Vi spiego perché il Pd non è più la mia casa, di Silvia Gobbetti

SARZANA – Riceviamo e pubblichiamo la lettera d’addio di una militante del Pd che ha deciso di lasciare il partito dopo molti anni di militanza e di aderire al movimento “Articolo Uno”:

“I motivi che mi hanno spinta dopo oltre 18 anni di militanza nel PD sono molteplici.

Il più importante e doloroso è in sintesi che ad un tratto mi sono sentita disorientata, persa.

Nonostante sia sempre stata una bersaniana convinta ho avuto un momento, seppur non del tutto persuasa, in cui ho deciso di votare Renzi animata anch’io da una voglia di cambiamento rispetto a modalità che ormai era fisiologico , a mio avviso, superare.

Dopodichè ciò che è avvenuto lo conosciamo bene tutti…

Proprio in questo intercorrersi di avvenimenti mi sono trovata spettatrice di un partito, il “mio” partito, in cui la politica (quella vera) non era più la protagonista….

Politica intesa come perseguimento di ideali, missione fondata su un’ideologia di base che mettesse al centro lo scambio, il dibattito, la critica costruttiva… Dove al centro della discussione ci fossero argomenti come i lavoratori, le fasce più deboli, i servizi, le donne in poche parole IL SOCIALE.

Argomenti chiave e fondanti di una sana ideologia di sinistra.

Mi sono trovata a far parte di un partito di sinistra che in una forma davvero anomala stava governando col centro destra…

Ecco è da qui che la domanda che mi sono fatta guardandomi allo specchio è stata la seguente: “Ma cosa ci faccio io qui oppure cosa ci fanno questi qui?”

Ed ecco che mi ha pervasa la sensazione di essermi ritrovata, ad un tratto orfana, senza casa, senza radici…

E’ stata complicata, dolorosa e piena di ripensamenti la decisione di abbandonare…

Poiché lasciando il PD non lasciavo soltanto un partito ma un senso forte di appartenenza, la speranza, la voglia di crederci e lottare…

Inoltre (e mi riferisco alla sfera locale) stavo abbandonando la mia sezione, quella che fin da bambina frequentavo….

Quella sezione di cui ricordo l’odore dell’inchiostro dei ciclostilati…

Dove i compagni mi tenevano in braccio mentre urlavano ma che poi ,finite le liti, si trovavano davanti a un bicchiere di vino e ad un pezzo di formaggio a scherzarci sopra….

Lascio un gruppo di persone con cui sono cresciuta, con cui ho condiviso fatiche, lotte, lacrime e risate.

Ciò che mi addolora maggiormente è la constatazione dell’affievolirsi di alcuni valori fondanti… Questo non voler più identificarsi come tanti anelli della stessa catena…

Questa falsa apparenza del far parte di ogni scelta, quando in realtà le decisioni vengono poi prese prima e da un ristrettissimo gruppo…

Questo aver dato credito alla filosofia dell’ “uomo solo al comando” , del “o con me o contro di me”; metodi ai quali io personalmente non ho mai creduto e che mi hanno sempre fatto un po’ paura…

Mi affaccio quindi a questo movimento, seppur in punta di piedi, animata da una forte speranza e da alcune riflessioni.

-la prima è che sono convinta che esista un vasto orizzonte di sinistra da intercettare e da scoprire …

-ho poi bisogno di recuperare la voglia e la forza di ricominciare a credere nella politica, quella vera..

-perché ho un figlio e vorrei potergli consegnare un mondo migliore o almeno poter dire di averci provato…

-perché ritengo che sia giusto tornare a parlare con la gente della gente: quella che non ha un lavoro, quella che ce l’ha ma è costretta a subire ricatti e scendere a compromessi per mantenerlo…

In ultimo perché credo che ognuno di noi abbia diritto alla propria dignita’ noi e il nostro stupendo Paese.” (Silvia Gobbetti)