Il 5 maggio degli spezzini

LA SPEZIA – La paura è passata, il panico si è rarefatto. L’angoscia che ha tenuto in ansia una città intera per settimane e settimane si è trasformata in gaudio e speranza.

Si candida ? Non si candida ?

Sì, si candida.

E come non avrebbe potuto, di fronte a una pressione inarrestabile che  ha coinvolto l’intero tessuto sociale di una città intera.

Una spinta che oggi, per semplicità, si aggettiverebbe come “trasversale”.

D’altronde, sappiamo bene come la considerazione di sé sia una merce difficile da gestire e come siano facilitati a farlo gli uomini grandi, i colossi.

La storia, la letteratura, il cinema sono pieni di giganti buoni.

Ma quando le dimensioni sono più ridotte, quando la superficie corporea è meno capiente, la considerazione di sé è un elemento che è portato ad implodere e ad esplodere, a non essere insomma contenuta.

E se poi è provocata da cotanta disperazione fra mail, messaggi, telefonate, firme, cablogrammi e contatti personali…..

Insomma una città in subbuglio che non sapeva come affrontare questi momenti di grande incertezza.

Gli agricoltori non coltivavano più i loro campi, i sindacalisti non andavano più in fabbrica, i medici non curavano più i loro pazienti, i venditori di scarpe si sentivano traditi e consegnati al concorrente.

Pare che persino il Prefetto sia dovuto intervenire per sollecitare una decisione, qualunque essa fosse, allertando la Protezione Civile nella evenienza che la risposta fosse negativa.

Ma intanto, come Napoleone radunava i suoi generali prima di sferrare l’attacco, i colonnelli dell’uomo del destino si organizzavano rassicurando le truppe che la guerra ci sarebbe stata.

E la comunità dei fedeli, per strappare la grazia, organizzava istanze, suppliche, preci, raccolta firme.

Per passare da Napoleone a Vittorio Emanuele II, Lui non è rimasto insensibile al grido di dolore che da ogni angolo della città si alzava, non troppo per non passargli sopra, verso di lui.

Bene, l’uomo del fare è sceso in campo.

Un sospiro di sollievo è partito l’altra sera dal Bar Zentrale, come direbbero dalle sue parti oltre il sacro fiume, ed ha alitato leggero e frizzantino su tutta la città.

Gli agricoltori sono tornati ai loro campi, i venditori di scarpe si sono armati per l’occorrenza, alcuni medici sono tornati ai loro pazienti.

Altri medici no. Hanno ritenuto che fosse più utile, per i loro stessi pazienti, abbandonarli e dedicarsi totalmente all’uomo del destino.

Loro lo sanno, se sarà sindaco non ci sarà più bisogno di medici, infermieri e infermiere.

I ciechi riavranno la vista, gli zoppi potranno correre agilmente sul ponte Revel, i muti parleranno (speriamo non troppo) e soprattutto il popolo dei fedeli non cadrà nel peccato di incredulità che commise San Pietro, ma camminerà sulle acque del Golfo, fra un riempimento e l’altro, sotto gli occhi compiaciuti del Santo e di coloro ai quali il Santo, per portarsi avanti il lavoro, ha già garantito l’eternità (almeno per gli anni di concessione).

Menippo di Gadara

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