Autori italiani da scoprire, parte seconda

Secondo appuntamento con artisti italiani poco conosciuti che meriterebbero un approfondimento. Nella prima parte abbiamo analizzato Massimo Bubola, Enzo Carella e Walter Foini. Questa settimana, è la volta del duo Loy & Altomare, di Vincenzo Spampinato e Jenny Sorrenti.

Loy & Altomare. Checco Loy, figlio del famoso regista Nanni e Massimo Altomare, sono stati un duo country-pop degli anni settanta. Poco conosciuti al grande pubblico, hanno sfornato tre soli album, uno più bello dell’altro e avrebbero meritato maggior fortuna. Loy & Altomare ad un certo punto sembravano poter diventare la risposta italiana a Simon & Garfunkel; senza arrivare ai livelli del ben più affermato duo statunitense, la loro breve carriera musicale è impreziosita da alcune perle. Accomunati da una vacanza a Londra, i due giovani, raccontano il loro incontro nel brano autobiografico “Checco e Massimo”, contenuto nel disco d’esordio “Portobello”. Questo piccolo gioiello, contiene brani sia intimisti che taglienti; tra i primi, su tutte “Insieme A Me Tutto Il Giorno”: “…parliamo delle ore su un futuro migliore, in cui anche noi si possa stare. Con la minestra calda, i volti soddisfatti, i letti bianchi appena fatti…”, tra i secondi, “Topi”: “Mio padre a casa tardi, gli occhi arrossati dal vino, perché è così duro esser bambino. Finché mamma una sera è uscita dopo cena, all’indomani calma e pancia piena…”. Passato ingiustamente inosservato, a “Portobello” fa seguito “Chiaro”, altro splendido album che contiene il loro brano, tra virgolette, più famoso, la splendida “Quattro Giorni Insieme”: “Quattro giorni insieme a far l’amore come pazzi a cucinarci gli spaghetti e non ci annoiavamo mai. Sempre uniti insieme, noi ci amavamo allegramente ed alla fine di ogni volta ci piacevamo un po’ di più…”. I testi mai banali, spesso ironici ed amari, accompagnati dalle loro chitarre acustiche e da un cantato mai sopra le righe, come in “Porte Chiuse” e “Torre D’Ombra”: “Torre d’ombra, acqua che non si scalda mai, gelso e brina perché non mi avvolgi in te insperata virtù, dai fecondami…”. Il terzo ed ultimo album, prima di una timida carriera solistica, è “Lago Di Vico (mt.507)”. Pubblicato dopo ben cinque anni dai primi due, si fa notare per i testi aspri al punto che venne trasmesso poco o niente dalle radio. Da ricordare “Contro Natura”, “Liscia E Piatta” e “Ci Sono Uomini”. Una coppia di artisti che hanno lasciato un breve segno e che vanno assolutamente riscoperti.

Vincenzo Spampinato. Cantautore catanese di estrazione folk-rock, è sulla scena musicale dal lontano 1969, anno in cui era membro del gruppo rock dei Rovers con i quali incise un singolo e con i quali partecipò ad un famoso Festival Palermo Pop che vide la presenza di alcuni giganti come Aretha Franklin ed Arthur Brown. La lunga gavetta, comprende lo scioglimento del gruppo, il servizio di leva e tanta fame, fino ad un clamoroso exploit consistito nel secondo posto ottenuto al Festivalbar 1978 con la splendida “È Sera”: “Finito il giorno, metti l’abito da sera e la luna ha fatto il suo primo sbadiglio, mentre appesa in cielo sembra proprio uno spicchio d’aglio; e una foglia frustata dal vento, ha paura e si lascia cadere e le stelle come sempre, stanno lì, a guardare. Ed i gatti sopra i tetti già discutono d’amore, le poesie del Leopardi non mi fanno più dormire… È sera, e sarò solo. È sera, e canto solo, stasera, stasera. Le mie mani dentro il buio ti cercano stasera, troppe sigarette mi consolano stasera. È sera…”. Grazie a questo effimero ma improvviso successo, Vincenzo Spampinato riesce a farsi strada come autore, in particolare scrivendo testi per Riccardo Fogli ma anche duettando con artisti del calibro di Lucio Dalla, Franco Battiato e Ramazzotti. La produzione solistica non viene ricordata per ulteriori hit da classifica; le radio trasmettevano solo i suoi brani più orecchiabili, sebbene dotati di testi ironici e particolari, come ad esempio “L” e “Batti Un Colpo, Maria”. Ben considerato nell’ambiente musicale, Spampinato ha partecipato ai tour di Vasco Rossi e dei New Trolls ed è stato direttore artistico di importanti rassegne siciliane. Ha composto anche musiche per il cinema e per la pubblicità, scritto album in dialetto siculo, un artista a tutto tondo. I dodici lavori pubblicati, meritano un approfondimento, in particolare gli ultimi, dedicati ad un folk di qualità.

Jenny Sorrenti. Napoletana, sorella del ben più famoso Alan, quello dei grandi successi fine settanta che prenderà una redditizia deriva commerciale, Jenny ha lasciato un segno importante nel mondo del progressive italiano quando fondò il gruppo dei Saint Just, forieri di due album imperdibili per gli appassionati del genere, “Saint Just” e “La Casa Del Lago”. Due gemme permeate di atmosfere folk impreziosite dalla sua splendida voce, due dischi di culto amati anche all’estero. Ha proseguito una oscura ed avanguardista carriera solista, collaborando con Pino Daniele, Lucio “violino” Fabbri e Francesco De Gregori, sfornando dischi originali per via delle commistioni mediterranee e celtiche. Non essendo un’artista per le masse, consigliamo vivamente di cercare in rete i suoi brani, senza remore.

Nella terza parte, un altro trittico di artisti italiani poco conosciuti.

(Fabrizio Bordone)

 

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