Dalle Ande agli Appennini: gli Inti Illimani

Proprio quest’anno, lo storico e glorioso gruppo degli Inti Illimani taglia il traguardo dei cinquant’anni di carriera. Una lunga storia affascinante, quella che accompagna la band cilena, una storia che si snoda attraverso tanti anni di esilio vissuti qui da noi a causa della dittatura del Generale Pinochet che ha insanguinato il loro Paese. Gli Inti Illimani vengono spesso associati ad un gruppo interprete di canzoni politiche di protesta con connotazioni folk ma questa etichetta è ormai obsoleta e riduttiva. Sicuramente, l’impronta politica ha segnato buona parte della loro vita di musicisti ma l’ensemble sudamericano ha saputo evolversi esplorando sonorità nuove ed originali, pur mantenendo un’anima popolare di matrice andina.

Il loro nome deriva dal termine “Inti” che per gli Incas è il sole e “Illimani”, nome in lingua Aymara di una montagna delle Ande Boliviane che significa “aquila dorata”. Tutta la cultura Andina permea la musica della band cilena che, nel corso degli anni, nei vari cambi di formazione ha utilizzato strumenti tipici molto particolari come il charango, il sikus, il bombo leguero e molti altri. La tecnica di canto degli Inti Illimani prevede spesso la coralità, i testi vengono interpretati a volte in modo gioioso, altre volte in modo sofferto con un’espressività tipica ma mai sopra le righe.

Nel loro repertorio troviamo brani tradizionali riadattati ed impreziositi da una grande perizia esecutiva, trasposizioni letterarie e poetiche privilegiando Pablo Neruda, rifacimenti dell’immensa artista e poetessa Violeta Parra, loro connazionale, e molti altri. La storia degli Inti Illimani inizia dunque nel 1967 quando alcuni giovani dell’Università di Santiago danno vita al primo nucleo del complesso; ben presto iniziano a girare il Sudamerica proponendo brani folk e tradizionali ma il vento impetuoso della ribellione giovanile raggiunge ogni angolo del pianeta e, dopo il disco d’esordio del ’69, gli Inti Illimani iniziano a proporre brani politici. Sostengono la candidatura di Salvador Allende, il primo presidente di fede marxista al mondo ad essere eletto senza rivolte popolari bensì in modo democratico ed incidono un album “Canto al Programa” dove viene proposto, tra una musica e l’altra, per l’appunto il programma presidenziale. Questo disco contiene una delle loro canzoni più famose, “Venceremos”, uno degli inni politici del periodo, ma il destino incombe sia sulla loro strada che, soprattutto, su quella del Cile.

Gli Inti Illimani partono per un tour europeo, non sono ancora famosi, lo diventeranno a breve; tra le tappe della tournée c’è Roma e mentre si trovano nella capitale per il concerto, giunge la notizia del golpe militare guidato dal Generale Pinochet che rovescia il legittimo governo Allende. È l’11 settembre 1973, una data che tornerà in primo piano molti anni più tardi proprio in quegli Usa che molti indicano come la mano occulta di questo sanguinoso colpo di stato. Ovviamente, è impensabile per gli Inti Illimani cercare di tornare in Patria senza venire arrestati e/o fucilati dentro uno stadio come migliaia di cileni innocenti, perciò sono costretti a chiedere asilo politico al nostro Paese e si stabiliscono vicino Roma dove rimarranno fino al 1988. Dall’esilio, concentrano musica ed iniziative a sostegno della causa cilena, improvvisamente diventano un simbolo della sinistra italiana rivoluzionaria ed i loro dischi si susseguono ottenendo grandi successi. Il loro brano-simbolo, contenuto nell’album “Viva Chile!”, è una specie di marcetta dal ritmo incalzante, scritta da Sergio Ortega, dove viene gridato uno slogan che sarà urlato in mille manifestazioni nelle nostre piazze e non solo, “El Pueblo Unido Jamas Serà Vencido!”: “In piedi, cantando, il popolo trionferà, a milioni già impongono la verità; sono fatti d’acciaio, ardente battaglione, e le loro mani impugnano la giustizia e la ragione. Donna con fuoco e con valore sei già qui insieme al lavoratore. E ora il popolo che si alza nella lotta con voce da gigante gridando: Avanti! Il popolo unito non sarà mai sconfitto! Il popolo unito non sarà mai sconfitto! …”.

L’esilio forzato e le drammatiche notizie che filtrano da oltreoceano sulle tante esecuzioni di massa, contribuiscono alla composizione di canzoni anche molto malinconiche e proseguono a tradurre in musica le poesie di Violeta Parra. Il fatto di essere un gruppo aperto, aldilà del nucleo originario, ha fatto sì che sorgessero delle diatribe legali tra ex componenti e non, al punto che esiste un’altra band denominata “Inti Illimani Historico”. Una delle peculiarità della band cilena è quella di aver creato un genere musicale indefinibile, una commistione tra il folk e varie contaminazioni; persino le canzoni più semplici, attraverso la loro grande abilità strumentale ed anche canora vengono plasmate fino a divenire dei piccoli gioielli. Gli Inti Illimani hanno collaborato con numerosi artisti ed hanno partecipato ad innumerevoli iniziative a favore della pace e per la fratellanza tra i popoli. L’ultimo album del quale si ha notizia è del 2014 e sono tuttora molto amati nel nostro Paese. Dalle Ande agli Appennini e ritorno, verso quelle vette incontaminate, pure come la loro musica.

(Fabrizio Bordone)

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