La nuova costruzione sul Molo Garibaldi non diventi un rischio ambientale

LA SPEZIA- Come al solito le istituzioni competenti (Autorità Portuale, Comune e Regione) si sono ben guardate di dare una qualsiasi informazione ai cittadini che solo casualmente hanno appreso della proposta, per cui è stata richiesta la VIA, di nuovi impianti da costruire nel Porto Commerciale.
Il più delle volte le notizie sfuggono e l’iter diventa liscio come l’olio e i cittadini si trovano di fronte ad una approvazione in conferenza dei servizi Stato-Regione e con l’approvazione della Valutazione di impatto ambientale.
E così i cittadini vengono tagliati fuori senza poter partecipare in difesa dell’ambiente in cui vivono e della qualità della loro vita.
Certo è che le Conferenze dei servizi, come procedura, non tengono conto, durante l’istruttoria avviata per il singolo impianto, della sommatoria nella zona interessata di altri presidi a rischio ambientale, creando situazioni insostenibili così come avviene attualmente per il Molo Garibaldi su cui vengono stoccate le ceneri dell’Enel, merci alla rinfusa particolari ed ora si vuole fare altro ancora come se l’esistente non bastasse.
Insomma sta di fatto che tutti i progetti studiati per il nostro golfo e per il porto non dovrebbero diventare ampliamenti delle già esistenti criticità ambientali bensì progetti sostenibili e, se possibile, mitigatori o alternativi rispetto a tutto quello che è esistente e già a rischio.
Ed ecco che arriviamo al nuovo progetto della piattaforma polivalente di stoccaggio e trattamento chimico, portata (forse erroneamente) in Regione dalla SEPOR per la nuova concessione demaniale firmata dall’ex presidente Forcieri, poco prima delle sue dimissioni.
La stessa era stata a suo tempo sottoposta al Ministero dell’ambiente nell’adeguamento funzionale del molo succitato già impugnato perché in realtà si trattava di una variante al P.R.P con le osservazioni delle Associazioni Ambientaliste (Legambiente, V.A.S, e Italia Nostra).
Ci chiediamo inoltre se il nuovo impianto,così ampliato rispetto all’esistente, non debba, secondo i loro programmi servire anche a altri porti ed aumentare quindi la criticità anche a favore di altri e per l’interesse di alcuni.
Per fortuna questa volta qualcuno ha curiosato tra le carte della Regione,ha letto ed informato in modo da poter, o per lo meno cercare, di impedire questo ulteriore scempio.

Franco Arbasetti e Rita Casagrande, Quartieri del Levante

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