Fuori strada e rientro, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – E’ spiacevole ripetersi ma il “mantra” che mister Di Carlo aveva evocato per inquadrare l’intera stagione si rivela sempre più convincente, anche per i più diffidenti.

Dunque questa squadra al massimo delle sue potenzialità può vincere con tutti, ma, al di sotto della prestazione ottimale, con tutti può perdere.

La “brumal Novara”, che dalle scuole elementari ci insegnano a citare con rammarico a seguito di una sconfitta risorgimentale che costò la vita al generale Ramorino, fucilato per tradimento, ci ha riproposto quella verità che ci portiamo avanti dall’inizio del campionato senza mezzi toni.

E questa volta, non se la prenda il mister, ma nel conto complessivo di quello che è mancato va messa anche la mancanza di lucidità che ha caratterizzato qualche sua scelta.

Non gli faremo fare la fine del generale Ramorino. Tutt’altro, che il Cielo, e la società, ce lo conservino anche per il futuro.

Il campionato è lungo e complicato e pensare di essere sempre in condizioni di viaggiare al massimo è una pia illusione ed allora qualche passo falso va messo nel conto cercando di focalizzare le difficoltà che lo hanno caratterizzato per lavorarci sopra e renderle superabili.

Se il campanello d’allarme si era fatto sentire con il pareggio casalingo col Trapani, subìto oltre il novantesimo, seppure onestamente meritato dagli avversari, a Novara è suonata la sirena allorché abbiamo visto all’opera una squadra supponente e svogliata e stranamente vulnerabile anche sul piano della resistenza atletica, qualità che spesso consente di superare qualche magagna tecnica.

L’assenza di Migliore si fa sentire, inutile nasconderlo, anche per il fatto di non avere un sostituto che, almeno nella consuetudine del ruolo, possa renderne sopportabile l’indisponibilità.

L’insistenza con la quale il mister ha voluto impiegare Ceccaroni, forse per non cambiare un modulo che ha regalato tante soddisfazioni, fa parte di quelle scommesse che gli allenatori ogni tanto hanno la pretesa di giocarsi.

A Ceccaroni non manca davvero facilità di calcio, soprattutto col piede mancino, e neanche una buona propensione al cross anche se non ci si improvvisa, in serie B, sulla corsia esterna contro avversari rapidi e capaci di approfittare del naturale disagio del neofita.

Il rischio, in casi come questi, è di mortificare il giocatore, soprattutto se si tratta di un ragazzo che sente ancora di dovere convincere mister ed ambiente delle proprie qualità.

Ma se si vince la scommessa, si è trovato uno spazio in più a chi ne cerca e si può vivere con più serenità l’eventuale assenza del titolare.

Il volitivo recupero effettuato con successo da Ceccaroni sul finire della partita con l’Ascoli ai danni di un avversario veloce e ficcante sembra, tuttavia, averlo riconciliato con il pubblico, che lo ha rumorosamente apprezzato, e, speriamo, con il ruolo.

Contro l’Ascoli abbiamo rivisto una squadra vogliosa di vincere e capace di recuperare l’umiltà necessaria per farlo.

I vecchi marpioni stanno tornando in ottime condizioni e gli sportivi che hanno preferito il turno infrasettimanale al plaid del divano ed alla Coppa Italia, si sono potuti godere Pulzetti, Piccolo e il sempre più intraprendente Diablo in forma smagliante.

Alcune incertezze difensive che segnalano, al contrario, qualche calo di forma da quelle parti, hanno tenuto aperta fino alla fine, anche questo sta diventando un mezzo problema, una partita che non aveva certo ragione di essere in bilico.

Questa strana serie B che ci presenta un Ascoli a metà classifica ed un Trapani in coda va veramente affrontata e presa, come si dice, con le pinze.

Ma Granoche, Piccolo e Fabbrini hanno dimostrato di entrare nel cuore della difesa marchigiana a loro piacimento e di mettere a frutto le loro superiori qualità tecniche.

El Diablo è davvero sorprendente e sul campo ha smentito tutti coloro che, come chi scrive, lo avevano frettolosamente considerato alla stregua di un ex giocatore.

Di Piccolo sapevamo e sappiamo e, senza avere dubbi sulle sue qualità, attendiamo con pazienza le soddisfazioni che può darci.

Di Fabbrini avremo modo di parlare, vogliamo solo sperare che dimostri quella continuità che sembra mancargli perché altrimenti sarebbe difficile spiegare cosa faccia fra noi. Meglio così.