Storie di gruppi (1): i Boston

Iniziamo una nuova rassegna dedicata a band musicali che non siano i mostri sacri conosciuti da tutti (Pink Floyd, Led Zeppelin ecc.), ma che hanno lasciato un segno comunque importante. Anche per il fatto di avere inciso pochissimi dischi, circostanza che li ha resi quasi un gruppo di culto, i Boston hanno goduto e godono tuttora di un vasto seguito. Alfieri di un hard-rock dal suono pulito e dai testi tendenti al sentimentale, i Boston sono riconoscibili tra mille per la chitarra elettrica dal sound caratteristico che li ha resi inconfondibili. Una manciata di album si diceva, con un percorso piuttosto travagliato per arrivare al primo, ma andiamo con ordine. La mente dei Boston è stata ed è tuttora Tom Scholz, appassionato di musica ma prima ancora ingegnere, con idee tutte proprie riguardo la strumentazione di una band. Le sue esigenze di creare una sonorità più moderna e all’avanguardia si scontrano con i limiti tecnologici degli anni settanta, tuttavia, fa di necessità virtù suonando nei locali della sua città che, ovviamente, è Boston. Con altri musicisti, produce alcuni demo-tape e queste cassette contengono brani che diventeranno fondamentali nel primo album omonimo, “Boston” del 1976. Il disco sarà il più venduto lavoro d’esordio del mercato americano, resterà in classifica in modo consecutivo per oltre cento settimane e contiene il loro brano più celebre e di maggior successo, “More Than A Feeling”. Questa ballata, sostenuta nelle parti hard rock dalle splendide chitarre bostoniane, è stata utilizzata nel corso degli anni nelle pubblicità, nei film ed in altri vari modi: “Quando sono stanco e i miei pensieri diventano negativi mi rifugio nella mia musica, dimentico la giornata e sogno una ragazza che conoscevo. Ho chiuso gli occhi e se n’è andata, se n’è andata. È più di una sensazione (più di una sensazione) …”. Esce l’album, ma Tom Scholz si rimette a fare l’impiegato convinto che il disco passerà inosservato ma, mentre si trova in ufficio, una radio privata trasmette “More Than A Feeling” e, nel giro di pochi giorni, le vendite lievitano in modo incredibile. Questo LP diventerà disco di diamante, trascinato da questa canzone ma supportato anche dalle tracce “Peace Of Mind”, “Hitch A Ride” e “Let Me Take You Home Tonight”. Stiamo parlando di anni dove impera ovunque la disco-music e si è appena affacciato il fenomeno punk; il sound dei Boston risente della passione di Scholz per la musica classica, la band diventerà un punto di riferimento per I futuri gruppi hard-rock. Anche la copertina colpisce, si tratta di una chitarra-astronave che risalterà ancor di più nel successivo, splendido album, “Don’t Look Back”. Il perfezionista Scholz non vuole cedere alle pressioni della casa discografica, la Epic, che vuole battere il ferro finché è caldo e spinge per uscire subito con un lavoro nuovo. Passano quindi due anni dal trionfale debutto e, se il risultato qualitativo è ottimo, le vendite si dimezzano ma rimane un altro disco da non perdere, dove lo stile Boston viene ancor più esaltato dall’alternanza tra fraseggi melodici e schitarrate a ruota libera. Su tutti i brani, spicca la title-track “Don’t Look Back”: “Non guardo indietro. Un nuovo giorno è arrivato. Era da troppo tempo che non mi sentivo in questo modo. Non mi importa dove vengo preso, la strada mi chiama, oggi è il giorno. Io posso vedere. Ci è voluto così tanto tempo per rendermi conto. Sono così forte da non dover scendere a compromessi…”. Nel disco troviamo anche una splendida ballad, “A Man I’ll Never Be”: “ Non riesco ad ottenere qualcosa di più forte. Non riesco a salire più in alto. Non saprai mai quanto sia stato difficile quello che ho provato. Piango ancora un po’ e mi tengo strette le emozioni…”. Da ricordare anche “It’s Easy”, “Party” e “FeelinSatisfied”, una più bella dell’altra, insomma un gran bell’album che fa ben sperare per la carriera dei Boston e che viene portato in tour trionfalmente. Ma nel momento migliore, come spesso avviene per le cose belle della vita, il giocattolo si rompe; diatribe legali tra Scholz e la Epic, ma anche con alcuni fuoriusciti dalla band, fecero collassare l’astronave Boston e passarono ben otto anni per vedere una nuova uscita, “Third Stage”, un album sofferto sostenuto dal singolo “Amanda”, classica ballata alla Boston e “Cool The Engine”. La lunga attesa verrà premiata con ben quattro dischi di platino nel mercato USA, ma la parabola del gruppo è in declino. Passano altri otto anni ed esce “Walk On”, primo album senza lo storico cantante Brad Delp, dopo altri tre anni esce una raccolta di successi, Delp torna alla base per il disco “Corporate America” del 2002, ma cinque anni dopo viene trovato senza vita, probabilmente per suicidio. L’ultimo album dei Boston sarà “Life, Love & Hope” del 2013 e contiene alcuni brani postumi del compianto Brad, anima dei Boston insieme a Scholz, un duo che ha regalato grandi emozioni con un gruppo divenuto leggendario.

(Fabrizio Bordone)

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