Referendum, perché voto NO (di Massimo Baldino)

LA SPEZIA- Premesso che le Costituzioni possono, anzi devono, essere di tanto in tanto modificate e possono persino essere riscritte, mi preme sottolineare che in entrambi i casi ciò lo si deve fare attraverso una assemblea comprendente tutte le forze politiche rappresentate in parlamento, in quanto la Costituzione è il documento che regola il rapporto esistente tra tutti i cittadini e lo Stato.

Esso non può essere alterato, neppure in parte da un semplice Governo (peraltro neppure regolarmente eletto dai cittadini) .

Premesso che forse D’Alema, Salvini o Casa Pound non saranno magari un incentivo a votare no (questione comunque di punti di vista… non vi pare ?)… se si guarda al quesito referendario: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?» parrebbe persino difficile non essere d’accordo.

Tuttavia la questione è un po’ più complessa.

Infatti il quesito è stato “impugnato” perché mischia materie diverse risultando ingannevole come certe pubblicità. E la pubblicità ingannevole è vietata…
Così come ingannevoli sono le motivazioni date da Renzi e soci alla riforma :

1) 50 milioni di risparmio nel bilancio di uno stato sono una inezia.
Ne costerà 250 solo il doppio turno legato all’Italicum, e ne costa 170 l’aereo che Renzi utilizza normalmente per i suoi spostamenti, solo per fare un esempio che dia una dimensione alle cifre. Se veramente si voleva far qualcosa per abbassare i costi della politica perché non procedere con tagli lineari del numero dei parlamentari, dimezzandolo sia alla Camera che al Senato? Perché non azzerare le loro indennità e dimezzare i loro esagerati stipendi insieme a quelli di tutta la macchina amministrativa (Regioni e relativi funzionari compresi).

2) Legiferare, dopo questa riforma-pasticcio sarà ancora più difficile, specie se dovesse verificarsi che il partito vincitore delle elezioni politiche non coincidesse con quello che governa la maggior parte delle regioni italiane. Caso tutt’altro che improbabile.La ‘riforma’ in realtà “non abolisce il bicameralismo: continueremo ad avere una Camera e un Senato che si rimpalleranno le leggi col classico sistema bicamerale… Sono ben 22 le categorie di norme che restano bicamerali” e specie se si verificherà il caso di cui sopra, allora si che legiferare risulterà impossibile.

3) Scompaiono le autonomie territoriali
A dispetto della definizione con il “Senato delle Autonomie e dei Territori“, le autonomie territoriali “scompaiono. Le Regioni ordinarie conteranno molto meno, mentre le 5 a statuto speciale (spesso epicentro di spese folli e spreco) saranno più forti di prima”.

4) Forse la cosa più vergognosa: mentre Renzi dice di voler con questa riforma combattere la “casta” (che sia anche lui divenuto un grillino?) in realtà la alimenta, facendo entrare in Senato un centinaio di “nominati”… facendo cioè esattamente il contrario da quanto indicato a suo tempo dalla Corte Costituzionale, oltre che fortemente voluto e richiesto dai cittadini, che i propri rappresentanti  li VOGLIONO SCEGLIERE.

5) Le conseguenze del voto del 4 dicembre.
Premesso che mi sembrerebbe già una buona ragione per optare per il NO, l’appoggio dato alla riforma dalla Confindustria, dalle agenzie di rating internazionali (che cosa c’entrano le agenzie di rating?), da Jp Morgan o Goldman Sachs… (Quando vedo o sento quei nomi, io a fiuto sono portato a schierarmi dalla parte avversa…). Francamente non credo che ci saranno cataclismi e sconvolgimenti epocali sia che vinca il Sì sia che vinca il No, certo Renzi ha politicizzato la sfida: se vince regnerà a lungo, se perde il castello si sgretola e si dovrà andare presto ad elezioni…

Non mi pare però che la battaglia sia, come dicono i sostenitori del Sì, tra innovatori che hanno voglia di volare e conservatori abbarbicati alle poltrone e decisi a difendere vecchi privilegi… Io, tanto per rimanere in tema di compagnie, Alfano e Verdini come innovatori li vedo poco… Quanto ai “conservatori” mi pare che stiano difendendo la Costituzione (definita anche da Renzila più bella del mondo”) da uno strappo. Qualcuno dice da uno… scempio. Lo scempio di chi la ritiene troppo “socialista” (è stato detto anche questo) e quindi un freno ai propri affari, un freno ad una politica più decisionista, più personalizzata, con meno vincoli e bilanciamenti.

A me invece la Costituzione piace così com’è. E trovo semplicemente ridicolo il sentir ora dire che tutti i mali di cui soffre l’Italia sono dovuti a questo documento. Non sarà invece che da ormai troppi anni la Costituzione viene spesso aggirata, non rispettata e umiliata (vedi certe discutibili decisioni prese a suo tempo dal Signor Giorgio Napolitano ?).  Riformarla si può, per carità, ma se la riforma (assolutamente unilaterale) invece di migliorarla, la peggiora, e divide l’Italia meglio evitare. Sarà un po’ datata, ma stiracchiarla e deformarla, per interessi contingenti di chi comanda, a mio avviso non è una buona mossa. Anzi è una mossa pericolosa.

Sarò un nostalgico, ma credo proprio che il 4 dicembre voterò NO. E se votano No anche Casa Pound, Salvini e D’Alema, chi se ne frega…anzi ne sono felice….

Nei referendum c’è solo il Sì e il No. Il forse, il Ni e il vorrei ma… non sono contemplati…

Massimo Baldino (Comitato Piazza Verdi)

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