Acam, ultimo atto. Requiem (di Mario Bonelli)

LA SPEZIA- Requiem per Acam, che a breve non sarà più tra noi. Un tempo si parlava dell’acqua di Baratta; infatti nel 1913, in relazione alla precaria situazione igienica sanitaria esistente alla Spezia, l’amministrazione comunale decise di bandire un pubblico concorso per la realizzazione di un nuovo acquedotto in grado di fornire 10.000 metri cubi di acqua potabile. Tra i tanti progetti fu scelto quello dell’ing. Fausto Baratta, che prevedeva l’estrazione di acque dal subalveo del fiume Magra, in località Fornola ed il convogliamento sino alla città. Nel 1928 è stato progettato, sempre dall’Ing. Baratta, l’acquedotto di Vezzano Ligure. Nel 1972 la gestione passò dalla Società Aquedotti Tirreni Spa al Comune che l’affidò all’AMGA, poi diventata Acam.

Acam, una azienda prettamente territoriale, di cui i cittadini, un tempo, andavano fieri: sul sito di Acam c’è uno slogan “Acam, da 100 anni al servizio della città”. Purtroppo, la nostra Multiutility dal 2003 ha iniziato ad accumulare perdite, raggiungendo, negli anni successivi, la modica cifra di quasi 100 milioni, senza contare la situazione debitoria verso banche, quasi 400 milioni di euro. In questa società, i cui soci sono solo i Comuni, la mala gestio ha avuto il sopravvento, e di conseguenza, è stata deturpata e indebitata, fino a rischiare di fallimento.

Ora, i consigli comunali in “fretta e furia”, per coprire la malevole gestione, con motivazioni varie, approvano e deliberano “l‘aggregazione” di Acam, mediante gara, con una società molto più grande (Iren o altre), ponendo così fine alla territorialità , e cancellando con la fusione, una società tutta spezzina, (il consiglio comunale della Spezia, sul tema dell’ aggregazione, delibererà, lunedì 6 marzo). L’unica cosa che non sarà mai cancellata, è la responsabilità per danni, che i consigli comunali, soci di Acam, hanno nei confronti dei cittadini, mentre la procura della Corte dei Conti rimane silente. Il termine”aggregazione”, riferito ad Acam/Iren, e Amiu/Iren, piace molto ai sindaci nelle loro disquisizioni nei consigli comunali.

Giuridicamente, nella realtà, il termine “aggregazione” riferito ad Acam/Iren, non è altro che è una “Fusione per incorporazione”. La società incorporante (Iren o altre), assume i diritti e obblighi della società partecipante alla fusione (Acam), proseguendo in tutti i rapporti, anche processuali, anteriori alla fusione. L’operazione di fusione per incorporazione, (aggregazione) decisa dall’assemblea dei soci della società che vi partecipa, comporta una successione a titolo universale dei beni, determinando l’estinzione della società incorporata (Acam) e la contestuale sostituzione ad essa della società incorporante (Iren o altre).
Il controllo non c’era in una Acam in House 100% pubblica, figuriamoci adesso in una società pubblica/privata, quotata in borsa. Chi non ha forti perplessità in una operazione del genere?

Mario Bonelli, dottore commercialista, attivista M5S

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