Tempo di pagelle, di Marcello Delfino

LA SPEZIA – Siamo arrivati a metà percorso ed è tempo di qualche valutazione, non fine a se stessa ma, se mai, funzionale al cammino che resta da compiere, valorizzando gli aspetti positivi e, d’altro canto, intervenendo per rimediare alle lacune, laddove sia possibile.
Gli opinionisti, anche quelli seri, in queste circostanze si trasformano in professori e distribuiscono pagelle a piene mani promuovendo, rimandando o, ahimè, bocciando.
Non ho mai invidiato il ruolo dei professori alcuni dei quali vivevano il momento della pagella come l’espressione del massimo potere essendo legittimati a giudicare chi gli fosse capitato come prossimo in quella circostanza.
Mi sottraggo volentieri a questa prassi lasciandola ai professionisti del giornalismo sportivo che hanno certamente esperienza e capacità di giudizio superiori alle mie.
Più ragionevole mi sembra, piuttosto, dare una valutazione reparto per reparto, considerato che il fatto che il calcio sia un gioco collettivo e che le partite si giochino in undici è verità vera, non post, e non si può quindi archiviare come luogo comune.
Questo per sottolineare una questione persino banale in forza della quale, specialmente nel gioco di oggi, i diversi reparti si coordinano fra di loro coinvolgendo la squadra tutta in entrambe le fasi, quella difensiva e quella offensiva.
C’è un solo reparto che prevede che ad interpretarlo sia un “single” ed è quello dell’estremo difensore, il portiere. Nel nostro caso Leandro Chichizola.
Qui il voto è senz’altro altissimo, sia per continuità, spaventosa, sia per un miglioramento prodigioso che ha fatto di un portierino basso e con i guanti scivolosi un vero padrone dell’aria piccola, capace di una reattività assolutamente non comune, che ha saputo trasformare anche i difetti in qualità.
Certo merito suo e di chi lo ha guidato con una professionalità tanto grande quanto schiva.
Oggi tremiamo perché la probabilità di perderlo anzitempo è tutt’altro che remota e rimorde la consapevolezza che forse ci si poteva pensare un po’ prima.
Da questo punto di vista la gestione amministrativa è stata poco trasparente e deficitaria, soprattutto all’inizio per poi peggiorare, se possibile, fino ad oggi.
Il reparto difensivo è certamente cresciuto rispetto allo scorso anno e lo ha fatto senza il contributo di nuovi inserimenti ma riscoprendo valori che si erano affievoliti: sono gli stessi interpreti della stagione passata che sono cresciuti singolarmente e nell’intesa fra di loro, al punto di diventare un “pacchetto difensivo” modello nel contesto dell’intera cadetteria.
La possibilità di scoprire alcuni in nuovi ruoli e la presenza di giovani promettenti, già pronti per essere impiegati, fa dormire sonni tranquilli.
Il centrocampo ha risentito più degli altri reparti dei troppi infortuni occorsi ai nostri giocatori.
Condivido l’opinione di chi sostiene che recuperando alcuni infortunati la squadra si rafforzerà automaticamente.
Il bel mix fra giovani ed esperti, che si è realizzato soprattutto fra chi ha operato in questo settore del campo, è stato un esempio di umiltà e di buone predisposizioni, qualità che hanno dato vita, nel complesso, ad un gruppo che appare davvero unito e solidale.
Sarebbe sbagliato pensare di fare mercato privandosi da subito dell’apporto di questi ragazzi che, se sono già appetiti da società della serie maggiore, hanno però tutte le qualità per fare ancora meglio ed aumentare sempre di più il loro valore, tecnico ed economico.
Il reparto offensivo è, invece, certamente bisognoso di essere rinforzato.
Le partenze di molti che nel corso della scorsa stagione ne avevano determinato forza e brillantezza non sono state bilanciate dai nuovi inserimenti che, fino ad oggi, non hanno risposto positivamente alle speranze in loro riposte.
Se si aggiunge che il problema infortuni ha riguardato anche il reparto offensivo si spiegano i numeri che certificano una situazione da correggere già nel corso del mercato invernale.
Sempre nello spirito che caratterizza questa squadra e senza turbare i preziosi equilibri che oggi governano lo spogliatoio.

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