Paolo Petri (PD): “PUC, alcune considerazioni”

LA SPEZIA- Scrivo queste note per chiarire la mia posizione in merito all’ultima commissione consiliare che ha iniziato ad affrontare ed entrare nel merito del PUC per evitare possibili fraintendimenti. Non c’è nessuna spaccatura nella maggioranza sul PUC ma solo la necessità di svolgere un lavoro serio ed approfondito come consiglieri comunali. In questa fase non siamo di fronte ad un voto, ma ad un inizio di discussione, peraltro a mio avviso avviata molto in ritardo. Tutti, o almeno molti di noi, concordano sugli indirizzi generali, “i famosi 7 punti” ma è la loro effettiva applicazione che apre una discussione seria e questa, purtroppo, è iniziata solamente venerdì 17 marzo, e non può essere imputata certamente alla responsabilità dei Consiglieri Comunali. Passare dalla enunciazione dei principi alla applicazione degli stessi non è assolutamente banale, anche per le responsabilità che ci dobbiamo assumere.

Veniamo alle richieste che ho esplicitato la prima volta che è stata data tale possibilità ai consiglieri. Personalmente ho condiviso i famosi 7 punti, anche se ho sottolineato, in commissione degli aspetti di tipo formale (normative di legge da cui non si può prescindere) e di impostazione in quanto pur riconoscendo il grande lavoro fatto sul piano della ricomposizione dei dati relativi agli aspetti urbanistico-territoriali e geologico-ambientali, purtroppo non c’è traccia di un aspetto che io credo sia fondamentale già nella fase della pianificazione, ossia del rapporto che intercorre fra dissesto idrogeologico ed eventi piovosi critici (e non parlo di bombe d’acqua) che sono la causa innescante di quasi tutti gli ultimi eventi franosi. Ora credo che come si sia fatto il censimento delle frane e delle fontanelle d’acqua sarebbe stato molto opportuno censire i nodi di innesto della rete idrografica (le tristemente famose zone tombinate) che attraversano la città e valutare, seppur sommariamente le problematiche che ne derivavano. Questo tema lo avevo già posto con forza all’indomani della mia entrata in Consiglio Comunale (tarda Primavera del 2016), quando ho presentato una mozione sul dissesto idrogeologico a cui mi spiace doverlo constatare non e’ stata data attenzione, nonostante il grande apprezzamento corale di tutto il consiglio comunale. Nella mozione affrontavo, tra l’altro, le problematiche connesse fra dissesto idrogeologico e le parti marginali della città, laddove finisce la città ed inizia la campagna, è una tematica estremamente sentita nel mio quartiere dove Via Galvani si allaga almeno una volta ogni uno o due anni ed i problemi creati dall’asse di penetrazione a Spezia in Antoniana non sono stati ancora risolti. Questa tematica coinvolge però la fascia marginale di tutta la città, non è un problema limitato, anche se nel mio quartiere si è manifestato e si manifesta con regolarità . Credo inoltre che la prevenzione vada fatta in fase di pianificazione territoriale se vogliamo togliere il triste primato della estrema urgenza. Quindi la scelta operata in tal senso è anche politica e non solamente tecnica. Tant’è che ho affermato, durante la commissione, che alla base di un qualsiasi strumento urbanistico debba stare un vero e proprio piano regolatore delle acque, capisco i tempi contingentati, ma quantomeno il censimento delle tombinature e delle sue ripercussioni in caso di eventi critici credo che avrebbero avuto necessità di una risposta già in questa fase.

Per cui mi sarei aspettato che il Piano Urbanistico regolamentasse ed individuasse i modi con i quali risolvere il problema; Piani Particolareggiati idrogeologici? Interventi di sistemazione dei versanti e/o di adeguamento delle reti che attraversano la città? Vasche di laminazione? Consorzi volontari? Non sta a me nel ruolo di consigliere comunale risolvere il problema ma è un compito della pianificazione individuare il percorso per la soluzione (che peraltro può avviare importanti piani di investimento).

