Storie di gruppi (7): The Who

Primi anni sessanta, sud dell’Inghilterra, spiaggia di Brighton. In uno scontro fisico, si affrontano da una parte i Mods, giovani di buona famiglia, vestiti alla moda e motorizzati con scooter stracolmi di specchietti e dall’altra i Rockers, capelli impomatati, basettoni, vestiti con giubbotti di pelle e in sella a motociclette.
I Mods ascoltavano i Beatles, la musica ska e gli Who mentre i Rockers i cantanti rock ‘n roll bianchi come Elvis Presley. Sono stati un’icona del movimento Mod gli Who, ma in generale, hanno rappresentato uno dei gruppi rock più importanti ed influenti di sempre.

La loro storia nasce nel 1964 con la formazione classica costituita dal cantante Roger Daltrey, il chitarrista Pete Townshend, Keith Moon alla batteria e John Entwistle al basso. Tra i migliori gruppi dal vivo di sempre, gli Who sono stati considerati i veri precursori del punk grazie all’incredibile energia, all’atteggiamento sul palco e alla moda di distruggere gli strumenti alla fine dei concerti.
Già nel 1965 entrano nella leggenda con un brano che sarà il simbolo di un’intera generazione, “My Generation” per l’appunto: “Non sto cercando di suscitare scalpore. Sto solo parlando della mia generazione. Questa è la mia generazione, questa è la mia generazione, piccola! Ma perché non andate tutti a farvi fottere? (Parlando della mia generazione) …”. Oltre a questo famosissimo brano, gli Who si pongono come alternativa a Beatles e Rolling Stones inanellando una serie di singoli di successo come “I Can’t Explain”, “Substitute” e soprattutto “The Kids Are Alright”, divenuto l’inno dei Mods: “Non mi occupo di altri ragazzi che ballano con la mia ragazza. Va bene, io li conosco tutti abbastanza bene. Ma so che a volte devo uscire alla luce. Meglio lasciarla alle spalle, dove i bambini sono a posto, i bambini sono a posto…”.

Pete Townshend, oltre ad essere un grande chitarrista, è anche l’autore dei testi e, dopo questo album, comincia ad elaborare idee ambiziose sia musicalmente che a livello di tematiche, i risultati non tarderanno ad arrivare. Il secondo lavoro “A Quick One” conferma l’ottimo esordio ed anche gli Who incorrono negli strali della censura per il brano “A Quick One While He’s Away” (una sveltina mentre lui è via), brano di oltre nove minuti, rarità per l’epoca, seguito dal terzo album “The Who Sell Out”, un concept, altra rarità, dove troviamo un altro singolo importante “I Can See For Miles”.

All’apice del successo, Townshend può mettere in pratica il sogno nel cassetto, un’opera rock che parla di un ragazzo divenuto cieco-sordo-muto in seguito ad uno shock e oggetto di abusi e bullismo da parte di zio e cugino. Tommy, questo il nome del protagonista, incanalerà rabbia e dolore diventando campione mondiale di flipper, riscattando con fama e gloria tutti quelli nelle sue condizioni e alla fine guarirà tornando normale. “Tommy” è un album, ma anche un film, geniale ed originale; inizialmente divise la critica tra chi sosteneva fosse un’operazione commerciale che sfruttava argomenti drammatici e chi lo riteneva un capolavoro assoluto. Di fatto, “Tommy” diede agli Who una fama mondiale, l’intuizione di Townshend si rivelò vincente e dal disco furono estratti singoli a ripetizione come l’overture che contiene la famosa frase “See Me, Feel Me, Touch Me, Heal Me”, “Pinball Wizard”, che nel film vede Elton John al pianoforte, “I’m Free” e “Tommy, Can You Hear Me?”. Lanciatissimi, durante uno dei tanti concerti incidono “Live At Leeds”, album dal vivo considerato dalla stampa musicale tra i migliori in assoluto nella storia della musica. Il seguente “Who’s Next”, è un altro capolavoro della band britannica; si tratta di un disco piuttosto atipico perché quasi tutti i brani parlano d’amore, tranne i due pezzi forti, l’iniziale “Baba O’Riley”, introdotta da uno strumento usato sempre massicciamente dagli Who, il sintetizzatore, e la conclusiva “Won’t Get Fooled Again”. Dopo una raccolta di successi, esce la seconda opera rock degli Who, definita come l’ultimo dei loro immensi lavori, “Quadrophenia”. Il relativo famosissimo film vede la partecipazione di un ancora sconosciuto Sting e parla della storia di un giovane Mod, Jimmy, dedito alla dipendenza dalle pasticche di droga e con disturbi comportamentali che lo porteranno ad essere cacciato dai suoi compagni di movimento con il sottofondo degli scontri tra Mods e Rockers a Brighton ed ovviamente la musica degli Who. L’album è del 1972 mentre il film uscì nel 1979. Quando arrivò nelle sale italiane l’effetto fu dirompente; nacquero in molte città gruppi di Mods, era frequente vedere giovani abbigliati come i loro coetanei inglesi degli anni sessanta a bordo di scooter stracolmi di specchietti e ci fu la scoperta della musica ska, con i Madness gruppo principe. La morte precoce di Keith Moon prima e di Entwistle in seguito hanno portato il gruppo ad un lento declino sebbene siano ufficialmente ancora in attività.

Gli Who hanno ottenuto decine di dischi d’oro, di platino, di diamante; loro brani sono stati ripresi dalle più importanti ed influenti rock band mondiali e sono stati usati in telefilm famosi. Cantanti e gruppi di ogni epoca dagli anni settanta in poi, hanno tratto ispirazione dai loro brani e dal loro modo di porsi sul palco. Intanto, come dicevano in “Won’t Get Fooled Again”: “Il cambiamento doveva arrivare, lo avevamo sempre saputo. Siamo stati liberati dal nemico, ecco tutto. E il mondo sembra proprio uguale. E la storia non è cambiata…”.

(Fabrizio Bordone)

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