Dalla polvere all’altare, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – E’ tempo di Pasqua e come diceva Giulio, Andreotti non Maggiore, alle quaresime seguono sempre le resurrezioni.

Dalle tenebre infernali dopo la sconfitta interna con il Benevento, a razzo verso il cielo con l’impresa di Verona e la conferma casalinga sul Bari.

Una squadra preoccupata, contratta, che sembrava aver perso la voglia di provarci e che ritrova concentrazione e logica contro due nobili costruite per il successo finale e che sembrano soffrire degli stessi tormenti che ultimamente hanno offuscato lo spirito degli aquilotti.

Difficile stabilire quanto abbia influito il merito dello Spezia e quanto l’inconsistenza di Verona e Bari.

Certo lo Spezia è sceso in campo con un modulo diverso rispetto al consueto e con la forza della disperazione di chi teme veramente di toccare il fondo, soprattutto nel cuore dei tifosi.

Ho sempre sostenuto che questa squadra non ha le caratteristiche tecniche per primeggiare e che quindi avremmo dovuto accontentarci di un campionato tranquillo che consentisse di lanciare i giovani che abbiamo la fortuna, oltre al merito di chi li ha cresciuti, di avere nella rosa.

E’ innegabile, tuttavia, che i non eccelsi valori dimostrati dalle contendenti qualche flebile ambizione l’avessero pur legittimata e che le attese per le prestazioni di questi ultimi due mesi fossero ben altre anche in forza di quanto dichiarato a suo tempo dal mister che assicurava, giusto qualche settimana fa, che la condizione migliore doveva ancora arrivare e che a quel punto……

La realtà è stata, invece, di tutt’altro colore.

La forma fisica è sembrata affievolirsi inducendo ad atteggiamenti confusi e talora rinunciatari che, visti da fuori, possono essere confusi con forme di svogliatezza che gli sportivi non accettano.

Quante volte la squadra, pur sconfitta, è uscita dal campo sotto gli applausi convinti del suo pubblico.

E’ un pubblico che sa riconoscere l’impegno e la serietà e che sa apprezzarle anche nelle situazioni più sfortunate.

E’ un pubblico che non tollera disimpegno e pressapochismo e che sa richiamare l’ambiente ad una coerente assunzione di responsabilità.

Speriamo che l’altalena si fermi, che le prestazioni ritrovino una logica di continuità e razionalità.

Certo nel calcio le cose cambiano in un attimo, neanche il tempo di formulare una teoria che il campo te la smonta in un baleno.

Sembrava che lo Spezia, per esempio, fosse diventata Fabbrini-dipendente, che il prestigioso acquisto di gennaio fosse decisivo per le ambizioni della squadra.

Senza togliere nulla alle qualità di Fabbrini, che ci auguriamo possa riconquistare quel tono e quella brillantezza mostrate al suo arrivo, oggi abbiamo di fronte una realtà del tutto diversa che ha visto la squadra espugnare Verona e battere il Bari pur senza il suo gioiello, mettendo anzi in evidenza ottimi progressi per graditi ritorni, quali Sciaudone e Piccolo, e la bella sorpresa regalataci dall’ottimo Maggiore in un ruolo del tutto nuovo per lui e anche per noi.

Gli ultimi due prestigiosi successi rendono tutti più tranquilli e più sereni e consentiranno comunque, nel caso di non auspicabili ulteriori passi falsi, di far giocare in pianta stabile i nostri giovani talenti, quelli già visti e qualche altro che magari non è stato ancora messo in mostra.

Inutile dire che parallelamente al campo, nelle ultime settimane di campionato, diventa attuale la questione dei contratti, dei rinnovi o degli addii.

I giocatori pensano al loro futuro, specialmente quelli che non hanno davanti ancora troppe stagioni da poter disputare a questi livelli.

Difficile dire se la voglia di dimostrare di meritare la conferma, per quelli che la desiderano, sia un incentivo per fare meglio o un pensiero che disturba la concentrazione ed innervosisce.

Dipende dal carattere del calciatore e credo che i buoni dirigenti dovrebbero conoscere i propri giocatori e comportarsi di conseguenza.

Stesso discorso vale per l’allenatore. Se lui fosse d’accordo me lo terrei di sicuro.

Con quello che c’è in giro è un vero lusso.

E, come dice Di Carlo, la partita più difficile è sempre la prossima.

 

P.S: E’ Pasqua, facciamo onore all’ex cavaliere Berlusconi che ha voluto dare a questa festività una particolare inclinazione animalista facendosi riprendere a più riprese ad allattare col biberon agnellini salvati dalla tavola dei bagordi degli umani.

Anche la Serie B sembrerebbe voler inchinarsi a tanta sensibilità varando per l’occasione una rappresentativa capace di testimoniare l’amore per gli animali.

Fra i pali si disputano il posto Faggiano del Bari e Colombi del Carpi, due veri portieri……volanti.

La difesa desta qualche preoccupazione per la fragilità dei due difensori centrali Bianchetti (Verona) e Pecorini (Entella) tanto che non si esclude di impiegare Mastinu dello Spezia, fuori ruolo ma certamente in grado di garantire maggiore grinta.

Sugli esterni viaggiano Gatto dell’Ascoli e Cani del Pisa con la raccomandazione di stare ben larghi in modo da non incrociarsi mai.

Centrocampo a tre: fra i mobilissimi Osei (Pro Vercelli) e Rondoni (Perugia) giostrerà l’ostico Riccio, ventenne dell’Avellino contro il quale gli avversari non amano davvero venire a contatto.

La terna d’attacco vede schierate diverse eccellenze, l’astuzia di Volpe (Frosinone), l’imprevedibilità di Tassi (Ascoli) che viene fuori quando meno te l’aspetti e l’aggressività di Luppi (Verona) famelico di reti.

A disposizione il portiere Ragni (Ascoli), i centrocampisti Volpicelli del Benevento e Grillo della Salernitana e gli attaccanti Falco (Benevento) e Palombi (Ternana).

In panchina siederanno il neo allenatore del Brescia Cagni e Castori del Carpi.

Sono stati inoltre diffidati dal prendere parte alla selezione, perché assolutamente indesiderati, Padella del Benevento, Pelagatti del Cittadella, Legati della ProVercelli e Pellacani del Verona.

Buona Pasqua.