Stefania Alibrandi, pittrice spezzina, ha realizzato una copia di “La Madonna dei Pellegrini” di Caravaggio

LA SPEZIA- Chi entra nell’atrio del Palazzo del Governo è accolto da un maestoso dipinto, immediatamente riconoscibile. Si tratta di un’esemplare copia della Madonna dei Pellegrini di Caravaggio, che la pittrice spezzina Stefania Alibrandi ha replicato, affrontando per la prima volta la tela di un grande pittore. Ha simpaticamente dichiarato che “era quasi scalare l’Everest senza attrezzature e senza fiato”. Si può affermare che la scalata è andata a buon fine e l’esito finale della sua fatica degna di sinceri apprezzamenti si propone al nostro sguardo, tutt’altro che indifferente, grazie all’iniziativa di Alessandra Del Monte, Consigliera provinciale di Parità. La nostra concittadina, esperta di affresco e di restauro, si è impegnata per giorni e giorni in un’impresa che le sembrava irrealizzabile, dipingendo di giorno e di notte, talvolta con poca luce, e soltanto al termine della sua avventura caravaggesca si è resa conto di quanto aveva realizzato.

La pittrice ha svelato un chiara dichiarazione d’amore nei confronti di Caravaggio, il cui dipinto, conservato nella Cappella Cavalletti della basilica di Sant’Agostino a Roma, suscitò “estremo schiamazzo”. I piedi sporchi, le vesti logore del pellegrino, la donna, notoriamente libertina, che raffigura la Madonna, non trovarono, infatti, una naturale accoglienza, non ravvisandovi un percepibile tepore di spiritualità. Come argomenta Roberto Longhi, che prima di altri riconobbe e rivalutò con i suoi scritti la pittura di Caravaggio, furono i popolani a far chiasso, in quanto “si vedevano così posti sugli altari senza abbellimenti; proprio ciò che ai detentori del metro aulico sembrava impeccabile leggerezza”. Fedelissimo al vero, Caravaggio non derogava dal perseguire quel drammatico e deliberatamente esagerato realismo affermato nei suoi dipinti, dove l’estremo contrasto fra la luce e l’ombra governa la loro struttura compositiva, generando impareggiabili impatti emotivi.

Ritorno al sentimento dell’amore per sottolineare che nella leggendaria vita di Caravaggio, sin da giovanissimo “bisognoso et ignudo” e, in seguito, “scavezzacollo e violento”, la sfera affettiva è stata davvero avversata, seppure nel 1602 dipingerà il famoso Omnia vincit amor, affermando che l’amore, rappresentato nell’occasione da un ragazzo preso dalla strada, vince ogni cosa.

Dinanzi all’omaggio di Stefania rivolto al pittore lombardo non si può rimanere indifferenti. La pittrice ha manifestato abilità e sensibilità nel ripercorrere la tragica esistenza di Caravaggio, attraverso un importante dipinto, concluso dopo giorni e giorni di quotidiano impegno. In qualche modo ha ininterrottamente e idealmente dialogato con il celebre artista, ripassandone il tumultuoso vissuto, scandito da avvenimenti e da opere celebrate da tutti come capolavori. Ha rivelato, inoltre, il suo profondo legame d’amore con l’arte. La pittura, infatti, al pari della scrittura, è un’esperienza personale che aiuta a conoscere se stessi, non sfuggendo la più complessa condizione umana, così spesso richiamata in numerose opere, che attestano la genialità dei loro artefici. Questa volta, Stefania, si è consapevolmente immersa tra l’immensa ed inquietante creatività di Caravaggio, che stupisce oggi e continuerà a stupire domani.

Valerio P.Cremolini

Advertisements
Annunci
Annunci