Aggregazione Acam Iren a tinte rosa?

Il governo Renzi, in questi tre anni, tra i tanti provvedimenti non condivisibili, ha voluto prepotentemente entrare nel tema delle dismissioni delle partecipazioni azionarie detenute dai Comuni, con la Legge di stabilità 2015 approvata il 22 dicembre 2014.
Infatti la Legge introduce una serie di incentivi per promuovere le dismissioni delle partecipate da parte dei Comuni e promuove le aggregazioni tra gestori, con l’obiettivo di spingere le gestioni (acqua e rifiuti) a raggiungere le dimensioni necessarie a sfruttare le economie di scala e offrire ai cittadini un servizio di qualità a costi più contenuti. Una “solfa” che si sente ormai da anni.
Dal quotidiano “La Nazione” si legge “Acam a tinte rosa, più investimenti, meno esuberi, è in discesa sulla via dell’aggregazione”. Visto che la volontà di realizzare una maggiore efficienza, efficacia ed economicità nella gestione del servizio idrico integrato a La Spezia, è drammaticamente fallito, con pesanti danni ai cittadini, tutti noi conosciamo i debiti accumulati dalla nostra multiutility e le perdite inflitte ai bilanci dei Comuni soci, si vuole ora sfruttare la Legge di Stabilità 2015, mandando al “diavolo”, l’esito referendario del 12/13 luglio 2011, che ha introdotto il concetto di “bene comune”.

I beni comuni, in primis l’acqua, sono direttamente legati a valori che trovano collocazione Costituzionale. Essi vanno collocati fuori commercio, perché appartengono a “tutti” e non possono in nessun caso essere privatizzati. L’acqua bene comune è radicalmente incompatibile con l’interesse privato, al profitto e alla vendita. E’ stato messo in evidenza come la prospettiva dei beni comuni, sia quella che consente di contrastare una logica di mercato che vuole “appropriarsi di beni destinati al soddisfacimento di bisogni primari diffusi, ad una fruizione collettiva”. I beni comuni sono “titolarità diffusa” e appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono accedere ad essi e nessuno può vantare pretese esclusive. Pertanto è necessario che l’acqua sia il più vicino possibile ai cittadini che la utilizzano. In tutti i paesi del mondo, sia quelli sviluppati che in via di sviluppo, l’acqua viene considerata un bene pubblico e non una commodity.
Pertanto, ritengo, non adeguata la via della aggregazione, in particolare per Acam acque, con il colosso emiliano Iren S.P.A (quotata in borsa) per la sua costituzione semipubblica così formata: a) FSU srl partecipata pariteticamente dal Comune di Genova e da FCT holding srl (società con unico socio Comune di Torino; b) Comune di Reggio Emilia; c) Comune di Parma; d) e altri Comuni delle province di Reggio Emilia, Parma Piacenza, per un totale di capitale pubblico del 49,95%.
Cpitale privato:a) Intesa San Paolo spa; b) Investitori Istituzionali e investitori retail; c) Finanziaria citta di Torino srl per un totale di capitale privato 50,05%.
Visto che il provvedimento di aggregazione con Iren deve passare attraverso i Consigli Comunali dei Comuni soci di Acam, i consiglieri, facciano, nel merito, un ampio e approfondito esame di coscienza.
Mario Bonelli dottore commercialista – attivista M5S

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