Testa al Campionato, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – “Vedi Napoli e poi…..muori”. Una citazione attribuita a Goethe, che ha poi ispirato un mediocre film negli anni 50, vuole significare che Napoli è così splendida che dopo che l’hai vista puoi anche morire, tanto non ci rimane niente di più bello da poter visitare.
Direi che Napoli l’abbiamo vista e che, se non torniamo trionfatori, non siamo neanche morti e non abbiamo nessuna intenzione di morire. Tutt’altro.
Ancora una volta la Coppa Italia ha consentito allo Spezia di disputare un incontro prestigioso contro una formazione di assoluto livello anche se su un terreno un po’ malandato non all’altezza della squadra che vi abita.
La gara ha presentato tutte le difficoltà previste e forse anche qualcuna di più e tuttavia lo Spezia non ha assolutamente demeritato disputando, anzi, un incontro dignitoso e coraggioso che non ha fatto certamente sfigurare la maglia ed il blasone che ci sta a cuore.
In tema di coraggio, ne ha dimostrato parecchio mister Di Carlo che ha mandato in campo una formazione molto giovane che, grazie ad un atteggiamento più conservativo anche se non rinunciatario, ha consentito di mettere in evidenza le buone qualità a disposizione senza rischiare possibili goleade.
Il rischio della sconfitta troppo larga poteva esserci ed un tale esito avrebbe avuto effetti assolutamente negativi soprattutto sull’autostima della squadra qualora fosse stata mortificata in prima serata agli occhi del mondo sportivo.
La prestazione è stata invece all’altezza del compito ed ha confermato, anche in una circostanza non facile, alcune certezze che andranno sempre più valorizzate.
Il modulo ha intanto consentito di garantire un palcoscenico prestigioso al nostro Migliore, nomen omen, che ha dimostrato come sia assolutamente maturo per la massima serie.
Il fatto di non avere soverchie preoccupazioni di ordine difensivo gli ha consentito di evidenziare la sua corsa, la sua determinazione, la sua tecnica ed una esuberanza atletica davvero sorprendente.
Altra positiva conferma è stata quella di Maggiore, il più giovane in campo, che con il passare dei minuti ha trovato coraggio e disinvoltura e, nel secondo tempo, si è perfino esaltato nel prendere la squadra per mano gestendo la fase difensiva e ribaltando il gioco verso l’area avversaria.
Ora servirà un po’ di potenziamento atletico.
In costante ripresa anche Piccolo che non ha certamente nulla da imparare sul piano della tecnica e della fantasia e che, se trova la giusta collocazione in campo, può diventare davvero l’uomo capace, come si dice oggi, di fare la differenza.
Non male i ragazzi mandati là davanti a scorrazzare in territorio nemico col compito di sacrificarsi per contrastare le ripartenze avversarie già dal loro nascere.
Sia Piu che Baez hanno confermato di avere potenzialità sulle quali lavorare anche se hanno ancora tanto da imparare se vogliono mettere a frutto le loro indubbie qualità innate.
Da dimenticare la prestazione di Ceccaroni non per particolari demeriti ma per la sfortuna di avere avuto a che fare con avversari ancora fuori dalla sua portata.
Ci saranno altre opportunità per dimostrare il suo valore e per questo deve velocemente recuperare serenità e spensieratezza per guardare avanti e mettere nel dimenticatoio una partita sfortunata.
Superato questo atteso appuntamento è ora necessario mettere la testa sul campionato e ritrovare la concentrazione giusta per essere all’altezza nei prossimi impegni, che sono poi quelli che contano davvero e che fanno classifica.
Qualche sforzo la società dovrà farlo in questo mercato di gennaio perché la squadra, pur simpatica coraggiosa e battagliera, ha però bisogno di qualche intervento significativo per renderla più tranquilla e proiettata verso la parte alta della classifica.
Se è vero che questa stagione è vissuta come un anno di transizione che consenta di riprendere fiato finanziariamente e di valorizzare il notevole patrimonio tecnico offerto dai ragazzi più giovani, è anche vero che tali obiettivi si raggiungono più facilmente quando la classifica consente di giocare senza l’assillo del risultato che, invece, leverebbe la serenità necessaria.
Si provveda intanto a qualche rinnovo importante, a cominciare dal mister, per coinvolgere più teste e gambe possibili nella realizzazione di un programma a medio e lungo termine.

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