Acam-Iren, le osservazioni di Mario Bonelli

LA SPEZIA- Brutta fine per Acam Spa; dopo essere stata smembrata, depotenziata, violentata, fino al rischio di fallire, ora viene venduta, “ops”, chiedo scusa, “aggregata” per “trenta denari”, 58 milioni di euro; è questo infatti il valore stimato da un gruppo di specialisti, per la nostra multiutility, rimasta con i settori idrico e ambiente, e si presenterà a breve sul mercato con gara ad evidenza pubblica. Ho avuto modo di ascoltare la presentazione del “piano industriale del gruppo Acam” sia in Commissione, a Vezzano, che al Barontini a Sarzana.

Dice il Sindaco Abruzzo, euforicamente “che l’aggregazione con un soggetto più grande, poggia su tre fondamenti: a) gli investimenti, b) la qualità dei servizi, c) le tariffe; gli investimenti, allo status quo, non sarebbero possibili da parte di Acam, a causa della procedura concorsuale art. 182 bis, mentre aggregandosi ad esempio con Iren, gli investimenti, sarebbero anticipati (160 milioni di euro nel settore idrico), gli investimenti fatti non verrebbero caricati sulla tariffa, ma una parte sarà a carico dell’Aggregante, mentre se li facesse Acam, a parte le limitazioni imposte dalle Banche creditrici, il costo degli investimenti, cadrebbero interamente sui cittadini”. Al Barontini, invece tutta la serata è stata dedicata con slide alla presentazione del piano industriale acam in vista dell’aggregazione. Il piano industriale, fatto da esperti altamente qualificati, è chiaro, sicuramente alla portata e alla lettura di tutti i cittadini che sono i fruitori e pagatori dei servizi. Rimango sorpreso che in tutti e due gli incontri nessuno ha fatto riferimento a come si è giunti al disastro Acam, alle responsabilità dei consigli comunali degli enti partecipanti, al debito Acam e alle perdite inflitte ai bilanci dei comuni soci, che poi sono le perdite subite dai cittadini. Nessuno ha detto che con i quattrocento milioni di debiti nei confronti delle Banche, (forse, soci della multiutility Iren) si potevano fare gli investimenti necessari da parte di Acam e questa soprattutto, rimaneva Territoriale. Nessuno ha detto che in mancanza di controllo analogo, si configura un parternariato pubblico-privato, laddove il soggetto privato gode di prerogative tali da lasciare chiaramente trasparire il suo potere di indirizzo nella gestione. E’ di qualche giorno fa, un articolo del Sole 24 ore : “sul piano contabile, rispondono per il danno conseguente alla loro condotta, i rappresentanti degli enti pubblici partecipanti o comunque dei titolari del potere di decidere per essi, quando nell’esercizio dei propri diritti di socio, abbiano con dolo o colpa grave pregiudicato il valore della partecipazione”.

Pertanto ritengo che il presidio che si terrà il 24 febbraio alle 9,30 sotto Acam Via Picco 22 La Spezia, da parte di Cittadinanza attiva e Comitato Acqua bene, insieme ai cittadini, venga piuttosto fatto a Genova sotto la sede della Procura della Corte dei Conti.
Mario Bonelli dottore commercialista -Revisore dei conti Enti locali

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