nostro territorio è quella della lottizzazione e dell’oscurantismo. In città per le Associazioni o anche semplicemente per gli artisti che decidono i mettere a disposizione della collettività la loro arte è vita dura.
E’ vita dura trovare una sala, è impresa impossibile trovare una sede, uno spazio.
A meno che….non si faccia parte del cerchio magico.
Ovvero non si abbia in tasca la tessera del partito.
Per chi fa teatro poi è impresa titanica sopravvivere.
Il Civico è un tempio sacro.
Ma non della Cultura con la C maiuscola, ma solo della “culturetta di famiglia” e non può essere dato in uso (a dispetto del nome) ai comuni mortali, specie se privi di qualche “addentellato politico”…
Identica cosa dicasi per la Dialma Ruggiero, peraltro decentrata, rabberciata e da sempre trattata come struttura di serie B.
Mancano gli spazi idonei si dice e infatti per autentici gioielli come l’ex “Trianon” nulla è stato fatto, da parte di chi ci ha amministrato negli ultimi trent’anni, per impedire che diventassero di volta in volta Garage, Call Center, magazzini etc etc.
Tralascio lo scempio del Teatro Monteverdi, l’uso improprio riservato al Cozzani, le saponerie e i supermercati sorti sulle ceneri del Teatro Astra o del Marconi, l’abbandono in cui versa il Cinema Diana che finirà per caderci un giorno o l’altro sulla testa.
Certo, qualcuno dirà, trattasi di strutture private.
Ma una buona amministrazione avrebbe avuto il dovere, nell’interesse della collettività, di recuperare gli spazi storici di una città, sia per preservare l’identità culturale che per metterli a disposizione della collettività .
Invece, qui alla Spezia, si ha l’impressione che i pochi luoghi ove si tenti di offrire cultura, siano a totale carico di cittadini filantropi, come l’instancabile lavoro degli amici del Cinema Nuovo (ex Unione Fraterna) unico spazio ove è possibile vedere pellicole altrimenti dimenticate.

Ci sono poi strutture potenzialmente attive come il Palco della Musica che vengono lasciate a marcire sino a essere praticamente inutilizzabili, mentre andrebbero assolutamente recuperate per lo scopo per il quale sono state a loro tempo create dai nostri nonni.

Anche per non continuare a “massacrare” i residenti del centro con musica e schiamazzi, visto che nel quadro della prossima estate spezzina, i nostri “geni della cultura” hanno indicato Piazza Beverini e Piazza del Bastione come luoghi deputati a ospitare manifestazioni (leggi soliti concerti con decibel fuori controllo e fuori legge). Queste due piazze, ospitano in pratica due notti bianche a settimana, con moltissimi residenti infuriati di cui nessuno pare proprio occuparsi (vero assessore Parodi?).
Anche questa è Cultura. Cultura della arroganza ! O devo pensare che alcuni locali del centro godano di favori particolari da parte della amministrazione ?
Concludendo, una amministrazione che vuole davvero favorire la cultura deve innanzitutto recuperare i luoghi e gli spazi idonei e deve saperli mettere a disposizione di tutti, e non solo e sempre dei soliti noti.
Deve saper dare al Civico una gestione veramente Civica e non politica, tramite una commissione che rappresenti pienamente lo spaccato artistico e culturale di una città, che per fortuna di artisti veri ne ha e ne ha avuti tanti .
Gente che da anni si sbatte per promuovere l’arte, in cantine maleodoranti e dietro le sacrestie prese in affitto…
Gente che ha titoli acquisiti sul campo. Gente capace e perbene, che ha preferito fare cultura, senza avere in tasca alcuna tessera di partito.

In passato le “istituzioni culturali”, sono risultate incapaci persino di trovare nei propri uffici l’esatta datazione di una piantumazione di pini in una piazza storica della città. Per il futuro dobbiamo costruire qualcosa di diverso e di assolutamente apolitico, anche evitare che si possa pensare che qualcuno in quelle istituzioni ci sia entrato senza sapere neppure né leggere né scrivere.

Massimo Baldino Caratozzolo (Per la nostra città)

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