La guerra delle scarpe, di Menippo di Gadara

LA SPEZIA – Nei primi anni sessanta un regista francese, Yves Robert, portò sullo schermo un romanzo per ragazzi di Louis Pergaud, “La guerra dei bottoni”, che raccontava gli scontri fra bande di adolescenti che privavano dei relativi bottoni i calzoncini dei soccombenti.
Questa campagna elettorale amministrativa ci sta proponendo, invece, la “guerra delle scarpe” vista la presenza in liste contrastanti di due autorevoli esercenti spezzini di calzature.
Ha cominciato Guido Melley, proprietario dello storico omonimo negozio di Corso Cavour, esercizio di un certo livello con clienti della buona società spezzina che si presentano al commesso con piedi profumati e calze di filanca. Il negozio è noto agli spezzini soprattutto per i suoi saldi, davvero poco avvicinabili se un signore di colore di una certa età, probabilmente ben radicato nella nostra città da averne assimilato la perfida arguzia, guardando le vetrine, ebbe a definirli “saldi mordali”.
Di contro si schiera Ruggia, calzaturificio meno di lusso, dove si servono le persone un po’ più ordinarie che magari hanno qualche callo che fa la montagnola sotto il calzino talora forato dall’alluce che cerca la luce.
La tecnica è quella che utilizzava Achille Lauro, armatore e sindaco di Napoli negli anni cinquanta, leader del partito monarchico, che aveva appunto escogitato la strategia della scarpa.
Consegnava agli elettori prima del voto una scarpa spaiata e dopo il voto, se lo avevano meritato, dava anche l’altra.
Oggi il controllo è più facile perché esistono mezzi sofisticati per dimostrare il voto, allora Lauro doveva fidarsi, ma se le cose andavano male mezza Napoli camminava con una scarpa sola.
Nelle liste c’è solo un ferramenta, ci siamo salvati, siamo scampati alla guerra dei ferramenta perché finché si tirano scarpe, passi, ma se si passa a chiodi e chiavi inglesi…..
Intanto i followers di Papa Lorenzo si daranno appuntamento ogni domenica, fino al giorno delle elezioni, nella Piazza Matteotti, non quella dove c’è la Conad, quella vera che dà sul Bar Costituzionale, ombelico della politica europea degli ultimi decenni.
Si raccoglieranno in attesa di venire salutati da Lui che a mezzogiorno in punto si affaccerà dall’attico prospiciente la piazza, dove attenderanno finché non apparirà il viso, solo quello a causa del baricentro basso, abbronzatissimo, non nell’accezione berlusconiana, e mesciato con luci argentate nel baffo e nel capello brizzolato.
Dopo il saluto la cerimonia laica si concluderà con la mescita di vino, pane e panifici, come si sa, non gli portano bene.
Vino sì, a volontà, offerto da un anonimo ammiratore di Monterosso, vino miracoloso che, così dicono, nelle notti d’estate addirittura canterebbe.
I followers intanto sono stati scatenati alla ricerca di quei vili piddini che, per mettere le mani avanti onde ammortizzare l’ennesimo manrovescio che sta per arrivare, hanno messo in giro una perfida insinuazione complottarda.

La logorante attesa che ha tenuto in angoscia la provincia intera, e oltre, per quella estenuante altalena di notizie contrastanti in ordine alla candidatura non sarebbe stata causata dal prolungarsi dalla trattativa in via Lunigiana, ma da ben altro accordo cercato al tavolo del centrodestra che sembrerebbe intenzionato a ringraziare concretamente il Nostro per la discesa in campo, magari insediandolo alla Fondazione Carispezia, al posto dell’inestinguibile Melley, quello vero, che dopo una breve gestione, 19 anni, sembrerebbe impossibilitato a stare ancora li. Ma non si sa mai.
Noi non entriamo nel merito, ci rifacciamo al nostro vate: “ai posteri l’ardua sentenza”.
Chi vivrà vedrà.
Ultima nota viene direttamente dal cielo: sembra che San Giovanni si sia davvero incazzato.
Dove abita alla Spezia, insieme a Sant’Agostino, in piazzetta del Bastione, è stato aperto il point di Manfredini.
Avrebbe fatto sapere che girano un po’ le scatole ad uno come lui che tiene particolarmente alla legalità – San Giovanni non vuole inganni – doversi sopportare un socialista sotto casa.
(Menippo di Gadara)