Sarah Bernhardt: tante donne in una (recensione di Alberto Bonfigli)

Sarah Bernhardth secondo Delfina Ducci, una romana di origine umbra, filosofa, ricercatrice storico-letteraria e scrittrice teatrale.

Sarah Bernhardt: tante donne in una”, è la riscrittura di Delfina Ducci della vita della celebre attrice teatrale e cinematografica francese. Il suo vero nome era Rosine Bernhardt, soprannominata “La voce d’oro” e “La Divina” da Jean Cocteau, considerata oggi una delle più grandi attrici teatrali del XIX secolo.
Lo spettacolo è stato ospitato al teatro spezzino Dialma Ruggiero venerdì 17 febbraio alle ore 21. Unica rappresentazione, è stata messa in scena dall’Associazione Culturale “Rivoluzione Poetica SOFFOCO”, con l’adattamento scenico e la regia di Fabrizia Fazi, l’interpretazione delle attrici Susanna Sturlese ed Eleonora Landi, le musiche del pianista Filippo Cornetto.
Sarah Bernhardt, ormai una signora anziana, dopo una vita “vivace” e alquanto dissoluta, con una spregiudicata personalità che le faceva spendere soldi senza ritegno, oltre a recitare aveva provato anche l’esperienza della scrittura. Fra i suoi molteplici incontri conobbe e frequentò anche Oscar Wilde, dal quale fu impressionata perché lo scrittore stese ai suoi piedi un tappeto di fiori. E così si mostra al pubblico per la sua ultima apparizione, durante la quale narra la sua vita privata e professionale. Un’attrice davvero speciale, che nei suoi personaggi entrava impadronendosi del loro modo di agire, poiché a lei non bastava indossarne soltanto gli abiti. Da qui hanno accarezzato il palco i leggeri piedi dell’attrice Eleonora Landi, che nelle sue evoluzioni e momenti leggiadri ha proposto cinque frammenti di recitazione che hanno consacrato agli onori l’attrice Sarah Bernhardt: La Samaritana, di Edmond Rostand; La Signora delle Camelie, di Alexandre Dumas figlio; La Donna del Mare, di Henrik Ibsen; Santa Teresa D’Avila, di Jesùs Marìa Sanchidriàn Gallego; Froufrou, di Henri Meilhac e Ludovic Halèvy. Le cinque interpretazioni sono unite l’una all’altra da un sottile filo conduttore, anche se apparentemente appaiono slegate. Ogni storia si avvicina e penetra quella seguente, che seppur diverse hanno qualcosa in comune: la stessa donna che rappresenta il pianeta femminile dove si impongono i sentimenti. Quei sentimenti che, quando coinvolgono il mondo di genere, non possono essere altro che l’amore e la felicità, l’eterna ricerca di ciò che nessun elemento materiale può sostituire adeguatamente.

Il merito di questa produzione, oltre alla fantasia di Delfina Ducci, alla sapiente regia di Fabrizia Fazi e alle musiche di Filippo Cornetto, va attribuito innanzitutto alle attrici protagoniste, Susanna Sturlese, nei panni di Sarah Bernhardt anziana, ed Eleonora Landi, Sarah Bernhardt giovane, che hanno creato una chimica davvero palpabile. La recitazione è stata credibile, soprattutto Susanna Sturlese ed Eleonora Landi sono riuscite con naturalezza a mantenere i panni del personaggio per tutta la durata dell’opera. Anche le loro qualità vocali si sono distinte: un volume appropriato ed un’articolazione in linea con il contesto dello spettacolo, così come le movenze dei corpi e i gesti, in questo caso della giovale Eleonora, che hanno dato vita alla giovinezza di Sarah. Il pubblico ha dato una risposta più che soddisfacente, coinvolto dall’interpretazione di Susanna Sturlese ed Eleonora Landi, tanto che dopo il finale la massa i gente si è letteralmente gettata sulle due attrici e su Fabrizia Fazi, elargendo strette di mano e pacche sulle spalle per l’ammirabile interpretazione dell’attrice francese.
L’ambientazione scenica era semplice ed essenziale, anche perché l’ottima interpretazione di Susanna Sturlese ed Eleonora Landi non richiedevano e non hanno fatto sentire la mancanza di una scenografia sofisticata. Il gioco di luci è stato sufficiente a coadiuvare Susanna ed Eleonora nella loro ottima performance. A contribuire alla riuscita dello spettacolo è stata indispensabile la musica del pianista Filippo Cattaneo, che ha accompagnato le due attrici con musiche in linea con l’interpretazione e il momento storico.
In sintesi, un testo sostenuto dalla bravura magistrale delle interpreti Susanna Sturlese ed Eleonora Landi accompagnate dal pianista Filippo Cornetto, dal dialogo serrato, merito della scrittura di Delfina Ducci, e dalla coordinazione della regista Fabrizia Fazi, con una morale universale, croce e delizia dell’essere umano: la ricerca della felicità e dell’amore.
Il pubblico che ha riempito completamente il Dialma Ruggiero è stato un pubblico attento, concentrato e interessato nel corso dell’esibizione. Nel finale si è lasciato andare a dimostrazioni di apprezzamento e affetto per tutto il cast.

(Alberto Bonfigli)

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