La donna del mese: Brandy Vela

Brandy Vela ha 18 anni, va a scuola, studia, legge, usa i social network come qualsiasi ragazza della sua età. Brandy è grassa… o forse non lo è, magari ha solo due chili di troppo che se ne andranno finita l’adolescenza. O magari grassa lo è davvero, ma non se ne preoccupa. Un gruppo di compagni di scuola, però, ha deciso che Brandy va presa in giro perché è grassa: insultata, derisa. “Sei grassa, sei grassa, sei grassa” le ripetono. Un giorno, due, tre, una settimana, settimane che diventano mesi. Qualcuno crea un profilo falso a suo nome, con tanto di numero di telefono. Da questo profilo Brandy (o meglio, un suo aguzzino) offre sesso gratis. E lei denuncia il fatto alla scuola, poi cambia numero di telefono, ma non serve.
“Sei grassa, sei grassa, sei grassa” le ripetono e alla fine Brandy non ce la fa più. Un messaggio d’addio, un colpo di pistola e tutto finisce. La famiglia fa sapere che tutte le segnalazioni sono state inutili, il cosiddetto cyberbullismo colpisce e uccide, ma “non ci si può fare niente”. Brandy aveva 18 anni e forse era grassa, ma… erano davvero affari dei bulli?

Sei brutta, ammazzati“, “Sei grassa, sparati“… le vittime della violenza psicologica di gruppo ogni anno sono tantissime. Alcune si risollevano cambiando giro di amicizie, città o scuola, altre non reggono alla pressione. Bullizzate perché brutte o sovrappeso, perché hanno fatto sesso e si sono fatte fotografare, perché non sono vestite alla moda… il branco, sui social network è forse anche più spietato che di persona.

A Brandy e a tutte le adolescenti (e non) troppo fragili, troppo sole o troppo spaesate per reagire alla violenza telematica, è dedicato quest’ultimo appuntamento, per il 2016, con “La donna del mese“. Alle donne che, invece, stanno ancora lottando, dedichiamo questo video girato dalla “donna più brutta del mondo”. 

Littie Velazquez, texana: a 17 anni incappò in un video  intitolato “La donna più brutta del mondo“: pochi secondi, milioni di visualizzazioni e milioni di insulti. Lizzie, che ha due malattie genetiche che non la rendono attraente, pianse tutta la notte, pensando “la mia vita è finita“. Da lì, però, trovò la forza di reagire, di rispondere, di non vergognarsi, di esporsi pubblicamente contro la violenza. Speriamo che il suo coraggio sia da esempio e che funzioni come incoraggiamento per le vittime e (ma su questo purtroppo qualche dubbio c’è) da insegnamento per i carnefici.

 

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