Cimino, Lista Chiarandini: “Statuto Promostudi, nessun articolato percorso di discussione in Commissione”.

LA SPEZIA- Le recenti  affermazioni fatte dall’Assessora Parodi relativamente all’approvazione in Consiglio Comunale dello Statuto di Promostudi, non corrispondono a quello che realmente è accaduto in V Commissione nelle due sedute nelle quali è stato discusso il rinnovato statuto di Promostudi, né tantomeno a quanto da me affermato nell’intervento in Consiglio Comunale.

Nella discussione della delibera relativa alla riforma dello statuto di Promostudi, approdata lo scorso martedì in Consiglio, ho respinto le accuse di strumentalizzazione in quanto io per primo difendo questa preziosa conquista fatta dalla nostra città e per la quale sarò sempre pronto a combattere per difenderne l’istituzione. Il problema è un altro ed è rappresentato da uno statuto nato da un copia incolla del vecchio con la modifica dell’articolo relativo ai Soci fondatori che vede l’ingresso dell’Università di Genova in sostituzione della Provincia. Per il resto si tratta di un vero e proprio copia e incolla di 33 articoli, dove sono state sostituite alcune parole, depennato qualche rigo, assegnata la numerazione ai paragrafi ed ex novo inserito l’articolo che prevede la figura del Direttore.

Nessuno nega che per gestire questo piccolo gioiello della nostra città che oggi conta circa 700 studenti ci sia la necessità di un Direttore a tempo pieno che coordini e diriga questa realtà che va sempre crescendo, Direttore pagato e non a titolo gratuito. È altrettanto vero che oggi con l’ingresso di UNIGE era legittimo da parte nostra chiedere di valutare il distacco di una figura dirigenziale in capo alla stessa Università per ricoprire l’incarico di Direttore, designato dal consiglio di amministrazione, su proposta del Rettore, scelto tra persone dell’Ateneo, di elevata qualificazione ed esperienza nel campo della organizzazione e della gestione di istituti universitari o di ricerca, assegnandogli la complessiva gestione e organizzazione dei servizi, delle risorse strumentali e del personale tecnico-amministrativo sulla base degli indirizzi forniti dal Consiglio di Indirizzo.

Questo è quello che accade oggi negli altri atenei italiani dove esistono sezioni distaccate.

L’affermazione fatta dalla Parodi in un’intervista apparsa in questi giorni sulla stampa locale relativa alla composizione del Comitato Esecutivo, “Cimino non ha capito cosa c’è scritto” mi lascia alquanto incredulo e perplesso.

L’art. 20 relativo al Comitato Esecutivo recita testualmente “Il Comitato Esecutivo è composto dal Presidente e da un massimo di altri 4 componenti designati almeno uno ciascuno dai Soci Fondatori pubblici e privati e uno dall’Università di Genova”.

Ora se “almeno uno ciascuno dei Soci” deve designare un componente del Comitato, va da sé che i componenti devono essere almeno 6 compreso UNIGE.

L’Assessora afferma invece che l’articolo reciti “che è composto da un membro nominato dagli enti pubblici (AP, Camera di commercio e Comune), uno da parte dei privati (Fondazione e Confindustria), uno dall’Università di Genova. Sul quarto non c’è scritto nulla, perché è a discrezione dei soci stessi

Basta leggersi lo Statuto per rendersi conto che quello che “non ha capito cosa c’è scritto” non sono io.

Se come dice la Parodi ci fosse stato un articolato percorso di discussione in Commissione, non sarei neanche intervenuto in Consiglio, avrei votato favorevolmente e basta.

Purtroppo non c’è stato alcun articolato percorso in Commissione, ma solo la presentazione di uno statuto arrivato in Commissione quattro giorni prima del voto in Consiglio con la pretesa del prendere o lasciare senza neanche avere il tempo di studiarlo ed approfondirlo. Se l’Assessora e tutti i revisori da lei citati hanno impiegato otto mesi per fare un copia e incolla, non vedo perché a noi non poteva essere concesso qualche giorno in più per approfondire lo Statuto e poi poter discutere in Commissione le incongruenze e gli errori in esso contenuti concordando insieme alla maggioranza le modifiche da apportare.

Nel nuovo statuto spariscono i compiti di attuazione degli obbiettivi tra i quali la stipula dei contratti, gli atti di gestione finanziaria e l’amministrazione e la gestione del personale. Ci spieghi l’Assessora come e da chi sarà gestito Promostudi?

Di fatto se nello nuovo statuto rimane il Comitato Esecutivo e viene prevista anche la nomina di un Direttore, le due cose vanno in contrasto in quanto entrambi avrebbero potere esecutivo.

Più corretto era lasciare il Comitato Esecutivo che aveva il potere di affidare l’incarico di Direttore ad una figura professionale altamente competente regolandolo con contratto di lavoro a tempo determinato di diritto privato di durata non superiore a quattro anni. In caso contrario prevedere un Direttore ma abrogare il Comitato Esecutivo, in quanto per il resto esiste già il Consiglio di Indirizzo che avrebbe coadiuvato nella gestione il Direttore.

Ecco le ragioni del mio voto contrario e di altri consiglieri della minoranza. Sarebbe stato sufficiente discuterne, modificarlo e correggerlo così così come è stato modificato dagli altri Soci prima di essere presentato alla Commissione e successivamente dopo quattro giorni presentato per il voto in Consiglio Comunale.

A colpi di maggioranza, questo statuto è stato approvato, consapevoli che ci sono errori così evidenti che non consentiranno la gestione di Promostudi con le norme in esso contenute. Questa abitudine di andare avanti a colpi di maggioranza, a similitudine di quello che accade anche a livello nazionale, non porta sicuramente bene come dimostrato di recente dal governo Renzi con la debacle del 4 dicembre scorso.

Lo statuto così come è stato approvato non fa né il bene della città né tantomeno il bene degli studenti e di Promostudi.

Pietro Lorenzo Cimino, Lista Chiarandini

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