La sacerdotessa del rock: Patti Smith

Una carriera artistica anomala quella di Patti Smith, poetessa e cantante rock settantenne di Chicago. Anomala perché esplosa all’improvviso, senza la solita trafila che accomuna la maggior parte dei cantanti di successo che hanno dovuto sgomitare per ottenerlo. Quando esordisce con il primo album, “Horses”, siamo nel 1975 e Patti Smith è già ventottenne; viene prodotta da John Cale che suona anche nel disco insieme ad un altro grande musicista, Tom Verlaine. “Horses” è un album che lascia stupefatti pubblico e critica per via delle sonorità che, solo in seguito, si capiranno essere i prodromi del punk e per i testi. Il disco si apre e si chiude con due cover celebri come “Gloria” dei Them di Van Morrison e “My Generation” degli Who, ma sono i brani originali a lasciare il segno. Come “Redondo Beach”, un reggae scritto anni prima dal testo sferzante e provocatorio, dove si parla di un suicidio per un amore lesbico non corrisposto: “Era piccola, un angelo con i capelli biondi come mele…sono appena andata in camera mia ed ho iniziato a piangere…era mattina, angelo, sei andata, sei andata? …”.

Di Patti Smith colpiscono anche la voce ed il modo di cantare vigoroso ed intenso, mentre per la peculiarità dei testi viene accostata, manco a dirlo, al miglior Bob Dylan. Il secondo album, “Radio Ethiopia”, è quello della conferma, il debutto non era un fuoco di paglia; qui il suono è ancor più sferzante, l’energia sprizza da ogni microsolco, come brano citiamo “Pissing In A River”. Il successo definitivo, arriva nel 1978 con un altro grande album, “Easter”, disco che contiene uno dei grandi classici di Patti Smith, la celeberrima “Because The Night”, brano trascinante scritto a quattro mani con un altro grande rocker, Bruce Springsteen: “Loro non possono ferirti ora. Non possono ferirti ora, non possono ferirti ora. Perché la notte appartiene agli amanti. Perché la notte appartiene al desiderio. Perché la notte appartiene agli amanti. Perché la notte appartiene a noi… “. Questo brano venne scritto dal Boss e poi scartato perché non trovava posto nel’’album “Darkness On The Edge Of Town”; il gruppo di musicisti e Patti avevano lo studio adiacente a quello di Bruce e per caso nacque questo regalo al quale Patti Smith modificò il testo per renderlo adatto ad una donna e poterlo dedicare al futuro marito Fred. Allo stesso Fred “Sonic” Smith, la sacerdotessa dedicò un altro grande classico del suo repertorio, forse il brano più bello in assoluto, “Frederick”. Presente nel quarto album, “Wave”, Patti Smith riversa in questa canzone tutta l’intensità interpretativa della quale è capace per manifestare l’amore verso il proprio compagno e lo fa in modo meno aggressivo, per ovvi motivi, spalleggiata come sempre dalla grande chitarra del fidato Lenny Kaye: “Frederick, nome di protezione, alto, sopra al cielo che è chiaro, tutte le cose che ho sempre sognato, sono concentrate in questo nome d’amore… “. Sempre in questo lavoro, troviamo un altro brano famoso che è stato oggetto di decine di cover, “Dancing Barefoot”; l’ellepi è dedicato a Papa Luciani, il pontefice famoso per la misteriosa scomparsa improvvisa.

Il tour di “Wave” è trionfale, Patti Smith è all’apice del successo e sbarca anche in Italia con due date a Bologna e a Firenze dove fa il pieno di spettatori. Siamo nel settembre 1979, Patti ha 33 anni, non ne sono passati nemmeno cinque dal debutto discografico e arriva l’annuncio a sorpresa, si ritira dalle scene per sposarsi con Fred. Passerà un decennio tra l’uscita di “Wave” ed il successivo “Dream Of Life” del 1988 ma sarà un rientro col botto grazie alla presenza di un brano che avrà un successo planetario, “People Have The Power”: “Mi svegliai al grido che il popolo ha il potere di redimere l’opera dei pazzi fino alla mitezza, alla pioggia della grazia. È stabilito che il popolo detta le regole. Il popolo ha il potere” . Un brano che diverrà un inno alla libertà, scritto insieme a Fred che nell’album suona anche la chitarra.

Ma il destino presenta il conto a Patti Smith sotto forma di svariati lutti; prima il pianista della band, poi il suo primo amore che ha avuto molta influenza su di lei, il fotografo Robert Mapplethorpe, poi il fratello Tod e infine, l’amato Frederick che la lascia, insieme alle loro due figlie, per un infarto. Passeranno altri otto anni per rivedere una nuova pubblicazione e questa sarà più o meno la tendenza fino all’ultimo “Banga” del 2012. Dopo la scomparsa di Fred, Patti Smith si è concentrata sull’impegno sociale ma sempre rimanendo in ambito musicale, sia presenziando con la sua band ad eventi di piazza e televisivi.

Memorabile, a questo proposito, la partecipazione di Patti Smith come ospite al Festival di Sanremo del 2012 dove insieme ai Marlene Kuntz ha interpretato “Impressioni Di Settembre” della grande PFM e la sua “Because The Night”. Ha 70 anni la sacerdotessa maledetta del rock, è ancora in attività, una carriera anomala, concentrata in pochi anni di successi che hanno lasciato un’impronta indelebile e sono bastati per entrare, nel 2007, nella Rock and Roll Hall of Fame.

(Fabrizio Bordone)