Storie di gruppi (10): Earth, Wind and Fire

Terra, vento e fuoco, tre degli elementi che in astrologia caratterizzano i segni zodiacali. La terra che sta a simboleggiare la materia e la concretezza, il vento che rappresenta la vita mentale e l’intelletto ed il fuoco che è il depositario dell’azione e della passione. Manca il quarto elemento, l’acqua, simbolo della percezione e di tutto quanto è magico ed ancestrale. Non è stata casuale la scelta del nome del gruppo da parte di Maurice White, leader fondatore di questa band che sta per tagliare il traguardo del mezzo secolo; infatti, il cantante e percussionista di questo gruppo leggendario, scomparso lo scorso anno, ha volutamente inserito nel nome della band i riferimenti astrologici di cui sopra.

La lunga storia degli Earth, Wind & Fire, che da ora chiameremo con l’acronimo EWF, si snoda attraverso numerosi cambi di formazione facendo degli EWF un vero gruppo aperto. La presenza di tanti musicisti nell’organico, ha sempre permesso alla band di Chicago di poter spaziare in tanti generi musicali, dal funky al soul, dal rhythm ‘n blues al jazz, fino alle incursioni disco degli anni ottanta. Il tutto con classe e buon gusto; gli EWF hanno venduto nella loro carriera decine di milioni di dischi in tutto il mondo, conquistando svariati Grammy Awards ed American Music Awards, oltre a numerosi dischi d’oro e, unico caso per artisti di colore, un doppio platino. Nel palmares di questo grande gruppo, c’è anche la prestigiosa stella sulla camminata degli artisti di Los Angeles, un riconoscimento tanto simbolico quanto prestigioso. Conviene sempre ricordare che quando parliamo di gruppi o artisti di lungo corso, i criteri per assegnare dischi di platino o d’oro erano totalmente diversi da quelli attuali; oggi, grazie all’aiuto del web, cantanti debuttanti ottengono lo stesso traguardo vendendo un numero di copie irrisorio rispetto ai periodi passati. Tornando agli EWF, l’avventura parte nel 1969, periodo fertilissimo per la musica moderna, dove emergere in mezzo a tanto fermento e creatività, era peculiare solo per i grandi talenti. Da allora, gli EWF hanno sfornato molti singoli di successo, la maggior parte delle persone li identifica con la celeberrima “September”, brano del 1978 che è un classico della musica: “Ricordi la notte del 21 settembre? L’amore stava facendo cambiare idea a coloro che fingevano, mentre scacciava le nuvole. I nostri cuori suonavano, nella stessa tonalità in cui le nostre anime cantavano. Quando danzavamo nella notte, ricordi come le stelle se la svignavano dalla notte? …”.
Un altro brano famosissimo, che all’epoca aveva spopolato, è la gioiosa “Fantasy”, dell’anno precedente: “Ogni uomo ha un posto, nel suo cuore c’è uno spazio, ed il mondo non può cancellare le sue fantasie. Fate un giro nel cielo, sulla nostra nave fantasy, tutti i vostri sogni si avvereranno, subito…”.

Una caratteristica degli EWF è quella di aver inserito nei loro concerti una varietà di effetti speciali talmente inusuali ed originali da lasciare lo spettatore a bocca aperta come ad esempio una sorta di piramide magica che fa sparire i componenti della band ed altro ancora. Il primo vero successo era arrivato con “Shining Star”, “Reasons” e “That’s The Way Of The World” title-track dell’album che le contiene.

Famosa la loro versione funky e trascinante di “Got To Get You Into My Life” dei Beatles inserita nel film “Sgt.Pepper’s”, da ricordare anche “Getaway”, dal ritmo incalzante come solo la band di Maurice White sa essere. Gli EWF, ottimi musicisti dal sound poliedrico, riescono a convincere anche nei momenti soft, basterebbe ascoltare la suadente e delicata “After The Love Is Gone”: “È successo qualcosa lungo il cammino, quello per cui eravamo felici è triste.  Oh, poi l’amore se n’è andato, quello che era giusto era sbagliato. L’amore che si è perso può essere ritrovato? …”. Di recente questo brano è stato reinterpretato dalla band insieme al “nostro” Mario Biondi.

Ad un certo punto della loro sfolgorante carriera, gli Earth, Wind & Fire si concedono delle uscite più commerciali spaziando tra la dance-music, ma sempre con buon gusto e mai trascurando l’abilità strumentistica. Ne sono un chiaro esempio “Boogie Wonderland”, hit da discoteca del 1979, ma ancor di più “Let’s Groove” del 1981, una funky-dance una spanna al di sopra di altri brani in circolazione in quel periodo. Gli EWF hanno collaborato con diversi grandi colleghi; hanno suonato con i Genesis dell’era Phil Collins in alcuni brani e con lo stesso Collins solista, alcuni componenti hanno prodotto album come nel caso dei Level 42 e lo stesso White è stato produttore delle “The Emotions” e di Deniece Williams.

Con lo scorrere degli anni, anche per gli EWF è arrivata la mannaia delle tragedie, prima con la morte del sassofonista ucciso per sbaglio dalla Polizia, poi altri membri fino alla scoperta del Parkinson di Maurice White che ci ha lasciati lo scorso anno. Gli Earth, Wind & Fire sono ancora sulla scena, i fasti del passato non intaccano la grande professionalità dei loro ultimi lavori. Una band che ha deliziato generazioni diverse e che è sempre stata indiscutibilmente coerente.

(Fabrizio Bordone)

Advertisements
Annunci
Annunci