Il “nostro” porto ovvero: conservatorismo vs laicismo portuale

LA SPEZIA- La notizia del convegno intitolato “Spezia e il suo porto” ci permette di intervenire su un tema considerato anche da parte ambientalista decisivo per la città ed il comprensorio: un porto non è solo un porto, soprattutto quando questo è ospitato in una rada fortemente antropizzata come il golfo della Spezia.
D’altra parte, l’espressione ‘economia del mare’ (o della ‘varietà’, evocata spesso di questi tempi) confermerebbe che solo una programmazione equilibrata, attenta, aggiornata permette di far convivere le diverse anime del golfo, senza che un settore marittimo si sviluppi a detrimento di altri, con pregiudizio per il patrimonio ambientale, culturale e turistico dello stesso golfo: questo, soprattutto, per le future generazioni spezzine.
Il recente avvicendamento al vertice della nuova A.P., avvenuta sotto gli auspici della trasparenza amministrativa e della definitiva sostenibilità economico-ambientale, si sta palesando come trionfo del potere burocratico, che concepisce se stesso come fulcro di un sistema aziendalistico auto-referenziale.
Ignorando la recente letteratura sull’argomento (che parla di integrazione necessaria porto/città: ma qui si potrebbe aggiungere di porto e comunità del golfo) – ma forse trascurando anche la propria formazione professionale (di architetto) – il nuovo presidente dell’ASP pare essersi uniformata perfettamente al ‘piano inclinato’ della prassi burocratica (bandi, gare, appalti, contenziosi ecc.), accogliendo per ottime tutte quelle pratiche che avevano visto, in questi anni ‘spericolati’, l’ente portuale in conflitto permanente con altri soggetti del territorio (comune, concessionari, associazioni culturali ambientaliste, popolazione residente).
Così, il corso inaugurato (?) dal nuovo presidente Roncallo sembra procedere nel solco di una programmazione di – almeno – vent’anni fa (ma che già allora, a nostro avviso, mostrava segni di insostenibilità ambientale e unilateralismo economico (v. containers)).
Tale autoreferenzialità – chissà? Forse suggerita dal personale dell’A.P. rimasto in sala macchine… – pare conoscere, poi, un momento di autentica ‘volontà-di-potenza’ quando prefigura uno scalo commerciale capace di movimentare oltre 2.500.000 TEUS – grazie al riempimento di banchine portuali sovradimensionate (di cui oggi si parla a livello nazionale); una super-capacità, finalmente (ma vorremmo anche aggiungere – perché no? – fantasticamente) resa possibile da una linea ferroviaria magicamente compiuta (Pontremolese)!
Tutta quella consapevolezza propria di una società complessa, inserità sì in un contesto globalizzato ma anche, responsabilmente, attenta a criteri e parametri di equilibrio, reversibilità, durevolezza ambientali – perciò anche economici, civili ecc. – sembra svanita d’un colpo: ciò che trionfa pare essere una logica economicistica (ammantata quasi di carità sociale: “lavoro e occupazione per tutti!”) ma che, ai nostre sodalizi, appare un rischio concreto di compromettere la vita stessa del principale bene ambientale di cui disponiamo e che dovremmo conservare: il golfo.
Contravvenendo a tutte quelle aspettative di sostenibilità (anche ambientale), partecipazione, trasparenza e di equilibrio economico la politica perseguita dall’attuale AP ci sembra rinnovi quel ruolo conflittuale che già ha rallentato le opere del porto accettate (es. bonifica) e che, inoltre, ha tentato di compromettere la coesione sociale, riconosciuta sempre più indispensabile in questi anni difficili.
Contro questa rassegnazione rinnoviamo il nostro impegno – e la nostra fiducia – per rendere durevolmente competitivo, davvero sostenibile e ‘civico’ il porto della Spezia, riprendendo il metodo della partecipazione e dell’approfondimento inaugurato nel 2006 con l’istituzione del Tavolo tecnico per la realizzazione del prp.

Italia Nostra onlus – La Spezia
Verdi Ambiente Società (VAS) – La Spezia
Coordinamento Quartieri del Levante – La Spezia

 

 

 

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