Porto Venere: a rischio le concessioni demaniali?

Porto Venere – L’assemblea sull’asta del Bar Lamia è diventato il punto di riflessione per tutti i concessionari di beni demaniali. La preoccupazione emersa è che tutti i concessionari alla data di scadenza o al momento di passaggio dei beni demaniali al Comune si troverebbero nella stessa situazione dei Lamia. Da quanto è emerso nella riunione questo metterebbe a rischio molte aziende, non solo ma se il metodo diventa un criterio generale con cui trattare le concessioni demaniali si potrebbe paventare una vera rivoluzione nella situazione attuale. La scelta dell’Amministrazione di Porto Venere è stata fortemente criticata in quanto, come più volte scritto sui giornali, in contrasto con “l’art. 9 regolamento comunale approvato dalla stessa amministrazione e con la nota del Demanio che ribadisce che l’art 2 del contratto di locazione esplicitamente la possibilità che la locazione potesse essere rinnovata secondo quanto disposto art. 2 e 4 del DPR 298 del 13 dicembre 2005, cioè ricorrendone i presupposti, senza ricorrere a procedimenti di evidenza pubblica”. Anche la redazione del bando d’asta è stato contestato perché non contiene sufficienti clausole di salvaguardia della Pubblica Amministrazione e clausola che ha sorpreso molti la richiesta dell’IVA, fatto nuovo da parte di un Comune che non è sostituto d’imposta. Non si capiscono le ragioni per le quali il Sindaco Cozzani ha rigettato la petizione popolare di 1.500 cittadini. Dal canto loro, i Lamia hanno presentato ricorso al TAR, ampiamente documentato. Massimo Lamia ha raccontato la sofferenza e l’angoscia con la quale ha vissuto i momenti in cui conduceva i possibili affittuari in visita al locale dove la lavorato da generazione: una sensazione straziante di assistere alla vivisezione della propria vita, l’esproprio di una parte di se stesso dal mondo, a cui doversi ribellare per poter esistere come persona. In tutto questo, la famiglia e l’affetto di tanti amici lo hanno aiutato a combattere una battaglia che non avrebbe mai immaginato di combattere per difendere il proprio lavoro.

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