Storie di gruppi (6): i King Crimson

Un laboratorio sempre aperto, questa è l’etichetta più calzante quando si parla del Re Cremisi, i britannici King Crimson. Nati come gruppo di rock progressivo, anzi, fautori del primo album considerato tale a tutti gli effetti, hanno visto avvicendarsi una gran quantità di musicisti e collaboratori ed hanno proposto una musica che si è evoluta nei generi più disparati e sperimentali. La mente, dagli inizi, è quella del geniale Robert Fripp, eclettico e versatile chitarrista e tastierista, nonché compositore di livello assoluto. Ma tanti nomi importanti hanno segnato la tormentata storia dei King Crimson, musicisti di tutto rispetto quali Tony Levin, Greg Lake, Peter Sinfield, Mel Collins, Ian Mc Donald, Bill Bruford, John Wetton, Adrian Belew, solo per citare i più conosciuti.

La storia di questo glorioso gruppo ha inizio in modo significativo con l’uscita del primo lavoro, nel 1969, “In The Court Of The Crimson King”, un album dalla copertina famosissima, una delle più caratteristiche di sempre. Atmosfere a volte inquietanti, altre cupe, altre rilassanti per quello che è stato considerato il capostipite dei dischi progressive; vi troviamo una commistione di generi ben assortiti, si va dal jazz alla psichedelia passando per atmosfere quasi marziali. L’accoglienza è entusiasta, personaggi come Pete Townshend degli Who, definiscono In The Court un capolavoro; nel disco troviamo brani come “21st Century Schizoid Man”, pezzo geniale, un classico della musica con la voce distorta di Greg Lake, il sax e le chitarre lancinanti che ben rappresentano la drammaticità della guerra del Vietnam presente nel testo. A seguire, “I Talk To The Wind”, in stridente contrasto, trattandosi di un pacato momento intimista segnato dal flauto di Mc Donald. La terza traccia è “Epitaph”, brano dal testo pessimista, ma profetico (“Il destino di tutta l’umanità che vedo è nelle mani di idioti”) e comprende l’utilizzo del mellotron, tipo di organo che farà la fortuna di molti gruppi a venire. Si prosegue con la lunghissima “Moonchild”, una ballata ricca di effetti speciali e l’album si chiude con “The Court Of The Crimson King”, brano con molti cambi di tempo e che completa degnamente un grande disco d’esordio. La copertina si diceva; l’immagine disperata di un uomo alle prese con la schizofrenia, un ritratto inquietante ma catalizzante, infatti molti acquistarono l’album incuriositi proprio da questa cover che è considerata una delle più significative della storia del rock. Dopo le lusinghiere critiche di questo debut-album, i King Crimson sono chiamati alla conferma.

Partono in tour negli Usa, ma le divergenze artistiche tra Fripp ed il duo Giles-Mc Donald, porta quest’ultimi a lasciare la band, seguiti da Lake che andò a formare il famoso trio Emerson-Lake & Palmer. Fripp si trova da solo con Sinfield e mette insieme alcuni musicisti per comporre un nuovo album. Il risultato è “In The Wake Of Poseidon”, disco strutturato come il precedente e perciò oggetto di critiche da parte dell’ambiente giornalistico musicale. Tuttavia, resta un grande lavoro, grazie a brani come “Pictures Of A City”, la delicata “Cadence And Cascade”, la title-track, la splendida “Cat Food” e “The Devil’s Triangle”, mini-suite dove il mellotron è in evidenza.

Da qui in poi, i King Crimson saranno una creatura di Fripp che dovrà ripiegare continuamente su turnisti più o meno occasionali, sebbene spesso di grande livello. Esce “Lizard”, ottimo lavoro che contiene “Cirkus” ed il lato B interamente occupato dall’unica vera suite del gruppo, “Lizard”, dove in un episodio troviamo alla voce Jon Anderson dei grandi Yes. Tra avvicendamenti, audizioni di cantanti (tra gli altri Bryan Ferry dei futuri Roxy Music) e tour miracolosamente portati a termine, esce il quarto “Islands”, buon lavoro dove predominano sax e flauto di Mel Collins e dove si trovano “Formentera Lady”, “Sailor’s Tale” e “Ladies Of The Road”. Nel seguente “Larks’ Tongues In Aspic” (lingue d’allodola in gelatina) entrano musicisti del calibro di John Wetton, Bill Bruford e David Cross.

La nuova linfa musicale riporta in auge i King Crimson con brani come quello che dà il titolo all’album e la delicata, splendida “Book Of Saturday”: “Reminiscenze distorte ritornano per godersi la mischia nel groviglio di suoni della notte e del giorno… Tu rendi la mia vita e i miei istanti un libro di sabati malinconici, ed io devo scegliere…”. I successivi album “Starless And Bible Black”, per due terzi strumentale e “Red”, disco molto aspro segnato da una crisi spirituale di Fripp e che i Nirvana citeranno come loro influenza determinante, portano allo scioglimento della band per sette anni. La lunga pausa servirà a ricaricare Fripp comunque sempre alle prese con sistemazioni di organico e vedrà susseguirsi lavori come “Discipline”, “Beat” e “Vroom” fino a “The Power To Believe”, il tutto all’insegna della continua sperimentazione.

Un nome ed un gruppo che ha fatto la storia della musica quello dei King Crimson, sopravvissuto ai tentacoli del music business senza mai cedere al commerciale con ostinata tenacia ed originalità.

(Fabrizio Bordone)

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