Dai Genesis alla World Music: Peter Gabriel

In un mondo come quello musicale, dove le invidie, le maldicenze e la competizione rendono “tutti contro tutti”, se c’è un personaggio rispettato, considerato e benvoluto, quello è Peter Gabriel. Dapprima come frontman indimenticabile dei favolosi Genesis degli anni settanta, poi interprete solista sofisticato e mai banale, da sostenitore instancabile della World Music e infine uomo attivo nel sociale con mille iniziative benefiche, Peter Gabriel è un artista amato dal pubblico.

Come molti suoi coetanei appassionati di musica, Peter si ispira a dei maestri, nel suo caso a Otis Redding e Nina Simone, grandi interpreti soul e non perde tempo a formare una band di studenti che si fonderà con un’altra dando vita ai primi Genesis. Dopo un album d’esordio un po’ forzato dal loro produttore che puntava a vendere scimmiottando i Bee Gees (ben prima della disco-music), con il secondo lavoro, “Trespass”, i Genesis iniziano la scalata per diventare i numeri uno del rock progressivo. Album di musica barocca, tra la classica ed il rock, contaminata da un gruppo di musicisti colti e preparati come Steve Hackett, Tony Banks, Phil Collins e Mike Rutherford.

Ma i Genesis, così britannici vecchio stampo, raccolgono i primi consensi proprio da noi in Italia, in Belgio e in Germania mentre vengono snobbati in Patria. Peter Gabriel è un cantante istrionico ma ha una gran paura ad affrontare il pubblico e così trova un geniale escamotage; aiutato dai testi che parlano di figure mitologiche, di leggende popolari e personaggi delle favole, Gabriel inizia a travestirsi e truccarsi, dando enfasi a quelle figure e riuscendo a stare sul palco senza patemi. Tra un brano e l’altro, impara ad intrattenere il pubblico con storielle improvvisate ed il pubblico rimane ipnotizzato davanti a tanto carisma.

I Genesis raggiungono l’apice creativo con lo splendido album “Selling England By The Pound”; Peter Gabriel è considerato dalla critica come il leader assoluto e questa cosa comincia a stare stretta ai compagni d’avventura ma anche ad egli stesso. La rottura con i Genesis è imminente, giusto il tempo di registrare l’ambizioso “The Lamb Lies Down On Broadway”, doppio lavoro scritto da Gabriel con sonorità meno magniloquenti e, complice il bisogno di Peter di stare in famiglia per i problemi di salute della primogenita, avviene una dolorosa rottura che lascia fans e critica increduli.I Genesis proseguiranno la loro lunga carriera con la soluzione interna Phil Collins alla voce, mentre Peter Gabriel inizia una nuova vita come solista.

Siamo nel 1977 quando Gabriel debutta con il primo album solo e i primi quattro saranno senza titolo per sua scelta; il primo, risente ancora in parte dell’ultimo “The Lamb” con i Genesis, contiene brani splendidi come “Solsbury Hill” che racconta dell’abbandono con i Genesis e “Here Comes The Flood”. Nel secondo, una menzione a parte la merita “Mother Of Violence”, brano sulla guerra:” La paura, lei è la madre di violenza. Mi tendo a guardare il modo in cui si nutre. L’unico modo di sapere che lei è lì, è il sapore sottile nell’aria…”. Il terzo lavoro solista del 1980 riscuote finalmente un buon successo, questo grazie ai due singoli estratti, “Games Without Frontiers”, ispirato alla famosa competizione Giochi Senza Frontiere e soprattutto a “Biko”, brano che parla dell’omonimo attivista sudafricano anti-apartheid e che diverrà un inno in tal senso, sebbene boicottato nel Paese in questione. In questo album, Peter Gabriel si avvale della collaborazione di Kate Bush e Peter Hammill e si intravvedono le sonorità che verranno poi definite come “World Music”, una variante della musica etnica. Il quarto disco, lancia in modo definitivo Gabriel con la hit “Shock The Monkey”, un tormentone del periodo, ma contiene anche brani molto impegnati di denuncia sociale come “Wallflower”, contro il regime cileno di Pinochet.

La crescente popolarità lo spinge verso il cinema, sue sono le musiche del film “Birdy, le ali della libertà”, l’ex Arcangelo Gabriele dei gloriosi Genesis è maturo per il successo planetario che troverà con l’album “So” grazie al singolo “Sledgehammer”, brano che spopola nelle classifiche e nelle radio di mezzo mondo. Il video di questa canzone è innovativo per il periodo e conquista numerosi premi rivoluzionando i criteri di produzione in questo settore emergente. In questo “So”, ci sono anche la splendida “Don’t Give Up”, eseguita con Kate Bush e “In Your Eyes” e si tratta del primo album di Peter Gabriel con un vero titolo, sebbene volutamente brevissimo così come lo saranno i dischi seguenti. Grandissimi riconoscimenti li otterrà la colonna sonora del film di ScorseseL’ultima Tentazione di Cristo”; Gabriel è lanciatissimo, escono alcune raccolte e “Us”, disco molto autobiografico sulle relazioni personali a seguito del divorzio recente, cantato in parte con Sinèad O’Connor.

La carriera di questo grande artista prosegue senza soste tra collaborazioni di prestigio ed iniziative umanitarie continue, per le quali ci vorrebbe un articolo a sé stante. Un grande compositore, un grande interprete, un grande innovatore ma, prima di tutto, un grande uomo Peter Gabriel.

(Fabrizio Bordone)

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