Basta stracciarsi le vesti! Di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Negli sport di squadra, al contrario che per la gran parte degli altri contesti, la regola per la quale chi è assente ha sempre torto, non è assolutamente un assioma.
Anzi, si può ben dire che chi marca visita ha sempre ragione. O quasi.
E’ il caso della sconfitta dello Spezia a Carpi, addebitata in quasi tutti i commenti del giorno dopo, soprattutto all’assenza del nuovo arrivato Fabbrini.
Faccio intanto gli auguri a Fabbrini per la cosa splendida che gli è accaduta ed esprimo apprezzamento per la società che gli ha concesso di assistere la consorte in un momento così delicato per i loro destini familiari.
E’ sempre gratificante dimostrare, con i fatti, di credere che, anche per una società sportiva, la vita non si realizza esclusivamente fra gli spogliatoi ed il campo da gioco. I giocatori sono uomini come noi e sanno apprezzare che si tenga conto delle loro umane priorità.
Vorrà dire che Fabbrini, anche per la fortunata coincidenza capitatagli, sarà sempre più legato a questa maglia che è sembrata già da subito quasi legata alla sua pelle se non altro per la voglia di rilancio e di rivincita che gli sta consentendo.
Ma per venire al calcio giocato, dopo la sconfitta di Carpi, lo Spezia, secondo diversi commentatori, è diventata Fabbrini-dipendente.
Penso bisognerebbe evitare di esagerare in valutazioni di questo tipo.
Che Fabbrini sia importante per la squadra lo abbiamo capito tutti, ma che senza Fabbrini siamo perdenti in partenza pare francamente un’esagerazione.
Non sono, infatti, le occasioni da rete che sono mancate a Carpi, tutt’altro, ne abbiamo create parecchie ed anche abbastanza limpide, è mancata, se mai, la concentrazione e la determinazione in una partita cominciata male e proseguita peggio, se possibile.
Specialmente nel finale abbiamo buttato al vento ottime opportunità e ciò significa che siamo stati comunque capaci di arrivare in zona gol.
Non carichiamo dunque di eccessive responsabilità Fabbrini che per giocarsi il suo rilancio e, gli auguriamo, la sua definitiva affermazione, ha bisogno di tranquillità e di poter sfruttare al meglio, anche sul campo, quello stato di grazia che oggi gli dà anche lo splendido regalo della paternità.
E non solleviamo, d’altro canto, argomenti che possano generare disistima nei confronti degli altri perché, oltre non corrispondere alla verità, offrirebbero alibi ingiustificati a chi volesse ridurre il proprio impegno professionale.
Lo Spezia, quest’anno, lo ripeto ancora, non è stato realisticamente costruito per vantare particolari ambizioni.
Al di là di scontate affermazioni di inizio campionato, è risultato chiaro a tutti che questa stagione, per la società, è vissuta come un anno di transizione da mettere a frutto per recuperare una situazione finanziaria che stava andando fuori controllo e per valorizzare quei giovani provenienti dal vivaio che hanno dimostrato di essere un vero e proprio tesoro da spendere con oculatezza nel loro interesse ed in quello della società stessa.
Le qualità tecniche e morali dei ragazzi in generale, la sorprendente maturazione dei più giovani, le indiscusse capacità professionali del mister, un mercato di gennaio che ha certamente rinforzato la squadra hanno indotto a cambiare il tiro, come si dice, ed ad alzare l’asticella del salto in alto verso misure più ambiziose.
Tutto legittimo, un po’ meno i recenti proclami sulla stampa da parte di alcuni giocatori che, con il comprensibile intento di rassicurare gli sportivi, rischiano di caricarli di aspettative oggi poco attendibili.
Meno legittimo ancora, a mio parere, fare processi ed ingenerare dinamiche depressive quando arriva qualche battuta d’arresto che va messa nel conto senza strapparsi i capelli, almeno per coloro che hanno la fortuna di averne a sufficienza.
Solo con questo stato d’animo, di realismo e di umiltà, si può sperare di recuperare quei pochi punti che in una classifica molto corta possono consentire di allungare la stagione.
Intanto godiamoci questo ennesima stagione di calcio ad alti livelli.