Fossero solo i portali, il problema di Piazza Verdi…

LA SPEZIA- Mancano due giorni alla grande festa per l’inaugurazione della nuova Piazza Verdi o, come è già stata ribattezzata, Piazza Buren. Da quando sono stati installati i primi portali, la polemica ha decisamente infiammato gli animi sui social network. Da una parte l’ironia di chi definisce i portali “autolavaggio“, “campo da mini-golf per giganti“, “varchi per viaggiare nel tempo“, dall’altra chi dice “a me la piazza piace“, “i portali sono belli” e così via. Qualcuno invoca Sgarbi, qualcun altro la Magistratura (come se, in questi anni, non fossero stati fatti abbastanza esposti) e c’è sempre chi dà la colpa agli oppositori per i ritardi, contrapponendo la “bellezza” dei portali ai “4 pini marci” che c’erano prima.

Ma la contrapposizione tra pini e portali è un falso problema. Il punto non è il colore dei portali, né l’opera d’arte in sé. I problemi sono altri, ne possiamo citare alcuni:

  • i costi raddoppiati (ora si parla di 4 milioni di euro, ma i conti ancora non sarebbero chiusi, per cui il totale potrebbe ancora salire).
  • La scarsa sicurezza della piazza (concetto ribadito più volte, ma che a quanto pare a molti cittadini non interessa) a causa delle corsie troppo strette per gli autobus: le ambulanze faticano se si trovano dentro a un mezzo pubblico (e non regge l’ipotesi dell’assessore Mori di farle passare sul marciapiede) e, come detto e ridetto dal consigliere Bucchioni, Vigile del Fuoco, l’autoscala dei pompieri da lì NON passa, è questione di misure.
  • I materiali, il verde e gli arredi: il travertino è già stato cambiato tre volte perché si sbriciola continuamente, la pavimentazione è macchiata. Panchine fuori contesto, fioriere che secondo alcuni si rovineranno in breve tempo, la prima magnolia già morta e le altre apparentemente non proprio in salute…
  • I tempi di cantiere che hanno paralizzato la Piazza e mezzo centro storico). Sì, è vero che i ricorsi hanno rallentato i lavori, ma è stato il Comune ad andare al TAR, non i Comitati. Inoltre, ai commercianti era stato detto che la piazza sarebbe stata chiusa a zone, non tutta assieme: in tal modo il disagio sarebbe stato distribuito, invece tutti i commercianti l’hanno vissuto per tutto il tempo: rumore e polvere ai tavolini dei bar, della pizzeria, della pasticceria, transenne che ne limitavano la visuale etc.
  • L’esasperazione del conflitto tra Comune e oppositori: si ricordino le truppe antisommossa in Piazza, il Consiglio Comunale del 7 luglio 2013 degenerato in rissa, con i cittadini chiusi fuori dall’aula e che non potevano assistere, le urla, le minacce e gli insulti del sindaco.
  • Piazza Verdi non aveva bisogno di un rifacimento in così grande stile e così costoso. La città è sporca, buia, con strade e marciapiedi in condizioni disastrose; buche che diventano voragini, cordoli che saltano e restano fuori posto per mesi, diventando pericolosissimi per chi passeggia.

I portali, belli o brutti che siano, piacciano o meno, potranno essere anche smantellati, un giorno. Potrebbe cambiare nuovamente la viabilità, potrebbero anche essere ripiantati degli alberi al centro. Tutto è possibile, gli interventi dell’uomo si possono cancellare. Quello che non si può cancellare, però, sono le offese a una città, il debito che gli spezzini continueranno a pagare per un bel po’, i disagi ai commercianti (vessati anche da tasse e costretti a pagare per un ricorso al TAR vinto dal Comune), ai residenti e ai cittadini.

Comunque sia andata in questi anni, tra battaglie legali, sfottò, presidi e manifestazioni, tentativi di mediazione e stop imposti dalla Sovrintendenza, venerdì la Giunta avrà la sua bella festa con tanti discorsi e la musica, “restituirà la Piazza alla città” e… vissero tutti felici e contenti.

Il Sindaco si aspetta una grossa affluenza e probabilmente ha ragione, le persone andranno… chi per curiosità, chi perché realmente crede che la Piazza così sia meglio e ci sarà anche chi pensa che fosse meglio prima. Cittadini che andranno per dire che a loro la Piazza non piace. Legittimo dissenso, che speriamo siano liberi di esprimere.

(Foto prese da Facebook)

(Claudia Bertanza)

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