Non c’è tre senza quattro, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Come spesso accade nel calcio l’atteso successo che avrebbe significato una striscia storica per lo Spezia formato serie B, quattro vittorie consecutive, non è arrivato.
E questo sarebbe poco per le alterne emozioni degli sportivi se non fosse che il traguardo agognato sia sfuggito quando ormai sembrava raggiunto.
Al 90′, o giù di lì, l’indigestissimo Trapani raggiungeva un pareggio tanto insperato quanto meritato, tanto infausto quanto sacrosanto.
Nel grigiore generale di questo campionato, il Trapani si è mostrato una squadra viva, battagliera con diverse buone individualità che ne rendono incomprensibile la pessima classifica.
E se l’esito è stato vissuto quasi come una beffa per lo Spezia ciò è dipeso solo dal fatto che il pareggio sia stato conseguito dai siciliani quando ormai le paure sembravano superate ed il risultato, nonostante tutto, messo al sicuro.
Ma le partite, tanto per utilizzare un luogo comune, durano 90 minuti, anzi purtroppo anche di più visto che il recupero è ormai divenuto una prassi obbligatoria.
Ma, a proposito dello Spezia di sabato scorso, bisognerebbe ricordare ai ragazzi che le partite durano due tempi di 45 minuti ciascuno e che giocarne uno solo di solito non è sufficiente per vincere.
Consideriamo una parentesi la partita di sabato scorso, se è vero che la forma della squadra, secondo quanto testimoniato dal mister, è in crescita e non in discesa.
E dire che le cose si erano messe particolarmente bene con l’infortunio difensivo degli avversari nel primo minuto di gioco che ha aperto la strada del primo gol ad un ritrovato Granoche che si è ripetuto non molto dopo concludendo con un bel tiro di collo pieno a mezza altezza, grazie ad un’ottima coordinazione, al termine di una azione anche un po’ rocambolesca.
Un primo tempo giocato allo spasimo, che ha visto raddoppiare se non triplicare le marcature sugli avversari con un dispendio di energie esagerato che poi è stato regolarmente pagato nella ripresa.
Le buone individualità siciliane sulle corsie esterne sono state sopraffatte da un superlavoro dei nostri esterni e centrocampisti che poi, quasi freneticamente, ripartivano per riproporre l’azione offensiva.
Era evidente che non si potesse tenere quel ritmo per tutta la gara.
Speriamo che ciò serva da lezione, che induca soprattutto i più esperti a dettare ritmi più blandi nella prima frazione di gioco in modo da gestire le forze nell’arco di tutta la partita.
Francamente è la prima volta che dobbiamo sottolineare questa mancanza di equilibrio nella distribuzione della fatica e non è escluso che sia dipeso da un soffocante desiderio collettivo di non fallire quel risultato tanto ambito.
La naturale delusione non deve comunque lasciare il posto a stati depressivi che sarebbero assolutamente ingiustificati anche in considerazione del fatto che lo Spezia ha comunque confermato tutte le sue potenzialità, certamente accresciute dopo il mercato invernale.
Alcuni giocatori devono ancora completare il recupero fisico ed attendiamo pertanto i migliori Piccolo, Sciaudone ed Errasti. Altri devono scoprire le loro carte fino in fondo come Djokovic che alterna a momenti di intensità e di pericolosità a qualche pausa di troppo.
Ma le risorse a disposizione non mancano e sono tutte di qualità per cui l’allenatore ha davvero la possibilità di ottenere il massimo grazie ad una sana e selettiva competitività.
Vorrei spendere una parola di apprezzamento per Filippo De Col che sembrava non potesse partecipare all’incontro di sabato scorso a causa di un infortunio patito a Vercelli apparso a prima vista più grave di quanto poi non si sia dimostrato.
Quando è stato chiamato a sostituire Vignali, stanco per essersi dovuto applicare ad una marcatura che lo contrapponeva ad un avversario che aveva un passo diverso ed una rapidità difficile da contrastare, Pippo si è messo a disposizione con umiltà risultando anche decisivo in un ripiegamento difensivo facendo così dimenticare le imprecazioni che talora strappa ai tifosi quando gli capita, in fase offensiva, di regalare qualche pallone alle curve.
Riprendiamo il cammino con la tranquillità necessaria a giocarci serenamente le nostre carte senza patemi e senza soverchie illusioni. E che Novara non sia fatale, ma salutare.

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