Osservatorio Civico Ligure: “Province, sospendere le elezioni di secondo grado”

LA SPEZIA- L’8 gennaio 2017 è previsto il rinnovo degli organi delle Province italiane, tra cui La Spezia, Imperia e Savona, con elezioni di secondo grado. L’Osservatorio Civico Ligure ritiene opportuno che queste elezioni siano sospese, per evitare inutili sprechi, e che sia varata urgentemente una legge che restituisca ai cittadini il diritto di scegliere gli amministratori di questi enti che -dopo il referendum- mantengono piena legittimità costituzionale. La riforma Delrio aveva voluto sperimentare in anticipo un contenuto della proposta di riforma costituzionale Renzi-Boschi: la soppressione delle Province con la loro trasformazione in enti di secondo grado, con rappresentanza non più espressa dal corpo elettorale dei cittadini, ma da Sindaci e consiglieri comunali. Ma la riforma che la legge Delrio ha inteso anticipare (sul presupposto di una vittoria del sì) è stata bocciata dal popolo italiano, e non vedrà mai la luce. Nell’ordinamento resta, in questo modo, la ferita di una legge adottata nella presunzione di essere l’anticipazione di una riforma costituzionale mai entrata in vigore. Per questa semplicissima ragione la legge Delrio dovrà essere urgentemente dichiarata incostituzionale.
La posizione dell’Osservatorio non è dettata solo da una polemica giuridico-costituzionale sul valore “temporaneo” e “provvisorio” di una norma traguardata a una riforma “futura e incerta” e come tale a una condizione mai verificatasi. Alla base del problema c’è anzitutto un grave vulnus democratico: la sottrazione ai cittadini del diritto di voto nelle elezioni provinciali (sia pure temperato, nel caso delle Città Metropolitane, da possibili soluzioni statutarie). Il nodo è dunque politico.
L’Osservatorio ritiene, in secondo luogo, che occorra rimediare ai guasti del cosiddetto “riordino”, che iniziando a sottrarre alle Province funzioni in vista di una loro ipotetica soppressione, se da un lato ha incrementato (di poco) le competenze comunali, ha invece dissennatamente (ri)trasferito alle Regioni compiti impropri per un ente legislativo e programmatorio, che spesso erano stati in precedenza decentrati dalle stesse Regioni.
In terzo luogo occorre non trascurare il problema della dimensione ottimale della sopravvissuta Provincia, in modo da risolvere in termini di funzionalità ed efficienza il suo ruolo di cerniera fra il Comune, singolo o associato (o meglio ancora se oggetto di fusione) e la Regione: ciò significa superare i campanilismi e mettere mano a coraggiosi accorpamenti, soprattutto dove non esistono ragioni storiche o geografiche che giustifichino il mantenimento dell’ente, realizzando, in tal modo, una proficua riduzione dei costi.
Infine, occorre rimediare all’autentico pasticcio rappresentato dall’attuale struttura della Città Metropolitana, vero e proprio doppione rispetto al Comune capoluogo, soprattutto in ragione della coincidenza della figura del Sindaco, sorretto da due diverse maggioranze, di cui una sola elettiva (come dimostra il paradosso di Torino sul problema TAV). La soluzione non può che risiedere nella valorizzazione della Città Metropolitana (anche attraverso l’elezione diretta dei suoi amministratori) e nella soppressione del Comune capoluogo, attraverso la sua suddivisione in Municipi omogenei dotati delle competenze comunali non di “area vasta”, con propri e distinti organi elettivi, come del resto avviene nelle principali metropoli estere.

(Osservatorio Civico Ligure sulle Province)

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