Al di là comunque di questo aspetto quello che ho sottolineato in Commissione sono i seguenti punti:

 Sviluppare un momento di incontro con le forze sociali e professionali per avere un quadro completo sulle valutazioni complessive sul PUC in fase di presentazione , ho chiesto espressamente di ascoltare le Commissioni Urbanistiche degli Ordini Professional, almeno per gli ordini che hanno tali commissioni, oltre alle forze sindacali, industriali e produttive su cui il PUC va a impattare oltre che ovviamente ai cittadini. Visto che è sempre stato affermato che ci sia un generale accordo, non mi pare una richiesta che contrasti il PUC; inoltre il confronto con gli operatori sul territorio è sempre stata una linea di comportamento condivisa nel mio partito, che doverosamente ho fatto mia. Richiesta peraltro accolta da tutta la Commissione
 Esplicitare attraverso uno schema temporale il percorso di adozione del PUC, ossia chiarire le novità e modifiche relative alla disciplina del procedimento di adozione ed approvazione del PUC che si pongono alla luce delle novità legislative in materia urbanistica introdotte con la Legge R. n° 29 del 18/11/2016 e art. 5 L.R. n° 33 del 27 Dicembre del 2016, ossia capire bene cosa accade se andiamo alla adozione in Consiglio Comunale; Questa richiesta è orientata alla verifica dello sviluppo temporale complessivo dell’iter, dalla adozione in Consiglio Comunale alla approvazione del PUC. Con particolare riferimento alla fase politica attuale che vede il Consiglio Comunale in scadenza. Mi pare ovvio che i Consiglieri siano messi in condizione di capire le implicazioni conseguenti alle recenti normative di legge (Novembre/Dicembre 2016);
 Chiarire il rapporto che intercorre la Pianificazione sovraordianta (PAI) e Piano Urbanistico, ossia se gli uffici del Comune, al di là dei sempre opportuni rapporti tecnici con gli uffici regionali in materia hanno già ottenuto l’approvazione formale e le conseguenti modifiche siano state approvate mediante l’inevitabile modifica del Piano PAI dell’ambito 20 e quale è la delibera regionale conseguente a questo. Questo perché dal 17 febbraio 2017 sono soppresse le Autorità di Bacino ex L. 183/1989 e i relativi organi, sostituite dalle nuove Autorità di Bacino Distrettuali. Una norma comunque prevedibile visto che è dal 2006 che questa spada di Damocle pendeva. Anche questa richiesta tratta un aspetto sostanziale ossia vuole essere il modo per evitare che la città si trovi sospesa in un limbo che nessuno si augura, con il rischio che il confronto con il Piano di Assetto Idrogeologico (sovraordinato) porti alla eventuale decadenza del PUC stesso.
 Altro elemento di criticità che ho sottolineato, ma senza nessuna accusa nei confronti dell’Amministrazione è la parte relativa al reticolo idrografico con tutte le problematiche connesse alle incongruenze fra catasto e reticolo, che avrebbe richiesto a mio parere un forte approfondimento visto i grandi problemi che crea l’incongruenza manifesta fra realtà e rappresentazione cartografica, peraltro la Regione Liguria in questa materia ha delle grandi responsabilità. Queste sono le questioni che ho posto in Commissione e non sono critiche che portano allo stravolgimento del PUC, sono contributi ed individuazione di limiti, pur apprezzando il grande lavoro che è alla base delle proposte avanzate, limiti che erano già individuati nella mia mozione di circa 9 mesi fa.

Credo peraltro che tutti i consiglieri devono sapere cosa succede, ossia mandare in adozione il PUC, senza una chiarezza su questi temi non mi pare corretto, per la responsabilità che ci assumiamo di fronte alla città tutta. Durante la discussione sono state comunque apprezzate e condivise una serie di considerazioni che ho sviluppato tant’è che da parte dei tecnici dell’Amministrazione , è stato risposto “è vero dovremo fare ulteriori approfondimenti ed ora grazie alla presenza del CNR-IRPI sarà possibile aprire il tema dissesto idrogeologico piogge critiche-innesco delle frane“, quindi immagino che comunque dovrà ripartire il lavoro per aggiornare e migliorare tutte le fasi relative al dissesto idrogeologico che al momento sono state valutate ma non approfondite. Posso infine dire che da un PUC che guarda allo sviluppo ed alla salvaguardia della città nel futuro, almeno per gli aspetti legati al dissesto idrogeologico, mi aspettavo di più, ecco questa è la critica se volete “politica” che mi sento di poter fare.

Consigliere Comunale Paolo Petri

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