Asta del Bar Lamia. Gli atti, quante lacune. L’intervento di Vinicio Ceccarini

Porto Venere – Seguo con molta apprensione la vicenda dell’asta del bar Lamia. Quanto al merito, l’ho scritto chiaramente: il Bar Lamia è Porto Venere. A Milano, Roma, persino a Mosca Bar lamia è Porto Venere. Personalmente sono convinto che il Comune di Porto Venere abbia fatto una scelta assolutamente sbagliata, contro quello che pensano e vogliono gli elettori, scelta della quale non capisco la ragione anche se una ragione ci sarà e bisogna capirla bene. Dal punto di vita giuridico, resto veramente perplesso. Il primo fatto è la successione temporale. La delibera, emanata tra Natale e capodanno, porta la data del 29 dicembre 2016, e viene dichiarata immediatamente eseguibile. Addirittura nel pieno delle feste di Natale! La delibera è pubblicata e l’asta viene fissata in data 30 gennaio 2017. Quanta solerzia! Mi chiedo perché tanta fretta? La seconda cosa che mi lascia profondamente perplesso è la confusione nella redazione degli atti amministrativi, a mio parere, palesemente nulli. Non dico annullabili, ma nulli! Personalmente non ho mai visto tanta superficialità. La delibera è carente di motivazione: in diritto, l’elemento cardine di qualsiasi azione. L’esercizio della potestà amministrativa trova nel raggiugimento dei fini publici la sua naturale funzione. Nel caso di specie, non riesco a rintracciare elementi sufficienti che evidenzino l’interesse pubblico, che deve essere il fulcro dell’esercizio della potestà pubblica. In questo senso, la carenza è strutturale e si riflette sinergicamente nei presupposti dell’atto. Il bene non è individuato nella sua naturalità funzionale, ma resta un frammento stereotipato di una monade astrusa e svincolata dall’oggettività dell’essere un bene di una comunità, vissuto come elemento identitario della vita di più generazioni. Non solo, ma fatto non meno pernicioso è la semplificazione dei richiami legislativi, poveri di riferimenti alla complessità della situazione specifica nella quale i protagonisti sono soggetti legati al bene dal lavoro. Da questo punto di vista, intravvedo, come altri, in queste carenze un’insufficiente conoscenza dell’azione amministrativa che vizia la delibera e conseguentemente l’avviso di gara. L’unico ostacolo che intravvedo in un ricorso al TAR, sono i tempi che strozzano la possibilità di impugnare l’atto e questo non mi piace. Da qui, il mio invito al Sindaco: annulla l’atto in autotutela, prima di trascinare il Comune di Porto Venere in questione giudiziarie costose e privare Porto Venere di un’identità importante. Ve lo immaginate se al posto di Lamia ci trovassimo un Mac Donald? Porto Venere è patrimonio dell’umanità. Non scherziamo! Caro Sindaco ripensaci, sei ancora in tempo.

Di Vinicio Ceccarini

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