Storie di gruppi (8): i Toto

Se c’è un gruppo di musicisti eclettico che ha abbracciato i più disparati generi musicali, tranne quelli più estremi, ebbene questo titolo va agli statunitensi Toto. Guidati dai fratelli di lontane origini calabresi Jeff e Steve Porcaro, il sestetto base, forte dell’esperienza con altri artisti, all’esordio discografico fece subito centro.

Il nome Toto deriva dal cane della protagonista del film “Il Mago di Oz”, pellicola che aveva colpito Jeff quando il gruppo era ancora in fase embrionale. Esordio col botto, si diceva; siamo nel 1978 ed i neonati Toto conquistano il pubblico con l’album omonimo che contiene la celebre “Hold The Line”, un brano AOR dove spiccano chitarre e tastiere in una chiave orecchiabile dal ritornello inconfondibile: ”Resisti. L’amore non è sempre in orario. Non è nel modo in cui mi trattieni. Non è nel modo in cui mi fai stare. Vedi, è per il modo in cui fai le cose che fai…”. Nel disco, si trovano svariati generi, peculiarità della band, come in “Georgy Porgy”, un raffinato esempio di disco-music, la musica che dominava quell’epoca. Subito premiati come migliori esordienti dell’anno, i Toto vengono promossi dal pubblico e dalle vendite, meno dalla critica specializzata che li considera dei turnisti scaltri che, spaziando tra generi diversi tra loro, non hanno un’identità propria. Forti di dischi di platino e d’oro conquistati, i Toto attraversano gli Usa in tour e subito dopo si mettono al lavoro per il secondo album, con la critica pronta a stroncarli. Il decennio degli anni settanta si chiude con l’uscita di “Hydra”, ma il pubblico, che non riesce ad inquadrare lo stile Toto, non premia la band come l’album precedente. Qui troviamo infatti sprazzi di hard-rock, di west coast, di progressive; il brano meglio riuscito è decisamente “99”, una canzone splendida e malinconica che parla di una storia d’amore finita ed è ispirata ad un film di George Lucas dove in un futuro le persone vengono identificate non per nome, ma con un numero: “99, ho aspettato così a lungo. Oh 99. Dove abbiamo sbagliato? Oh 99, ti amo…”. Molto belle anche “St. George And The Dragon” e la delicata “A Secret Love”, tuttavia, sebbene i Toto ottengano un disco d’oro, il pubblico resta freddino. Stessa sorte per il successivo “Turn Back”, il momento più basso della carriera dei Toto; i singoli estratti non entrano in classifica e la casa discografica si vede costretta a dare un ultimatum al gruppo. La minaccia sortisce l’effetto sperato, esce “Toto IV” ed il successo sarà stratosferico, proiettando la band ai vertici della fama mondiale. Tre dischi di platino solo negli Usa, ben sei Grammy Award ed un numero sterminato di dischi d’oro ovunque per un disco che aveva in “Rosanna” ed “Africa” le hit giuste al momento giusto: “Sarà difficile trascinarmi lontano da te. Non c’è niente che cento uomini o più potranno mai fare. Ho benedetto le piogge laggiù in Africa. Prenderò un po’ di tempo per fare le cose che non abbiamo mai fatto…”.

Siamo negli anni ottanta, in piena new-wave, ma i Toto puntano su brani orecchiabili e molto ben suonati, forti della loro camaleontica capacità di sapersi adattare e trasformare alla bisogna. I brani sopraccitati sono dei classici della musica moderna, le radio li passano senza sosta, la band statunitense raggiunge l’apice della propria carriera con buona pace della critica e con gran soddisfazione della Columbia Records. Per capire la portata del successo dei Toto in quel momento, basti pensare che devono rimandare il tour di questo trionfale disco per collaborare con Michael Jackson alla realizzazione dell’album più venduto nella storia della musica, “Thriller”.

Compongono anche una colonna sonora per il cinema e persino uno dei temi delle Olimpiadi di Los Angeles del 1984 ma, come quasi sempre avviene, con il grande successo iniziano i problemi. Tra l’allontanamento del cantante Bobby Kimball per droga ed altre defezioni, iniziano i cambi di formazione ed il tutto si ripercuote già nel nuovo album “Isolation” che si rivela un mezzo flop. Anche il successivo “Fahrenheit” non sfonda nonostante il singolo “I’ll Be Over You” e la presenza in un brano del grandissimo trombettista Miles Davis. Nonostante qualche fiammata fugace come il disco “The Seventh One”, con ospite Jon Anderson degli Yes, il declino dei Toto è iniziato, certificato dal forfait di Steve Porcaro che proseguirà per fatti suoi lasciando la band in cinque elementi. La band prosegue per la propria strada ma, all’alba del nuovo album “Kingdom Of Desire”, mentre sta irrorando di pesticida il proprio giardino, Jeff Porcaro muore all’improvviso per problemi cardiaci che si trascinavano da tempo. Lo choc per la morte di Jeff convinse il resto della band allo scioglimento, ma la famiglia di lui chiese al gruppo di continuare e così avvenne.

Jeff Porcaro sarà celebrato in un grande concerto dove parteciperanno artisti famosi, su tutti l’ex beatle George Harrison. L’avventura Toto proseguirà tra tanti tour, collaborazioni prestigiose, réunion, vari album e mutamenti di organico. Restano degli ottimi musicisti che hanno lasciato un segno in un’era musicale dove emergere tra tendenze innovative e mostri sacri era obiettivamente difficile.

(Fabrizio Bordone)

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